AutoriCarmine Piscopo, Daniela Buonanno, Viviana Saitto, Martina Carandente, Gennaro Finale, Maria Masi
CoautoriMarcella Leone, Alessandro Sepe
AteneoUniversità degli Studi di Napoli Federico II
Anno2026
Campo d’intensità
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Tesi / Ipotesi
Coesistenze del tempo lungo variazioni geologiche
Più che un deposito di tracce del passato, Tuvixeddu è un luogo di incontro-scontro: tra la città contemporanea e il promontorio archeologico, tra la vegetazione spontanea e gli scavi, tra ciò che resta e ciò che continuamente si trasforma. Ma, soprattutto, tra ciò cui costantemente rinvia e allude. È un campo in cui temporalità, materiali e pratiche differenti convivono e si trasformano reciprocamente. Gli strati del tempo – la necropoli punica, la cava, la vegetazione infestante, la città che preme ai margini – non si dispongono l'uno accanto all'altro nello spazio, ma si sovrappongono, coesistendo nello stesso luogo senza mai davvero fondersi.
Sembra, qui, di poter sentire ciò che Baudrillard scriveva nel suo viaggio in America: sono forse questi segni, dalla cui erosione nasce il linguaggio, la più grande rappresentazione della cultura: «blocchi di linguaggio improvvisamente in erezione, poi sottoposti a una erosione ineluttabile, sedimentazioni millenarie la cui profondità trasversale è dovuta all'usura […], e che oggi sono destinati a diventare, come ogni cultura, parchi naturali». (J. Baudrillard, 1987, p. 9)
2. Descrizione
La natura intrinseca del sito e l’accadere del nuovo
Il progetto nasce dal riconoscere, quale natura intrinseca del sito, tale condizione e dal tentativo di renderla leggibile e abitabile. Parlare di “campo”, qui più che altrove, significa riconoscere che il sito non è uno sfondo su cui si dispongono oggetti, ma un insieme dinamico di forze, tensioni e possibilità che precede ogni forma compiuta, in grado di generare di volta in volta l'«accadere del nuovo» (Cimatti, 2022, p. 15).
In questa prospettiva, le folies di Bernard Tschumi per il Parc de la Villette costituiscono un precedente significativo, ma anche un termine di confronto da mettere in discussione. Le “strutture rosse” di Parigi non organizzano il parco attraverso una gerarchia di percorsi o di funzioni: introducono una costellazione di punti attraverso i quali il paesaggio viene continuamente reinterpretato, mediante l'attraversamento, l'evento, l'esperienza. Ma se il sito è un campo di forze e osmosi di temporalità differenti, la griglia geometrica che ne fissa la posizione cede il passo a un reticolo di frizioni, generato dalle forme e dalle forze stesse del luogo: un campo energetico nel quale ogni dispositivo si colloca non per posizione ma per intensità. Il reticolo che ne deriva non prescrive né un ordine né una direzione privilegiata; diventa, per riprendere lo stesso Tschumi, una struttura aperta che consente una «riorganizzazione effimera delle strutture esplose e dissociate» (Tschumi, 2005, p. 140).
3. Metodologia
Il limen e la zona
Da questa lettura derivano tre direzioni di attraversamento, corrispondenti ad altrettanti sistemi di relazioni, ciascuno costruito lungo una linea di frizione specifica. Il primo interessa il fronte di viale Sant'Avendrace, dove la soglia si costruisce nel rapporto tra città e promontorio: gli edifici, la Grotta della Vipera, il traffico veicolare e le fenditure che interrompono il fronte urbano diventano punti di accesso da evidenziare e mettere in relazione. Il secondo prolunga idealmente via Codroipo all'interno del sito e riconosce nella vegetazione infestante una risorsa progettuale: qui i dispositivi assumono la forma di portali e pergole che sollevano la massa vegetale, consentendone la crescita. Il terzo si sviluppa lungo via Is Maglias e assume il canyon come campo di progetto: lo scavo contemporaneo dialoga con i reperti archeologici, introducendo un ulteriore livello temporale e facendo risuonare il sopra e il sotto del progetto con il sotto e il sopra della necropoli. Nessuna di queste direzioni definisce un ordine di percorrenza o una gerarchia di percorsi: esse sono una struttura aperta e ricombinabile, nella quale ogni attraversamento genera nuove connessioni e nuove letture del luogo.
Tutti gli interventi appartengono a un unico lessico costruttivo, adattabile a condizioni differenti ma immediatamente riconoscibile come parte di un sistema unitario. I dispositivi si insinuano tra le creste del canyon, si intrecciano con la vegetazione e gli elementi rinaturalizzati, si appoggiano ai margini degli scavi senza addomesticarli.
È un principio che avvicina il progetto alla “Zona” di Tarkovskij: un luogo ove il campo, con le sue tensioni, suggerisce traiettorie diverse. I dispositivi si dispongono come dadi gettati tra le creste e la vegetazione, volutamente in contrasto con il contesto che li accoglie: non cercano una conciliazione, ma rendono abitabili le tensioni del luogo.
In tal senso, il limes – confine che delimita e distingue – lascia il posto al limen, soglia in grado di mettere in relazione condizioni differenti (Piscopo, 2022). I dispositivi progettati per Tuvixeddu non sono padiglioni né oggetti iconici, ma soglie che rendono possibile la confluenza, aprendo nuovi limina all'interno del campo.
4. Riferimenti teorici
Baudrillard, J. (1986), Amérique, Grasset, Paris, Trad. it.(1987) L'America, Feltrinelli, Milano.
Cimatti, F. (2022), Assembramenti, Orthotes, Salerno.
Tschumi, B. (1994), Architecture and Disjunction. MIT Press, Cambridge (MA). Trad. it. (2005) Architettura e disgiunzione. Pendragon, Bologna.
Piscopo, C. (2022), Limes. Figure dell'orizzonte, in Menna G., Strarodubova O., a cura di, “Fundamenta”, Schwarzraum Books, Roma, pp. 90-103.