AutoriClaudia Pirina, Giovanni Comi, Vincenzo d'Abramo

AteneoUniversità degli Studi di Udine

Anno2023

All’ombra del Vesuvio

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Napoli – MD’O. Archeologia urbana e Mostra d’Oltremare

1. Tesi / Ipotesi

Giungo allora ai campi e ai vasti quartieri della memoria, dove riposano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta di cose, introdotte dalle percezioni; dove sono pure depositati tutti i prodotti del nostro pensiero, ottenuti amplificando o riducendo o comunque alterando le percezioni dei sensi, e tutto ciò che vi fu messo al riparo e in disparte e che l’oblio non ha ancora inghiottito e sepolto1.

In quella città ‘porosa’, densa e ricca di contraddizioni che è Napoli, l’area a margine della Mostra d’Oltremare evoca alla memoria recenti e antiche immagini che trovano ancora sostanza nelle tracce sopravvissute agli sconvolgimenti prodotti nell’ultimo decennio.
Su antichi tracciati ai piedi del Lago D’Agnano riemergono rovine romane, permangono resti di antichi edifici, si scorgono frammenti di paesaggio: lacerti nel mezzo di un più o meno denso e confuso tessuto che trova una pausa all’interno del recinto dell’area della Mostra, anch’essa ‘annoiata’ superstite di un fastoso passato che fu.
A ridosso delle mura del recinto della Mostra, la città contemporanea si è espansa fagocitando al suo interno preziosi tratti di territorio, sprofondando le sue radici su di un terreno fragile e ricco di testimonianze del passato. Sul limite della Mostra, tra il recinto e la strada, una serie di luoghi negati alla città fanno da contrappunto oggi a una fitta e, in alcuni tratti, slabbrata edificazione cui si contrappongono la figura ‘fuori scala’ dello stadio e quelle di alcuni edifici o spazi all’interno del recinto.
Parte dell’antica maglia viaria è diventata struttura di base della città contemporanea e ancora permette una lettura del sistema stradale di connessione tra gli antichi centri abitati.
Come restituire questi spazi alla città? In che modo ridefinire il sistema degli accessi alla Mostra ampliando la dotazione di parcheggi? Come ricongiungere gli spazi lacerati? E quale misura assegnare loro?

2. Descrizione

Riscoprire paesaggi
«Nel golfo di Napoli, una geografia implacabile lega gli elementi fondamentali: […] Capri, il Vesuvio, l’Antro della Sibilla con identica distanza»3.
Attraversata da uno degli assi di quella triangolazione del Mediterraneo rintracciata e descritta da Francesco Venezia, l’area si confronta con la poderosa mole del Vesuvio e le forme della geografia dell’area dei Campi Flegrei che costituiscono costanti interlocutori del progetto. Orientando lo spazio dell’intero golfo alla scala territoriale, in un più prossimo intorno tali elementi costituiscono il fondo scena di brani di paesaggio che vengono ricercati, inquadrati e, al tempo stesso, reinventati attraverso il progetto.
Alla costruzione di trame di sguardi, e relazioni a distanza tra architettura, forme del suolo e della geografia, nel lavoro si aggiunge una particolare attenzione per quel fitto sistema di vegetazione ereditato dal progetto della Mostra d’Oltremare. La protezione del suo recinto ne ha preservato infatti la consistenza, che fino a non molti decenni fa si completava con diffusi sistemi vegetazionali che permeavano l’intera zona.
Obiettivo del progetto è rinnovare l’antico rapporto tra architettura e natura, non tanto rimandando al mito dell’origine o alla sua imitazione, quanto piuttosto alla costruzione simbiotica di elementi che, per contrappunto, instaurino un dialettico rapporto con il costruito, testimoniando lo stretto legame da sempre intercorso tra città e territorio.
Se la riscoperta e rilettura dei sistemi esistenti ha costituito la base per l’intero progetto, la loro manipolazione, insieme con l’utilizzo di nuovi elementi, ha inteso rafforzare il legame tra il parco della Mostra e le propaggini del parco regionale dei Campi Flegrei.

