AutoriFrancesco Saverio Fera, Martina Elena Landsberger
CoautoriCarla Tisselli, Giulia Flamigni, Carlotta Piraccini, Enrico Grigato, Nicole Perin, Priscilla Salzarulo, Daniel Tiju, Francesco Tonelli
AteneoAlma Mater Studiorum - Università di Bologna
Anno2025
Damnatio Memoriae
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Descrizione
Convinti che ogni progetto, pur ideale, debba contenere in sé un certo grado di realismo (a maggior ragione se la proposta viene presentata dai rappresentanti di una comunità scientifica che, attraverso il proprio lavoro, auspica di poter stimolare un dibattito con la società civile), ci siamo chiesti se, dato il tema, il luogo su cui intervenire fosse idoneo al fine. Da subito ci è sembrato che la costruzione di un grande deposito di libri, uno spazio “multi-funzionale e multi-disciplinare” aperto alla città tutta, debba trovare una collocazione che lo renda facilmente accessibile da chiunque, a qualsiasi ora e con qualsiasi condizione metereologica e, al contempo, debba essere garanzia di preservazione del materiale conservato.
La diga foranea – di cui è parte il Molo Galliera – in via di dismissione, scelta quale area di intervento, per varie ragioni non ci è sembrata una scelta opportuna: il collegamento con la terraferma è, infatti, soggetto alle condizioni del mare e la presenza dell’acqua e della salsedine non rappresenta un toccasana per la carta, e di conseguenza, per la conservazione dei libri. Un ulteriore elemento da considerare è il fatto che, con la costruzione, molto più al largo, della nuova grande diga foranea, le moderne navi container di considerevoli dimensioni, in entrata nel porto, dovranno comunque tenere conto della presenza del Molo Galliera che sarà potenzialmente sempre soggetto a possibili incidenti navali.
A partire da queste considerazioni abbiamo pensato che, giudicata positivamente l’urgenza del tema, fosse necessario trovare un luogo alternativo su cui intervenire. Tra le molte aree urbane su cui sarebbe necessario riflettere, abbiamo individuato nella valle del Polcevera l’area di Campi e di Trasta, due ex insediamenti industriali con caratteristiche differenti ma definiti da un contesto paesaggistico analogo.
La valle del Polcevera, come attesta una tavola bronzea emessa dal Senato romano nel 117 a.C., è conosciuta fin dall’antichità e per la sua posizione geografica ha, storicamente, rappresentato la più importante via di comunicazione fra Genova e la Pianura Padana (qui passava la via Postumia che collegava il mar Ligure all’Adriatico). Oggi questo territorio a ponente della città storica è piuttosto densamente abitato e si presenta, costruito lungo la piana del torrente attraverso insediamenti industriali – in parte anche dismessi –, capannoni e strutture commerciali.
Le pendici delle colline che salgono dal corso del Polcevera, qui definiscono uno sfondo verde formato da un fitto bosco incolto che ha sostituito una campagna che, fino alla metà del secolo scorso, si presentava sapientemente costruita attraverso i caratteristici terrazzamenti, e riccamente coltivata con orti e vigne. In questo contesto paesaggistico, a mezza costa, piccoli nuclei abitati, composti da ville padronali (alcune di queste ancora superstiti) e case di abitazione per i contadini che lavoravano la terra circostante, definivano il carattere del territorio, segnando, con la loro presenza, i percorsi che da valle si snodavano fino alla cima delle colline sui cui crinali, in posizione dominante, sorgevano – e sorgono tuttora – nuclei urbani un tempo autonomi (Coronata ne è un esempio) e oggi parte della grande conurbazione della città di Genova.
Le due proposte che presentiamo, che riguardano due realtà differenti nelle loro singole particolarità (Campi è un’area per così dire di archeologia industriale; Trasta invece è un’area di trasformazione destinata a essere occupata da un grande hub della logistica della distribuzione: un magazzino dedicato ai “freschi”: ortofrutta, latticini, carne e ittico) ma accomunate da una condizione naturale e antropica analoga, fanno proprie queste considerazioni ponendosi come obiettivo il recupero delle antiche tracce di costruzione di un territorio perduto, attraverso l’insediamento di un nuovo “polo della cultura” che si declina nella costruzione del grande deposito di libri richiesto dal bando. La vicinanza dei due siti (in linea d’aria circa 3 km fra l’uno e l’altro) permette, inoltre, di intendere le due proposte come parte di un unico sistema composto di poli a carattere pubblico che, secondo il principio del “policentrismo”, entrano in relazione l’uno con l’altro grazie al sistema delle infrastrutture di collegamento. In quest’ottica anche le zone più marginali della città, in virtù dell’insediamento di nuovi servizi collettivi, oltre a riacquistare un proprio carattere e una propria forma, possono tornare a godere di una nuova attrattività.
