AutoriAdriana Bernieri, Gioconda Cafiero
CoautoriSimone Castaldi, Federica Cuozzo, Luca Esposito, Vittorio Gallone, Vincenzo Valentino
AteneoUniversità degli Studi di Napoli Federico II
Anno2025
Hyperwall. La metamorfosi della Diga Galliera
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Tesi / Ipotesi
La Diga Galliera ha rappresentato per lungo tempo il limite tra il paesaggio artificiale in continuo mutamento ai piedi della città e il mare aperto. Adesso anch’esso sta per diventare un ulteriore elemento di “intervallo”, entro il limite rappresentato dalla nuova diga foranea, attualmente in costruzione. L’essere non più limite ma frammento contenuto in questo assemblaggio mutevole, fatto di ancoraggi, rotte e correnti, in cui la materia stessa presenta una condizione difficile da catturare e soppesare, permette di ripensare completamente la condizione infrastrutturale della storica Diga Galliera. Un ruolo urbano riscoperto per una “architettura che si faccia ulteriore forma della città”, che interpreti e rappresenti la memoria maris. Una memoria che è possibile riscoprire proprio nell’idea di “spazio intervallo”, di cui Genova è ancora oggi materiale e immateriale espressione.
La Diga Galliera si presenta, pertanto, sia come un “relitto del tempo” (Rossi, 1990), ormai antico, sia come l’occasione per riscoprire una condizione alternativa di concezione dello spazio, una condizione che apre a una riflessione che riguarda non solo i flussi, ma anche le rotte: nuovi attraversamenti che integrano e al tempo stesso confermano il possibile ruolo di monumento della Diga, legato alla sua collocazione in un luogo insolito per l’architettura, memoria dell'evoluzione e del peso del porto nella vita della città ma anche fisicamente posto in modo da intercettare lo sguardo verso l’orizzonte.
2. Descrizione
La metamorfosi della diga
Il progetto si confronta con il tema della trasformazione di una infrastruttura portuale in un luogo connesso, seppure in modo atipico, con le dinamiche della terraferma, e con la possibilità di esprimere questa nuova funzione in considerazione anche di una sua percezione dalla città alta, dal porto così come dalle imbarcazioni in transito, che conferisce al sito un ruolo di landmark e di testimone della vita culturale della città e della evoluzione dei suoi spazi.
La morfologia del molo ha indotto ad interrogarsi sulla natura dei suoi opposti fronti, separati dal muro, alto circa 7 metri: un fronte lineare, che guarda ed è guardato dalla città, disponibile all’approdo; un altro fronte che guarderà verso la nuova diga foranea, caratterizzato dalla presenza di una ampia piattaforma irregolare che si dissolve in un largo bordo di scogli e frangiflutti. La comprensione del muro, nelle sue relazioni fisiche, permette inoltre di identificare tre porzioni trasversalmente differenti del molo: il primo, molto contratto, ne enfatizza la longitudinalità; il secondo, disordinato, ricerca maggiormente e faticosamente una relazione con l’acqua vivente del mare; il terzo in fase di progettazione.
Il muro, con la sua forte presenza, diviene l’elemento che al contempo gestisce ed ordina la possibilità di abitare la Diga, di fronte, dietro ed al di sopra di esso. Elemento archetipico, il muro è qui una spessa “lama” sull’acqua. Non traccia una soglia tra un dentro e un fuori, quanto una barriera che frena l’impetuoso moto del mare. Questo segno è nel progetto interpretato come un primo elemento di terraferma apparso in acqua, qualcosa da inscrivere in altre costruzioni possibili, che si danno però come suo “ispessimento”. È da questa considerazione che prende avvio la possibilità di riarticolazione dei fronti del muro. Il fronte verso la città diventa, nel progetto, il luogo possibile di una vita pubblica, una passeggiata sul mare che possa offrire uno sguardo privilegiato sulla città, nonché la disponibilità di spazi per eventi o spettacoli grazie all’estensione della banchina, oltre agli accessi per gli spazi collettivi del futuro Centro per la tutela del patrimonio librario dell’Università di Genova. Il fronte verso il mare, invece, conferma il suo carattere infrastrutturale prendendo le forme di un’architettura massiva che cela gli spazi dell’archivio librario.
3. Metodologia
Le azioni di ispessimento del muro e di riarticolazione dei fronti sono attuate attraverso l’innesto di diversi elementi che, in questo modo, determinano un processo di modificazione e metamorfosi della diga nel tempo e secondo una potenziale prospettiva incrementale di spazi e azioni.
