AutoriBruna Di Palma, Francesca Coppolino, Elvira De Felice, Erika Scotto di Covella, Antonia Sodano, Francesca Talevi

AteneoUniversità degli Studi di Napoli Federico II

Anno2025

Il circuito e la macchina. La diga urbana nella nuova scena libraria

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Genova – Memoria Maris. Il quartiere della Diga Duca di Galliera
01. La macchina intelaiata nel circuito urbano di Genova, a partire dall’interpretazione della diga come nuova scena libraria.

1. Tesi / Ipotesi

Attraversando le strade di Genova il confine tra città e mare appare indefinito: la densità del costruito si spinge a conquistare lo spazio dell’acqua, confermando il rapporto che intercorre tra il porto e la città. La Diga Duca di Galliera si configura, in questo senso, come un frammento urbano, testimonianza della relazione di continuità che intercorreva tra terraferma e mare. Il progetto per la “nuova scena libraria” di Genova nasce da questa consapevolezza e non può prescindere da una lettura dei caratteri della città e dallo studio della sua espansione storica, le cui regole spaziali sono state dettate nel tempo dal limite stratificato e additivo dei circuiti murari, da quello frastagliato del profilo costiero e da quello in movimento del mare.
I primi sistemi difensivi di terra sono stati, infatti, concepiti in diretta relazione con la costa per poi diventare conclusi e introversi con la costruzione delle cinquecentesche Mura del Mare. A partire dal XIX secolo, il tema della difesa della città e del potenziamento delle relazioni marittime si è concentrato sulla riconfigurazione del porto, con la costruzione del Molo Duca di Galliera. La realizzazione dei nuovi sistemi di protezione e approdo ha definito un circuito terra-acqua quasi perfettamente concluso, la cui forma e connessione saranno poi negate dal 1928 dagli interventi per favorire l’espansione del sistema, mantenendo un impianto parallelo al fronte urbano.
Dal punto di vista morfologico, la struttura urbana di Genova è fortemente influenzata dalla consistenza del suo territorio: la città, stretta tra il mare e i rilievi, si caratterizza per una forte densità e un tessuto urbano particolarmente consolidato. L’area portuale, invece, conserva un’anima molteplice, sospesa tra la dimensione logistico-produttiva e quella storica, che si riconosce nel disegno del profilo costiero, nella presenza di archeologie industriali e del Bacino della Lanterna, nelle tracce delle antiche mura o delle Porte. L’esito della compresenza di questi elementi definisce un’articolata parte di città, che si configura come una grande “macchina urbana” la cui immagine, mai completamente stabile, è il risultato della mescolanza tra edifici e infrastrutture portuali e la cui dimensione è intrinsecamente connessa alla relazione con le navi.

2. Descrizione

A partire da queste premesse il progetto mira a ripensare la relazione tra la Diga Duca di Galliera e la città: la memoria della configurazione originaria e il ruolo urbano che l’infrastruttura può assumere suggeriscono la possibilità di ristabilire un legame tra terra e acqua, definendo un nuovo circuito urbano tra città e mare attraverso il progetto per il deposito librario diffuso.
In questa prospettiva, il “frammento” della diga diventa parte integrante della città innescando un processo di progressivi coinvolgimenti di spazi, architetture e percorsi, a partire da quello anulare che circonda il porto, e viene riconnesso alla terraferma tramite due pontili mobili verso l’area del Molo Nuovo e in corrispondenza del Porto Turistico. Da qui, il circuito di progetto riprende la traccia delle Mura del Mare, mette in relazione il patrimonio archeologico industriale con alcune aree portuali e luoghi di interesse storico, e connette gli edifici del sistema universitario. Dal centro storico il circuito prosegue fino a raggiungere le aree della Lanterna e del Molo Nuovo e si conclude riallacciandosi alla diga.
In questo quadro, il progetto del deposito diffuso parte dalla volontà di reinterpretare i caratteri dell’urbanità di Genova e si incentra sull’idea che la diga possa essere intesa come una preesistenza, divenendo sottostruttura di orientamento per il progetto. La scelta è stata, dunque, quella di lavorare attraverso l’introduzione di una nuova struttura lineare continua che riorganizzi un insieme eterogeneo di elementi con diverse articolazioni e funzioni, da collocare al suo interno. L’esito di queste riflessioni è stata la definizione di un’impalcatura, un telaio giustapposto alla diga che ripropone l’immagine dei dispositivi portuali: la nuova macchina-urbana struttura e organizza il nuovo “quartiere della memoria libraria”, stratificando in altezza l’estensione orizzontale del telaio e densificando il suo spessore in diversi punti, mantenendo una continuità complessiva. Gli elementi inseriti al suo interno, pensati come volumi longitudinali a sezione variabile, sono vincolati al telaio e poggiano su nuclei strutturali concepiti come torri librarie: la configurazione che si ottiene è quella di elementi sospesi che si sopraelevano e si sospendono sulla preesistenza, definendo percorsi multi-livello. A partire dall’estremità orientale e verso il ponte mobile di connessione con l’area del Molo Nuovo, il deposito diffuso si articola in spazi per workshop e seminari, magazzini espositivi, sale per la lettura e la distribuzione, laboratori per il restauro e la digitalizzazione dei testi e archivi.
Ulteriori innesti sono definiti dalle “torri-faro”, che segnalano la presenza della nuova macchina urbana, dalle piattaforme orizzontali degli approdi e delle banchine mobili volte al raggiungimento della terraferma. Tutti gli elementi sono collegati tra loro da un sistema di rampe e passerelle inserite all’interno dell’impalcatura e disposte in modo da consentire contemporaneamente sia uno sguardo verso la città sia una percezione del mare aperto.
La duplice possibilità di orientare le visuali è evidente anche nella configurazione architettonica dei singoli spazi che compongono il deposito librario diffuso. Qui ritornano i principali temi sui quali si fonda il progetto: la continuità complessiva del segno orizzontale definito dalla concatenazione tra diversi elementi e dalla presenza costante e modulare dell’impalcatura; la sospensione dell’innesto dal manufatto e il movimento che avviene all’interno dello spessore del telaio; l’introduzione di una visione che sovverte la condizione della diga da frammento a innesco.
Sia nell’articolazione planimetrica che in elevato risulta chiaro il rapporto che si genera tra la diga, l’impalcatura-telaio e gli innesti, che si pongono come elementi di mediazione tra le due strutture, quella antica e quella nuova, e le loro diverse quote, oltre che come dispositivi di osservazione privilegiata del paesaggio urbano.

