AutoriPaolo Belardi, Eliana Martinelli, Giovanna Ramaccini, Camilla Sorignani, Monica Battistoni
AteneoUniversità degli Studi di Perugia
Anno2023
Border Line. Tre momenti di varco
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Tesi / Ipotesi
La richiesta della call for projects di ricomporre l’ambito urbano definito dal sistema Mostra d’Oltremare-Laboratori del Politecnico ha reso necessaria l’adozione di una visione a scala territoriale. Il progetto parte dalla constatazione che l’attuale limite fisico che racchiude l’area della Mostra d’Oltremare si configura come un confine invalicabile, attualmente interrotto esclusivamente da due ingressi, distanti quasi due chilometri l’uno dall’altro. Questa condizione impedisce alla città di instaurare una qualunque relazione con l’area della Mostra. Lungo il muro, infatti, le vicende urbane dell’ultimo secolo hanno portato allo scontro tra due parti di città che si dichiarano come due ‘retro’: due ‘schiene’ che sembrano accettare tale condizione di non-relazione. Il progetto non intende negare questa condizione di conflitto urbano, ma si propone piuttosto di rivelarlo e trasformarlo in una relazione urbana possibile.
2. Descrizione
Il progetto individua tre ‘momenti di varco’ in corrispondenza dei quali si aprono altrettante ‘porte’, messe in relazione reciproca grazie alla realizzazione di un percorso lungo il muro, riconosciuto e riconfigurato come un unico sistema architettonico.
Il primo ‘momento di varco’ si estende a tutta l’area dell’antica Masseria San Giuseppe, che rappresenta il perno compositivo del sistema. Qui, infatti, avviene un cambio di direzione del percorso lungo il confine che si sviluppa lungo Via Claudio e Via Terracina. La scelta di divaricare il percorso risponde alla volontà di includere nel progetto l’area del Politecnico e al contempo di introdurre lo Stadio Maradona e il Cimitero di Fuorigrotta nel nuovo sistema di relazioni urbane. Attraverso una grande rampa che costeggia il confine del Politecnico, si raggiunge gradualmente la quota di Via Terracina su cui si apre una prima piazza pubblica. Sulla rampa si attesta un edificio a stecca, che prende le dimensioni dei corpi di fabbrica della Masseria, denunciando la presenza di un parcheggio interrato. L’accesso al parcheggio avviene dal tunnel sotterraneo di Via Claudio, così da rendere pedonale il percorso tra gli edifici del Politecnico e lo stadio. L’edificio della Masseria viene ricostruito e completato per accogliere una foresteria, aule polifunzionali e servizi comuni. L’edificio è attraversato da un ulteriore varco pedonale, grazie a un’ampia gradonata che rimanda all’antico percorso di accesso alla Masseria. Sul lato nord della piazza si impianta un nuovo edificio, anch’esso costruito sulle tracce della vecchia Masseria, che accoglie funzioni turistico-ristorative. La giacitura dell’edificio è determinata dalla presenza di un nuovo accesso all’area della Mostra d’Oltremare che ricalca l’antico percorso romano. La torre di testa, che si innalza dal corpo di fabbrica e ospita i servizi amministrativi, guarda verso il Cimitero di Fuorigrotta, cercando di stabilire una presenza architettonica all’interno del vuoto urbano determinato dall’ampio crocevia veicolare, reso dal progetto parzialmente pedonale. Seguendo la direzione dell’antica strada romana, si entra nell’area del Politecnico da cui si raggiunge la quota del muro lungo Via Terracina in prossimità dell’area archeologica delle terme. Da qui si accede ad un primo percorso coperto, posto alla quota del muro e aperto verso le rovine, che assume una triplice funzione: ospitare l’accesso all’area archeologica, fungere da spazio espositivo sulla storia delle rovine e degli scavi e ricollegarsi all’adiacente area parcheggio di interscambio.