Misurare lo spazio
Sulla sottile fascia al limite tra il recinto della Mostra e la strada si colloca il progetto, in un’area di margine chiamata a risolvere e riconnettere rapporti attraverso spazi interstiziali, salti di quota e soglie.
Se lo spazio interno alla mostra ha mantenuto riconoscibili i propri caratteri (almeno per alcune sue porzioni), il sistema degli accessi e le aree perimetrali sono state oggetto di notevoli modifiche e di diversi livelli e gradi di abbandono, probabilmente in ragione delle radicali modifiche al contorno degli spazi della città con cui si confrontano. Le aree dedicate agli accessi si configurano così come punti di interconnessione tra lo spazio della Mostra e la città, come occasione per una ricerca di relazioni tra due realtà più che come una necessità funzionale.
Nella definizione di una loro misura, e della forma del recinto lungo le diverse parti che contornano l’area, si gioca l’opportunità di ridefinire nuovi recinti, di restituire spazi pubblici alla città compressa e congestionata, di offrire nuove dotazioni a servizio dell’area archeologica delle Terme romane e del Polo universitario.

Ordinare la strada
Al riconoscimento delle potenzialità e possibili misure del margine immediatamente segue l’esigenza di definire un ordine capace di strutturare l’intervento.
Ordine e ritmo danno luogo così a un progetto che, nell’interpretare l’esistente, si propone di far riemergere strati e tracce, agendo sui margini e sugli scarti, misurando una distanza, costruendo rapporti di alterità o continuità, alla ricerca di tensioni e armonie.
Il segno di un continuo spazio coperto, che rimanda alla memoria di antichi portici4, si articola lungo il percorso, inquadrando scorci, delimitando spazi, costruendo filtri e definendo spazi d’ombra che si compongono con la potente luce del Sud.
Il ritmo scandito dalle colonne muta lungo il cammino, costruisce pause, incorpora eccezioni e «i raggi luminosi che vi penetrano provocano, ora in questo, ora in quell’angolo, il raggrumarsi dell’ombra […] Non è altro che ombra, comunissima ombra; e tuttavia, com’è alto il silenzio nelle anfrattuosità dell’aria, e com’è inalterabile la quiete! […] Non nella cosa in sé, ma nei gradi d’ombra, e nei prodotti del chiaroscuro, risiede la beltà […]»5.

Inventare memorie
L’intero progetto si sostanzia delle molteplici memorie di tempi recenti e antichi. Memorie reali e memorie d’invenzione, o eventualmente d’interpretazione.
Le memorie delle forme perdute dei tracciati antichi si compongono con le rovine delle terme, o ancora con i più recenti tracciati dei sistemi di alberature o delle forme ormai perdute della Mostra d’Oltremare.
Nel punto d’incontro tra i due tracciati viari della via Terracina e via Claudio i resti dell’antica masseria costituiscono l’occasione per la ridefinizione dell’angolo dell’isolato. L’edificio rimasto, trasformato in foresteria dell’università e spazio d’incontro, si completa seguendo e reinterpretando le forme del passato, e introducendo uno spazio di auditorium che ricalca antichi sedimi.

Montare frammenti
Se il progetto della Mostra d’Oltremare può essere descritto come “montaggio analogico di autorevoli e riconoscibili citazioni di brani e sistemi morfologici desunti dalla grande tradizione della città italiana”6, viaggiando nel tempo e nello spazio il progetto proposto cattura citazioni, frammenti, ricordi, impressioni, memorie che si riducono e si trasformano incessantemente.
L’opera si nutre pertanto di una pluralità di forme e di edifici che, in forma di frammento, vengono rimontati in un insieme con l’obiettivo di raggiungere sottili equilibri in una condizione di dinamicità che struttura e apre a nuovi possibili cambiamenti.

3. Metodologia

Nell’intento di evocare le non sempre immediatamente evidenti potenzialità del luogo, la condizione attuale si compone con antiche immagini «estratte da ripostigli più segreti» e con visionarie rappresentazioni dei viaggiatori che hanno raccontato l’evoluzione della città.
Il progetto del nuovo si confronta così con variabili forme della storia, interpretando tracce, prolungando linee e operando secondo alcune azioni: riscoprire paesaggi, misurare lo spazio, ordinare la strada, inventare memorie e montare frammenti per raggiungere sottili equilibri.

4. Riferimenti teorici

1 Sant’Agostino, Confessioni, Libro X.

2 Ibid.

3 F. Venezia, Lectio Magistralis, Università di Padova, 8 maggio 2018. In https://www.youtube.com/watch?v=3Ukf4MgUcXE, min. 1,25.

4 Come il portico di San Luca a Bologna, o gli Uffizi a Firenze.

5 J. Tanizaki, Libro d’ombra, Bompiani, 2000.

6 R. Capozzi, La Mostra delle Terre Italiane d’Oltremare: un “moderno” recinto di storia, in EdA, Esempi di Architettura, aprile 2012, p. 4.