Il Gasometro di Campi
L’area di Campi, che si situa a ridosso del versante collinare, sulla sponda destra del torrente Polcevera, si caratterizza per la presenza del “Gasometro A.M.G.A.” una grande struttura di 44 m di diametro «visibile da gran parte della val Polcevera per la sua imponenza, vero e proprio monumento di archeologia industriale (…) riconosciuto anche a livello accademico come unico testimone rimasto di una famiglia di manufatti rappresentativi della storia dell’industria e del servizio pubblico genovese del gas (…) di cui restano ormai pochissimi esempi anche nel panorama nazionale. In particolare, il manufatto rappresenta l’ultima testimonianza materiale in ambito genovese di uno specifico processo produttivo inerente al ciclo del gas e di una particolare tecnologia costruttiva “a secco” nata in Germania negli anni Venti, denominata sistema “MAN”. Esso rappresenta inoltre un pezzo di memoria della val Polcevera e dello sviluppo industriale che ha fortemente segnato la storia, l’urbanistica e la società della Genova di ponente nella prima metà del Novecento. Costruito durante la Seconda guerra mondiale ed entrato in funzione nell’immediato dopoguerra, ha rappresentato il simbolo della ricostruzione, della rinascita (…) Per la sua imponente mole e la sua particolare geometria è divenuto ormai un punto di riferimento nello skyline della val Polcevera»(1).
Il progetto si fonda sulla volontà di confermare l’importanza della memoria della storia industriale della città e di quella relativa alla costruzione del suo paesaggio naturale. Il gasometro, in quest’ottica viene inteso come “una grande cattedrale” di libri (oltre un milione e mezzo di volumi) attraverso cui ridefinire non solo l’area su cui sorge ma anche tutto il sistema collinare alle sue spalle culminante nel “Belvedere” di Coronata con la sua abbazia. Questo paesaggio viene riconfigurato attraverso il recupero dell’antica trama di divisione dei campi e la riproposizione degli antichi sistemi dei terrazzamenti e dei percorsi di risalita della collina.
La struttura portante in acciaio del gasometro, costituita di profili verticali portanti posti in corrispondenza degli spigoli del volume, da un sistema di nervature orizzontali alte circa 80 cm. e da un tamponamento esterno in pannelli in lamiera piegata con sezione a C, viene consolidata, restaurata, e mantenuta a vista. Viene, inoltre, riconfermata la suddivisione in quattro fasce che caratterizza l’edificio. Come il prospetto esterno anche la sezione interna viene, infatti, suddivisa in quattro alti blocchi di ballatoi (evocazione delle quattro macro-aree scientifico-disciplinari in cui si articola l’intero complesso dell’istruzione universitaria: sanitaria, umanistica, scientifica e tecnologica, sociale) affacciati su un grande vuoto centrale a tutta altezza. Qui si allineano i diversi ordini di scaffali dei libri a consultazione libera.
Una grande facciata vetrata definisce l’ingresso al sistema e introduce al “teatro dei libri”: una grande piazza illuminata dall’alto, tramite le aperture che ritagliano la superficie della cupola ribassata di copertura posta a 72 m. di altezza. Nell’ottica di permettere al visitatore di leggere costantemente la sezione teatrale dell’edificio che intende evocare la crescita infinita della conoscenza, il sistema dei ballatoi modifica la propria composizione riproponendo una suddivisione in fasce di ballatoi analoga a quella del prospetto: al piano terra si accede a una corte quadrata inscritta nell’icosaedro del gasometro. Questa grande piazza coperta potrà essere utilizzata per i più diversi usi collettivi collegati alle attività di conservazione e studio dei documenti conservati, ma anche come luogo per rappresentazioni ed eventi pubblici; il blocco successivo segue, il perimetro del volume; il terzo, in cui trovano posto anche sale studio, spazi per conferenze e seminari, riprende la pianta quadrata ma presenta una rotazione dei piani che consente la vista su quanto accade al di sotto. L’ultimo blocco riconferma il disegno del perimetro del gasometro e costruisce una sorta di grande teatro affacciato sullo spazio sottostante. Dai nuovi livelli, realizzati in acciaio e scevri da ogni compiacimento decorativo, nonché memoria delle costruzioni industriali, sarà possibile accedere ai ballatoi esterni da cui godere della vista sul paesaggio circostante. Del progetto fanno parte anche l’attuale edificio in linea prospettante su strada e un antico rudere realizzato lungo il declivio della collina. Del primo edificio si prevede un riutilizzo come spazio per uffici; il rudere, invece, una volta restaurato ospiterà le associazioni culturali locali.
L’ingresso principale al sistema, carrabile e pedonale, si trova lungo la via F.M. Perrone; opposto a questo si apre una doppia rampa che prosegue verso la collina e collega il deposito al territorio circostante ridisegnato dalla riapertura di crêuze esistenti o di nuova realizzazione. Il progetto si completa con la proposta del restauro del paesaggio mediante un uso misto del territorio sia per usi ortofrutticoli, sia di svago nel verde.