02. La diga-macchina come promenade cinematique: un’infrastruttura lineare che diviene orizzonte, modulo e spazio dell’attraversamento
03. La diga-macchina come sottostruttura di orientamento per il progetto, tra impalcature giustapposte e volumi passanti a sezione variabile.
04. Il radicamento all’infrastruttura-diga in una sequenza stratificata di approdi, volumi sospesi e una duplice visuale tra il mare aperto e la città che sale.

3. Metodologia

Il progetto rileva nell’infrastruttura marittima un ruolo urbano interscalare: da una parte, elemento di connessione tra la città e il mare che reinterpreta il susseguirsi storico dei circuiti terra-acqua, dall’altra una nuova macchina intelaiata che, all’interno dello stratificato palinsesto portuale genovese, costruisce un segmento di congiunzione tra progetto e porto.
Lo spazio della diga viene quindi ripensato per accogliere un vero e proprio “quartiere della memoria libraria”, un frammento di tessuto urbano affidato al mare e restituito alla città; l’infrastruttura urbana diviene un tassello che consente la ricomposizione di nuove ma antiche continuità e, al tempo stesso, l’introduzione di inedite modalità di esplorazione spaziale e percettiva dell’area portuale, del mare e della città.
La struttura, nel suo complesso, è dunque pensata per essere una quinta estesa lungo la diga che, nel divenire deposito librario, guarda alla città e fa da scena alla platea urbana di Genova. I fronti dei volumi inseriti all’interno dell’intelaiatura sono definiti dalla sovrapposizione dei libri e scanditi dal loro ritmo, come a voler rievocare, anche nella visione materiale della nuova architettura, la destinazione culturale del quartiere della diga. Le pareti di libri avvolgono la sequenza di sale, determinando uno spazio intimo e al tempo stesso plurale, poetico e infrastrutturale.

05. La diga urbana nel sistema dei circuiti terra-acqua.

4. Riferimenti teorici

«Genova città intera. Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria, mia lavagna, arenaria.
Genova città pulita. Brezza e luce in salita.
Genova verticale, vertigine, aria, scale.
Genova nera e bianca. Cacumine. Distanza.
[...] Genova tutta cantiere. Bisagno. Belvedere». [1]

A partire dall’interpretazione della città di Genova come grande macchina urbana trova posto il progetto per la nuova scena libraria della diga foranea, la quale, in un processo multiscalare, assume la connotazione di frammento del sistema urbano-portuale e di patrimonio storico genovese, interpretato come «capacità di costruire narrazioni come luoghi di una memoria collettiva all'interno della quale ogni persona può identificarsi» [2].
Il progetto riconosce quindi la diga come patrimonio, interpretandola come sottostruttura di orientamento su cui impiantare la macchina intelaiata. La progettazione viene estesa all’intera infrastruttura con una densificazione della parte più antica, in cui la diga diventa orizzonte, modulo e spazio dell’attraversamento su cui si innesta la nuova promenade cinematique [3], una passeggiata nella scena in cui la città e il mare non possono essere letti se non attraverso il movimento.
La proposta progettuale contribuisce ad una sovversione della condizione della diga: da frammento disperso diviene innesco di memoria per il disvelamento, l’interpretazione e il rinnovamento dei caratteri della città in relazione al mare, muovendo da una visione in cui «l'architettura è più che mai un'architettura di relazioni anziché di oggetti, di spazi relazionali, dinamici, anziché di scene statiche» [4].
La diga urbana sintetizza questi temi, ponendosi come circuito e macchina che reinterpreta lo stratificato impaginato urbano-portuale, divenendo “nuova scena libraria per il teatro della vita quotidiana” genovese.

[1] Giorgio Caproni, Litania, 1956
[2] C. Andriani, Patrimonio e abitare: nuove nozioni, in R. Capozzi, F. Costanzo, F. Defilippis, F. Visconti (a cura di), Patrimonio e progetto di architettura, Quodlibet, Macerata 2021, pp. 80-84
[3] F. Migayrou, (a cura di), Bernard Tschumi: Architecture: Concept & Notation, Editions Du Centre Pompidou 2017
[4] R. Bocchi, Progettare lo spazio e il movimento, Gangemi, Roma 201

06. La quinta libraria come scena di relazione per lo stratificato impaginato urbano di Genova.