Bunker. La realizzazione della nuova diga suggerisce la possibilità di considerare il fronte verso il mare come un possibile luogo di insediamento dove collocare i volumi destinati all’archiviazione, che sono intesi come volumi massivi, completamente chiusi per proteggere i libri al loro interno, che enfatizzano l’immagine di stratificazione e sovrapposizione dei blocchi frastagliati degli scogli. L’operazione è stata quella di “raddoppiare” il muro dell’attuale diga al fine di ricavare lo spazio per l’archivio tra un muro e l’altro, restituendo un ispessimento trasversale che, lungo il fronte verso il mare, acquisisce i caratteri di un sistema di masse estruse. Uno spazio “cavernoso” non accessibile al pubblico ma solo agli addetti, esclusivamente destinato ai libri.
Blocchi traslucidi. Superiormente al muro, si collocano i volumi destinati alle attività di gestione e di fruizione del centro, concepiti invece come volumi traslucidi, in grado, per la loro posizione elevata, di essere dei punti di osservazione verso la città ed il mare e, allo stesso tempo, di essere testimoni visibili della vita culturale e sociale che si svolge al loro interno. La loro presenza individua delle porzioni privilegiate lungo la banchina, in cui si addensa la possibilità di attività condivise. Si tratta di blocchi leggeri, impalcati dal carattere temporaneo e instabile, pensati in chiara contrapposizione al sistema di massa basamentale.
Approdi. Pensati alle due estremità della diga, il loro posizionamento sottolinea la qualità peculiare e rafforza il senso dell’asse longitudinale del muro quale asse distributivo delle diverse parti che costituiranno il nuovo Centro, evocando, inoltre, verso ponente, il perduto collegamento con la terraferma. Essi svolgono inoltre il ruolo di segnali luminosi per la navigazione.
Percorso sospeso. Nella fenditura, lo spazio che in maniera più esplicita esprime il carattere di “tra”, che segna lo stacco tra il basamento massivo e i volumi leggeri, è inserita una passerella sopraelevata, un passaggio pedonale che, nel richiamare il ponte di una nave, a volte appoggiato, altre volte sospeso, si sviluppa lungo tutta la lunghezza della diga in maniera articolata, tra dislivelli e terrazze. Allo stesso tempo questo elemento lineare traccia un nuovo orizzonte, una nuova linea di congiunzione tra terra e acqua nella memoria maris di Genova, sottolineando ulteriormente la trasformazione dell’infrastruttura in spazio vissuto e la sua nuova condizione di “spazio intervallo”.
4. Riferimenti teorici
Genova e lo spazio “intervallo”
Nell’osservare la città di Genova, in particolare la forma della città compatta da un lato e l’estensione del porto dall’altro, è possibile individuare due corpi, due composti, due agglomerati tra loro dissimili: l’uno denso, stratificato, riconoscibile; l’altro in continuo mutamento, la “pianura” che si è sempre cercato di conquistare1, avanzando di volta in volta nel mare, cercando una relazione tra un suolo stabile e un suolo fluttuante. Questa duplice composizione ha portato, nella successiva realizzazione di colmate e di dighe, così come nella progressiva artificializzazione ed espansione delle aree portuali, alla costruzione nel tempo di un paesaggio mutevole che integra elementi naturali a manufatti artificiali.
Il paesaggio mutevole di Genova è, inoltre, espressione di un’alternativa idea di spazio. Come spiega Franco Farinelli, nel ‘400 si fronteggiavano due diverse concezioni dello spazio: il modello genovese si opponeva a quello fiorentino (Farinelli, 2007). Nel modello fiorentino, che si è poi affermato come modello dominante, lo spazio è continuo, omogeno e isotropo, un vuoto in cui sono localizzati gli oggetti. Nel modello genovese lo spazio è l’intervallo, è la relazione che si determina tra gli elementi: lo spazio è sempre è solo spazio “tra”. Le tracce di questo modello alternativo sono visibili nella Genova contemporanea soprattutto osservando un particolare aspetto: la commistione tra infrastruttura e parti di città. A Genova il luogo del moto incessante dei flussi, l’intervallo tra gli elementi, non è solo ciò che lega le parti, ma sostanza inscindibile dalle parti. Questa condizione diventa ancor più chiara nel punto, anch'esso sempre mobile, in cui la città incontra il mare. Qui lo spazio è l’intervallo, lo spazio è la possibilità di movimento, è la relazione tra le parti. In questo senso, diventa chiaro come gli spazi della città a venire, le sue nuove forme, siano da ricercarsi all’“interno” dei suoi elementi infrastrutturali, annullando la distinzione tra linee e punti, reti e nodi, parti mobili e parti fisse, spazio pubblico e spazio dei flussi.