Area Ex Squadra Rialzo di Trasta
Sempre sulla riva destra del Polcevera, più a nord, si trova l’ampio spazio dell’Ex Squadra Rialzo, importante polo per la manutenzione del sistema ferroviario ligure. Si tratta di una vasta zona pianeggiante, originariamente di proprietà dell’Ansaldo, espropriata dalle ferrovie intorno agli anni Quaranta del secolo scorso e rimasta attiva fino al 2006. Anche in questo caso il progetto intende confrontarsi con la storia del luogo, territoriale e architettonica.
I presupposti del progetto non cambiano strategia rispetto al caso di Campi, quello che si modifica è invece l’approccio propriamente compositivo che deve confrontarsi con uno spazio di dimensioni molto più ampie e una topografia differente.
Lo studio delle carte storiche in particolare il rilievo di Ignazio Porro presente nella Carta Generale di Difesa di Genova. Rilevata e Disegnata durante gli Anni 1835, 36, 37, 38 (2) e dei voli aerei della R.A.F. degli anni Quaranta e dell’I.G.M. degli anni Cinquanta, ha permesso di ricostruire l’antico disegno del territorio, segnato dalla presenza del torrente di cui ancora non era stato modificato il corso per la realizzazione della linea ferroviaria Genova-Torino. L’antica ansa del Polcevera viene ripresa per definire la grande piazza della “cultura” su cui affaccia la nuova biblioteca con deposito librario oltre a un centro culturale e alle sedi delle associazioni.
Il progetto sceglie di ridefinire il disegno dell’area attraverso un sistema insediativo in cui spazi della vita collettiva si relazionano con quelli della vita privata. Alla piazza dei libri si affianca, infatti, un comparto residenziale composto di studentato, case a schiera con giardino e spazi di servizio (un asilo), disposte in linea, perpendicolarmente al corso del torrente. Ogni casa affaccia su una strada alberata da cui avviene l’accesso alle singole abitazioni. Si ripropone, in questo modo, una struttura urbana facilmente riconoscibile e condivisibile, abitata da un mix sociale composto da famiglie, singoli e anziani. Il disegno delle abitazioni ruota attorno al vuoto lasciato dalla demolizione dei tre capannoni della Squadra Rialzo. Questo vuoto, che dà la misura dell’intervento, viene popolato da una piantata regolare di platani allineati lungo i muri delle vecchie strutture industriali perdute.
Dal comparto residenziale si può entrare, senza soluzione di continuità, nella grande piazza della cultura il cui carattere è definito dal rapporto che edifici differenti per funzione e ruolo, instaurano con lo spazio libero – un bosco di lecci in cui la giacitura delle piante recupera la memoria dei binari – su cui affacciano. Anche in questo caso il deposito dei libri è pensato, come un grande teatro la cui scena viene definita dall’infilata delle librerie (si pensa sempre a una distribuzione di magazzino a scaffale aperto) disposte su ballatoi affacciati su spazi a tutta altezza. L’edificio si compone di diverse parti: un corpo in linea porticato, leggermente arcuato, alto 15 m. affaccia sullo spazio aperto della piazza e una serie di corpi più bassi (10 m) si compongono, a raggiera, perpendicolarmente al corpo principale. Questi volumi sono pensati per conservare la mole dei volumi richiesti ma allo stesso tempo, sono intesi come luoghi di studio e di ricerca. A questo scopo la composizione urbana del sistema prevede la costruzione di ulteriori due edifici in relazione con la biblioteca: un corpo in linea di tre piani che riprende l’orientamento del sistema residenziale con una destinazione polifunzionale e di studentato al cui piano terra si trovano spazi per servizi collettivi, al primo piano quelli per lo studio e la ricerca legati al sistema di residenze per ricercatori e studenti poste all’ultimo piano.
Un terzo volume di pianta quadrata, con all’interno un’aula per riunioni e conferenze oltre a uffici e spazi amministrativi, completa la composizione della piazza che trova una relazione fisica con il municipio esistente posto sulla riva sinistra del torrente attraverso un nuovo ponte. Un ulteriore ponte, in sostituzione di quello attuale, collega le due rive del torrente recuperando la traccia dell’antica strada che portava al santuario di San Niccolò del Boschetto.
La composizione si completa attraverso una struttura sportiva (al coperto e all’aperto) dotata di campi da gioco, piccole palestre e spogliatoi. Il fronte su via Polonio oltre a recuperare gli edifici industriali vincolati dalla soprintendenza dal 2014, viene completato da un ulteriore edificio di soglia al nuovo complesso residenziale e in asse al vecchio municipio in sponda sinistra.
2. Riferimenti teorici
1 Ministero della Cultura, Decreto di vincolo n. 39, 8/04/2021, Relazione storica.
2 Cfr. A. Fara, La carta di Ignazio Porro. Cartografia per l’architettura militare nella Genova della prima metà dell’Ottocento, Ufficio Storico - SME, Roma 1986.