AutoriAlesandro Gaiani, Alessandro Tessari, Valentina Radi, Alessandro Amadio, Giacomo Bertelli
AteneoUniversità degli Studi di Ferrara
Anno2024
Alterità e silenzio
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Descrizione
La sollecitazione progettuale del workshop Studium 2030. La città degli studenti, pone l’attenzione verso la stratificata complessità della città di Perugia, che osserva la località delle Conce, quale area di depressione topografica, in cui sono leggibili le stratificazioni geomorfologiche, evidenziate dal costrutto dei monasteri prima e l’architettura destinata all’Università oggi, caratterizzandosi fortemente come luogo adiacente al centro storico e appartenente ai forestieri. Il sistema in esame evidenzia una disgiunzione tra stratificazioni naturali e corpo della città, che rende difficile raggiungere gli ambienti universitari e i servizi, che da una lettura ascendente risalendo dal basso trovano il duro basamento di parcheggio e mensa, che in copertura accennano a piazza, su cui si affacciano i Dipartimenti di fisica, matematica ed economia, sino ad arrivare alla sede dell’Università presso l’Aula Magna di Giuseppe Nicolisi. Edificio emergente che dialoga visivamente verso sud con la chiesa di San Francesco al Prato. Un sistema immerso nella informalità di presenze verdi arbustive, proprie della Conca, luogo naturalizzato e immagine esterna di un’antica città fortificata. Si è di fronte ad un reale che ricerca una connessione fisico rinascimentale diretta tra il Magistero e la chiesa, simboli di Conoscenza e Spiritualità, punti in elevazione e coordinamento, che sottendono l’area dei servizi di mensa e parcheggi, centrali per l’attivazione, la socialità e produttività della comunità di Perugia ed i forestieri. Ma la realtà, come luogo fisico nella contemporaneità, vive una condizione transitoria: come risultato dinamico di un rapporto con il tempo, di relazioni sociali reali ed effimere, che porta a sperimentare realtà di inclusione, che per astrazione definiscono le potenzialità di luoghi post-reali.
In questo scenario, lo spazio della realtà tangibile resta l’ambiente di vita dell’uomo, con le sue invarianti, ricorsivamente determinate da dispositivi inclusivi e varianti del reale. Nelle invarianti si riconosce lo spazio topologico, lo spazio fisico delle opere esistenti, lo spazio residuo della memoria, tracce e segni, e residui naturali fonte vitale di nuova creazione, e i simboli della storia mescolati alla stratificazione storica e naturale. Le varianti legate al reale, sospese tra realtà e immaginario, comprendono nuovi livelli di connettività architettonico-urbana, per nuove corporeità, introducendo combinazioni di luoghi di vita verosimile, ambiti provocatori di conflitto-relazionale, che conducono alla definizione di nuovi scenari di passaggio, scanditi da rifondati elementi utopici.
La strategia del progetto è quella di conferire a tale stratificazione la dimensione dell’avventura in cui la necessità di collegamento fra i due differenti colli coincide con il poetico e il monumentale, creando una realizzazione inclusiva che può trovare la sua collocazione nel concettuale emozionale, tra alterità e silenzio. Un concetto che trova nell’azione progettuale, un agire possibile, capace di offrire una seconda possibilità a una parte di città compressa e imperfetta.
Immaginiamo un dispositivo artificiale continuo, portatore di interazioni, connessioni e provocazioni, portatore di caratteri memoriali, che attraversando ortogonalmente tutto il sistema oltrepassa ogni scala, un sistema che supera e connette distanze umane, sociali, costruite e naturali, composto punto per punto, prefigurando la sua fisicità, attraverso un’astrazione dell’esistenza dei suoi elementi, ereditarietà come monumento antico, natura e apparizioni. Un agire con elementi duri e organizzatori di un sistema che si pone in maniera anti-mimetica nei confronti della città storica. Elementi concepiti come autonomi e solitari, ma al tempo stesso portali di accesso e collegamento dell’area, collegati da percorsi sospesi e piani che si protendono al di fuori della loro pura funzione organizzatrice. Un sistema capace di essere allo stesso tempo autoritario e silenzioso.
Monumento antico
La città stessa di Perugia si assurge a bacino di raccolta dei dispositivi ereditari, di cui è manifesto intrinseco. Quelle componenti che ricadranno nella costituzione della nuova progettualità, estrapolando quelle componenti “classiche” che appartengono alla città. Quel classico che parla di noi, come l’antico acquedotto e Porta Etrusca, elementi memoriali e componenti che orizzontalmente e verticalmente contemplano il passaggio. Si innesta una dualità in essi, l’essere un archetipo astratto e l’essere prossimità del luogo. Due archetipi raccontati da Vitruvio e Rem Koolhaas. Entrambi escono dal loro essere componenti sovrapposti nel centro, cambieranno volto, giacitura, materia, diventando l’infrastruttura dirompente.
