Autorivalerio palmieri, Andrea Bartocci, Alessandro Brunelli, Camilla De Boni, Matteo Giammusso, Francesca Limongelli
AteneoUniversità degli Studi Roma Tre
Anno2024
Delimitare, predisporre soglie
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Descrizione
L’area e i suoi caratteri
L’area della cittadella universitaria, compresa tra l’asse viario di via Pascoli che la lambisce a sud, via Innamorati e la cinta muraria che la delimita a ovest, costituisce un insieme architettonico abbastanza equilibrato, nel quale le preesistenze storiche si integrano armonicamente con l’insieme degli edifici dipartimentali, didattici e di rappresentanza realizzati in poco meno di un trentennio, grazie alla feconda collaborazione di due personalità, il rettore Giuseppe Ermini e il progettista Giuseppe Nicolosi, dotate di una visione lungimirante e di una capacità di dargli una concreta materializzazione.
Una trasformazione di un’area limitrofa a un centro storico consolidato complessivamente calibrata tanto dal punto di vista urbanistico, quanto da quello architettonico. Lascito di un periodo nel quale le logiche della città e quelle dell’architettura erano pensate come entità inscindibili, in linea con una tradizione che ha innervato una parte rilevante della riflessione teorica e della migliore cultura progettuale italiana per una parte considerevole del Novecento durante e dopo la modernità.
E indubbiamente l’intervento nicolosiano riesce a interpretare il luogo e la sua orografia con grande correttezza, ribadendo la giacitura dei tracciati viari storici che seguono le curve di livello tra i vari terrazzamenti e posizionando gli edifici dei Dipartimenti e delle case che ospitano gli alloggi studenteschi paralleli all’andamento del terreno.
Un impianto logico al quale fa seguito una organizzazione tipologica che sfrutta sapientemente i dislivelli tra via dell’Elce di sotto e la quota del piazzale oggi occupato dal parcheggio. La stessa definizione dei percorsi che collegano le diverse quote dell’insediamento universitario, posto sui vari terrazzamenti, appare, per quanto quantitativamente limitata, coerente con la natura di questo pezzo di città, e più in generale in linea con i caratteri dei percorsi pensili consegnatici dalla storia della città umbra.
Ciò che invece appare sicuramente deficitaria è la vivibilità e la qualità ambientale dello spazio di connessione tra gli edifici dei Dipartimenti, un vuoto occupato oggi utilitaristicamente da un parcheggio, che non assolve in nessun modo al ruolo di spazio di mediazione, di soglia tra i diversi edifici universitari. Una vera e propria “isola di calore” la cui inadeguatezza viene in certa misura amplificata dall’organizzazione interna dell’edificio della mensa su via Pascoli. Quest’ultima infatti, nella sua attuale stratificazione funzionale pone lo spazio destinato alla mensa al secondo piano e il club studenti alla quota di via Pascoli, a un livello più basso del sedime del grande piazzale. Una configurazione che fa sì che l’edificio si affacci su di esso con un retro funzionale, in larga parte occupato dai macchinari degli impianti.
Questo insieme di carenze fa sì che tale vuoto non sia attrattivo, che non costituisca un luogo dove sia piacevole stare, uno spazio pubblico d’incontro e di relazione, una potenziale piazza in un brano di città che ne è sostanzialmente privo.
Strategie di progetto
È su questi due nodi che il progetto ha concentrato le sue attenzioni provando realisticamente a modificare in meglio, ad adeguare senza alterarli i caratteri spaziali di un piccolo sistema urbano abbastanza calibrato nel rapporto tra vuoto e costruito. Un sistema formato da architetture di discreta qualità, capaci di interpretare in termini non mimetici i caratteri del contesto urbano perugino, alle quali si è aggiunta una componente vegetale in grado di implementare l’attrattività del vuoto e di rendere quest’ultimo un luogo di attraversamento e sosta dotato di senso, in altri termini una soglia.
Si è quindi intervenuto sul vuoto del piazzale, accettando la sua configurazione e sull’edificio della mensa sostituendolo, ma mantenendone il sedime. Quest’ultima scelta è apparsa necessaria per non indebolire la continuità della quinta edilizia su via Pascoli, la vecchia via Conca, indispensabile per garantire la perimetrazione edilizia del lungo isolato triangolare contenuto tra le mura e la porta Sant’Elisabetta. Un isolato che proprio su via Pascoli fronteggia un pendio vegetale al di sopra del quale insiste la prima cinta muraria cittadina.
