AutoriClaudia Pirina, Giovanni Comi, Pietro Ferrara, Elisa Prusicki, Lorenzo Sivieri

AteneoUniversità degli Studi di Udine

Anno2026

… di pietre, muri, cavità e intercapedini

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CFP Cagliari – Limen. Una porta per l’area archeologica di Tuvixeddu a Cagliari
01. assonometria di progetto

1. Tesi / Ipotesi

Cagliari si offre al progetto come una città nella quale geografia, storia e materia coincidono. La sua forma nasce dall'incontro tra i rilievi calcarei, il mare e le saline, un paesaggio che ha determinato nei secoli i modi dell'insediamento e continua ancora oggi a orientarne le trasformazioni.
Come scrive Carlo Levi, «qui nell'isola dei sardi, ogni andare è un ritornare». Il ritorno non coincide con l'immobilità, ma con la possibilità di riconoscere, dentro il mutamento, la persistenza di archetipi e forme profonde, facendo della memoria un materiale operativo. In questa prospettiva, il progetto assume il valore di un'interpretazione critica del tempo: selezionare ciò che la memoria rende ancora attuale e riconoscere nei principi dell'insediamento – la giacitura, l'orientamento, il rapporto con il suolo – gli elementi capaci di garantire continuità alle trasformazioni contemporanee. Cagliari conserva con particolare evidenza questa grammatica insediativa: i sette colli, il rapporto con il porto e con il mare, la struttura dell'acropoli del Castello.

02. modello territoriale

2. Descrizione

pietre e cavità
Generata dalla propria materia, la roccia calcarea di cui è costituita non è soltanto supporto della città, ma luogo in cui si depositano le tracce della sua lunga storia. A questa dimensione affiorante si affianca quella sotterranea delle cavità – cave e necropoli – che definiscono una seconda geografia, meno visibile ma altrettanto significativa.
Il colle di Tuvixeddu sintetizza questa condizione. Natura e artificio, estrazione e sepoltura, memoria antica e trasformazioni contemporanee convivono nello stesso paesaggio. Le tombe scavate nella roccia e le successive attività estrattive raccontano una storia fatta di continuità e conflitti, di utilizzo e trasformazione del territorio. Non soltanto una testimonianza del passato, ma una risorsa interpretativa per il futuro, una geografia della memoria capace di orientare nuove forme di abitare, nel segno di quella “resistenza critica” evocata da Gregotti, fondata sul riconoscimento profondo del luogo e delle sue permanenze.

muri e intercapedini
A Cagliari il muro è elemento fondativo della forma urbana. La città storica si è sviluppata come città fortificata, nella quale le mura per secoli hanno definito il rapporto tra insediamento, topografia e controllo del territorio. Anche a Tuvixeddu i muri di contenimento e recinzione occupano le linee di crinale e i margini del colle, costruendo un sistema articolato di quote, terrazzamenti e percorsi in posizione strategica. Assumendo queste permanenze come matrice del progetto, nuovi muri si inseriscono lungo le tracce esistenti, abitandone lo spessore in memoria delle possenti mura dei castelli e bastioni storici. Ospitando percorsi, punti di sosta e spazi di osservazione, consentono di esplorare il colle da una quota inedita e di rendere visibili le stratificazioni archeologiche, la roccia e i processi di scavo, ricerca e conservazione. Questi nuovi elementi lineari strutturano l'esperienza del sito, costruendo una continuità tra la memoria della città fortificata e le modalità contemporanee di fruizione del colle.

03. pianta e sezione territoriale
04. pianta con schema
05. pianta e vista del modello
06. sezione prospettica del deposito/museo

3. Metodologia

Il progetto interpreta queste condizioni per costruire un sistema capace di riattivare connessioni nello spazio e nel tempo. Pietre, cavità, edifici dismessi e tracce murarie esistenti diventano i dispositivi di una nuova infrastruttura culturale diffusa che attraversa l'intero sito, ridefinendo gli spazi di soglia tra la città contemporanea e il paesaggio archeologico.
Lungo via Is Maglias si insediano laboratori temporanei per artisti in dialogo con l’università, mentre archivio, digital hub e atelier di restauro recuperano gli edifici abbandonati dell’ex complesso industriale. Qui un muro-intercapedine accoglie i depositi di reperti che si trasformano anche in spazio espositivo. Un secondo percorso sopraelevato si sviluppa lungo il muro che risale verso Villa Mulas, destinata a Museo della Città. Alla quota inferiore, sul sedime dell’antica cisterna, un teatro verde all’aperto e un auditorium ipogeo completano il sistema, facendo di Tuvixeddu un luogo in cui ricerca, memoria, produzione culturale e fruizione pubblica si integrano in un unico paesaggio.

4. Riferimenti teorici

Sergio Atzeni, I sogni della città bianca, (a cura di) Giancarlo Porcu e Giuseppe Grecu, Porcu, Il Maestrale, 2025
Vittorio Gregotti, Il territorio dell'architettura, Feltrinelloi, 1966
Carlo Levi, Tutto il miele è finito, Ilisso, 2003
Antonello Sanna, La Cagliari di Antonello Sanna, DOMUS n. 1008, pp.106-112, 2016