Alla porta Vitruvio dà un ruolo di margine, come punto di fragilità, ed al contempo passaggio: «E in particolare bisogna aver cura, è evidente, che non sia facile l’accesso per chi voglia assalire il muro, ma tutt’intorno va disposta a una cintura di precipizi e bisogna fare attenzione che il percorso che conduce alle porte non sia diretto ma obblighi a voltare a sinistra: se si adotterà questo accorgimento, infatti, i nemici all’assalto si troveranno ad avere più vicino al muro il fianco destro quello non protetto dallo scudo.»1. Per astrarsi diventando contesto del verosimile del possibile: «a traditional element once invested with physical heft and iconography has turned into a dematerialized zone, a gradual transition between conditions registered by ephemeral technologies (biometric detectors, body scanner) rather that physical barriers...the transformation took place concurrently with a transformation in society: whereas isolation was once the desired condition, our professed aspirations now are for movement, flow, transparency, accessibility - while maintaining the utmost security...a paradox that the door is charged with resolving»2. Porta che insieme all’acquedotto diventano monumenti della transizione e dell’inatteso, segni umani grossi e geometrici, linee continue, elementi ripetuti, espressione di volontà, utilitari o simbolici delle autostrade, funzionali ai luoghi, immagini impossibili in mezzo alla natura e all’esistente.
Natura
L’architettura non si confronta con la natura, essa si cala con precisione, non si adatta, si incastra, sul costruito esistente, mostrandosi. Atteggiamento che utilizza una diversa concezione di Natura, derivata dal prorompente ingresso delle relazioni inclusive fra tutti gli elementi, viventi e non, che compongono la scena, in cui non vi è dominio sulla Natura e della Natura. Si definiscono i nuovi vertici, riferimenti e orizzonti, perché la loro presenza entra in conflitto e dialogo con le preminenze memoriali. Constatato che la contingenza è presente nel nostro esistere, siamo ormai consapevoli di vivere una realtà in continua evoluzione che «si esprime nella necessità di narrazioni multiple»3, in cui «La tipologia dei sistemi naturali è molto più estesa e molto più diversificata [….] rispetto a quegli elementi idealizzati sui quali la scienza moderna aveva inizialmente rivolto il proprio sguardo»4. Tali presupposti ci conducono alla consapevolezza di una incompiutezza all’interno della evoluzione che attraverso i cambiamenti e gli adattamenti ci portano a concepire il presente come una continua mutazione non più basato su regole deterministiche ma in permanente connessione con il corso degli eventi che autorizza la convivenza di relazioni inclusive di differenti livelli di reale.
Apparizioni
Ci troviamo di fronte all’utopia, intesa come idea di portare il luogo ai limiti delle sue possibilità ideali. Di un’architettura che si mostra, non nasce dalla terra, ma si crea artificialmente. La colonizza puntualmente con continuità, fino ad essere assorbita come superficie. Si compone di modelli archetipali svuotati e invertiti del loro senso, rifondati, attraverso un processo formativo e strutturale che ricerca una elevazione, ideale e fisica, guardando dall’alto la città nella messa in scena di una monumentalità che non parla di continuità, ma di discontinuità. Una critica alla città stativa, alla città rinascimentale di belvedere, scorci, una città che si rifonda come stratificazione o adiacenze incombenti, nella leggerezza aerea di mirabili traiettorie. Il pensiero primordiale si fissa alla sua forma.
Uno spazio pubblico aereo, il luogo del flusso, di corpi, sguardi e comunità, edifici infrastruttura. La porta non viene protetta ma nasce solo per essere oltrepassata senza soluzione di continuità.
Piazza, parcheggi e basamento
La piazza sarà composta di tre superfici, geomorfologiche quali pietra, marmo, sabbia, di frammenti di natura che comprendono alberi erba acqua campo di fiori e di scarti della produzione industriale come asfalto cemento e metallo. Queste saranno le componenti che caratterizzano la struttura della piazza in continuità con tutto il sistema del piano continuo e labile che attraversa i diversi portali fino a radicarsi all’interno della collina perdendosi fra gli alberi e la natura ricongiungendosi solo pedonalmente alla chiesa di San Francesco. I parcheggi scompariranno, poiché il futuro è quello di un rimessaggio autonomo che le macchie raggiungeranno in autonomia, per tornare all’orario desiderato nel luogo in cui ci troviamo.
La città apparterrà agli uomini, ai loro residui, ai nastri trasportatori che li muoveranno.
Il basamento che oggi contiene la mensa, prevede la demolizione dell’edificio inutilizzato e si poserà un’architettura portale in cui sono collocate le funzioni richieste dal bando e alcune in grado di rendere inclusiva l’esperienza degli studenti e dei frequentatori dell’area. Il grande portale reggerà oltre al percorso di collegamento, piani eterei, su cui verranno posti blocchi in ragione delle esigenze che si manifesteranno. I piani si pongono come elemento di giacitura di funzioni e concatenamenti, in rapporto ad elementi e persone.
2. Riferimenti teorici
1 Gros, P. (1997). Vitruvio De Architectura I. Einaudi Editore, Torino, p.43.
2 Koolhaas, R. (2018). Elements of architecture. Taschen, Köln, p.543.
3 Chertok, L., Strangers, I. (1991). Il cuore e la ragione. L’ipnosi come problema da Lavoisier a Lacan. Feltrinelli, Milano, p.31.
4 Ceruti, M. (2019). Evoluzione senza Fondamenti. Soglie di un età nuova. Meltemi, Milano, pp.35-36.