Il secondo ‘momento di varco’ si traduce nella nuova area d’ingresso alla Mostra d’Oltremare. Superata l’intersezione con Via Guglielmo Marconi mediante un percorso sopraelevato, il visitatore giunge in un’ulteriore area di accesso al percorso denunciata da un edificio a stecca, orientato secondo l’antica strada romana su cui insiste l’attuale Via Cupa Vicinale Terracina. Il percorso lungo il muro prosegue su due livelli: uno, in continuità con il tratto precedente, permette l’affaccio su entrambi i lati del confine; l’altro, posto al livello di Via Terracina, costeggia le rovine romane consentendo l’accesso all’area archeologica. Il percorso che si sviluppa alla quota inferiore rende inoltre possibile l’accesso alla piazza più importante dell’intero sistema, nodo del progetto. La piazza è definita dalla presenza di grandi loggiati coperti, che denunciano i diversi accessi: a nord quello all’area archeologica; a sud, quello alla grande esedra; a est, quello a un grande parco, costeggiato da pergolati, che trae la sua forma dal Padiglione della Meccanica Agraria e permette ai visitatori di raggiungere l’area parcheggio ubicata in Via Guglielmo Marconi; a ovest, quello al grande edificio di servizi, ottenuto dalla demolizione parziale e ricostruzione dell’edificio attualmente presente. Quest’ultimo si costruisce al di là e al di qua dal muro: cercando, con la sua forma e il suo orientamento, un’appartenenza a entrambi i mondi, rappresenta l’elemento architettonico di unione. Gli spazi lungo il muro, filtrati da un loggiato, accolgono un bar, un bookshop, aule espositive multimediali e servizi pubblici. L’edificio di testa, più alto rispetto al resto, è concepito come una grande struttura a corte, che accoglie attività di ristoro e un importante sistema di riconnessione al percorso in quota. Attraverso di esso, si accede alla grande piazza aperta su Via Terracina.
Il terzo ‘momento di varco’ si pone come punto estremo del percorso che, dal fulcro della Masseria, si articola in relazione all’elemento del muro. Procedendo dall’edificio di testa verso ovest, il percorso in quota si posiziona sul muro antico. Il camminamento viene intercettato da un volume destinato ad accogliere servizi e attrezzature pubbliche, posto proprio nel punto in cui il muro ‘scarta’ per denunciare la presenza del tempietto votivo di epoca romana, ricostruito nell’area della Mostra. Successivamente, il percorso si flette gradualmente, diminuendo di quota fino a riconnettersi con il livello di Via Terracina e il raccordo tra il percorso e la strada viene denunciato dall’inserimento di una nuova porta a esedra che rievoca la precedente architettura di Stefania Filo Speziale, andata perduta. La porta si configura come un muro abitato lungo Via Terracina, protetta da una grande copertura ipostila.
3. Metodologia
Il progetto assume la lettura del luogo come strumento fondativo. A partire da questa interpretazione, vengono attuate due azioni: da un lato, aprire il confine in più punti, proponendo una ricostruzione interpretativa degli antichi edifici; dall’altro, trasformare il muro in una soglia continua, da percorrere, da abitare, da attraversare o attraverso cui guardare. Lungo l’intero confine, il camminamento si sviluppa sopra, a fianco, dentro e attraverso il muro, trovando in questa relazione una nuova definizione urbana dell’area. Il percorso, praticabile in entrambi i sensi, individua nell’ingresso nord il nodo principale del sistema, assunto come ambito di approfondimento alla scala architettonica. Qui, la ricostruzione dell’edificio di Giovanni Sepe definisce il nuovo ingresso alla Mostra d’Oltremare e consente di verificare a una scala più ravvicinata i principi individuati alla scala urbana. L’impianto progettuale, infatti, dialoga da un lato con la necessità di risolvere la complessa articolazione altimetrica presente, dall’altro con l’intento di valorizzare temporali ereditate. Percorso, soglia e stratificazione costituiscono le principali categorie operative attraverso cui il progetto mette in relazione le diverse scale di intervento, da quella urbana fino a quella architettonica.
4. Riferimenti teorici
Le scelte progettuali si fondano principalmente sulla lettura delle condizioni esistenti, assumendo le preesistenze e le loro tracce come riferimenti formali e strumenti di conoscenza attraverso cui orientare le operazioni di trasformazione. Tale principio trova differenti declinazioni nei diversi ambiti di intervento. L’edificio della Masseria viene completato attraverso un’operazione di ricostruzione che parte dalle antiche tracce rappresentate nei vecchi catasti. La piazza, e le strutture architettoniche ad essa adiacenti, riconfigurano in maniera interpretativa il progetto di Giovanni Sepe per i Padiglioni della Meccanica Agraria e della Flora Officinale. Analogamente viene prevista la ricostruzione dell’edificio del Padiglione a esedra a partire dall’attività di rilievo condotta tra il 1938 e il 1939 e successivamente pubblicata (Aveta, A. Castagnaro, A. Magone, F., 2021, p. 337). Infine, con riferimento alla ridefinizione di un sistema di accessibilità al sito archeologico costituito dall’area delle terme romane, il progetto propone la riconfigurazione ‘in levare’ delle rovine archeologiche, prefigurando un sistema di coperture che ne rievoca la forma originaria insistendo sugli antichi spazi chiusi che costituivano l’impianto termale. In questo ambito, tra i riferimenti analizzati, un ruolo particolare è stato assunto dal progetto di Toni Gironès dedicato all’insediamento romano di Can Tacó (2012).