Il piazzale
Il vuoto tra gli edifici è stato suddiviso in due porzioni distinte, delimitate dalla giacitura del percorso che scende da via dell’Elce di sotto passando tra i fabbricati dei Dipartimenti di Ingegneria e di Scienze Politiche.
Quella a Est ha mantenuto la sua destinazione d’uso a parcheggio, ospitando i posti auto richiesti e lo spazio destinato al bike sharing, l’altra a ovest viene integralmente pedonalizzata e in larga parte rinaturalizzata.
In questa parte sono stati inseriti tre grandi campi vegetali, delimitati da percorsi lastricati e su alcuni lati da lunghe panche perimetrali.
I tre manti erbosi, che presentano una modesta articolazione piramidale, sono piantumati con alberature appartenenti a essenze autoctone caducifogli ad alto e a basso fusto (faggi, platani, ecc.) disposte a gruppi, così da individuare spazi d’ombra in estate in corrispondenza delle panche (poste prevalentemente a nord dei manti erbosi e delle alberature) e ambiti nei quali trattenersi al sole d’inverno.
Tre giardini, quindi, da attraversare e sui quali sostare.
I percorsi lastricati della porzione ovest del piazzale definiscono un sistema cardo-decumanico parallelo alla giacitura degli edifici dipartimentali che lo chiudono a nord. Collegano i diversi ingressi dei Dipartimenti, i loro accessi laterali e il portico della caffetteria/club studenti del nuovo edificio della mensa.
Questo sistema si innesta sul percorso di collegamento tra via dell’Elce di sotto e via Pascoli, spina dorsale che divide le due parti del piazzale. Quest’ultimo percorso pedonale lambisce il nuovo edificio della mensa e il suo portico posto a livello del piazzale.
L’edificio della mensa
Come accennato l’edificio della mensa di progetto insiste all’incirca sul sedime dell’attuale fabbricato e ne mantiene complessivamente l’altezza.
Tali scelte morfologiche sono dettate dalla necessità in prima istanza di mantenere planimetricamente la continuità della quinta edilizia su via Pascoli. In seconda battuta dalla utilità di lasciare libera in alzato la visuale sul pendio alberato coronato dalla città storica, con in evidenza la chiesa di San Francesco al Prato, per chi percorra il vuoto interno e la continuità della quinta dei fabbricati dipartimentali per chi percorra il tracciato di via Pascoli.
L’edificio di progetto è un volume compatto, articolato su tre livelli. Il primo, parzialmente interrato, accessibile dalla quota più bassa di via Pascoli in prossimità del distacco dal Dipartimento di Giurisprudenza, ospita depositi e locali tecnici a servizio della mensa. Il secondo, accessibile anch’esso da via Pascoli nella quota in prossimità dell’ingresso pedonale e carrabile al piazzale, ma non a livello con esso, ospita la mensa, le cui cucine posizionate nella porzione più lontana dalla strada prendono aria e luce dal distacco del fabbricato rispetto al piano del piazzale.
Il terzo livello, alla quota di quest’ultimo, ospita la caffetteria e aule studio, aperte su un ampio portico affacciato sui giardini. Uno spazio aperto, ma coperto, dove stare in prossimità di uno spazio vegetale.
Lo spostamento delle funzioni permette di collocare uno spazio ricettivo e di ristorazione facilmente raggiungibile dai diversi percorsi, in grado di animare il piazzale.
Architettonicamente l’edificio è un volume scavato dal profondo portico sul lato nord, ritmato plasticamente dai frangisole verticali sul fronte stradale, coperto da un tetto a falde (la cui porzione orientata a meridione può ospitare pannellature fotovoltaiche) e rivestito in laterizio, in analogia con i fabbricati dipartimentali. Un oggetto architettonico che reinterpreta i caratteri dell’esistente e completa il sistema urbano.
La logica progettuale complessiva è stata quindi tesa a economizzare azioni e segni in un contesto urbano che necessita aggiustamenti, piuttosto che opinabili protagonismi.