Autorimichela bassanelli, marco lucchini
Coautoricecilia rossi, federico bergomi, federico rodolfo santamaria, lavinia montanari
AteneoPolitecnico di Milano
Anno2026
IL PASSAGGIO DELLE ANIME: UNA PORTA PER L’AREA ARCHEOLOGICA DI TUVIXEDDU A CAGLIARI
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Tesi / Ipotesi
Cagliari è una città fortunata, rispetto ad altre realtà metropolitane. Nonostante la pressione della dispersione insediativa non solo ha mantenuto la leggibilità della forma storica ma la scenografia naturale, come il promontorio di S. Elia o una parte significativa degli stagni è rimasta quasi intatta. Anche ciò che resta della vasta necropoli di Tuvixeddu, dopo i reiterati assalti della speculazione, ha dimostrato resilienza; la sua stessa natura di luogo archeologico e gli stessi dispositivi giuridici che hanno fermato l’edificazione l’hanno però reso eterotopica.
Le vicende giuridiche che hanno portato alla condizione attuale di “sospensione” dal tempo e di allontanamento della città sono comuni ad altre situazioni ad alta densità urbana. La forma della città è determinata da norme e dispositivi giuridici e non da un’intenzionalità progettuale. Dovrebbe essere quest’ultima attraverso gli strumenti che lo sono propri, il progetto alla scala insediativa e il dibattito partecipato, ad esprimere un giudizio e programmare una trasformazione secondo le convenienze della città, facendo incontrare forma dello spazio e vita urbana nell’urbanità.
2. Descrizione
Tuvixeddu è definita da una sequenza di limiti geografici e temporali, trattati dal gruppo proponente come temi di progetto. Il limite più evidente è il bordo che circonda l’area delimitandone l’estensione. Non c’è nessun tipo di mediazione o transizione tra la città e il sito archeologico. La cortina continua lungo via S. Avendrace, gli edifici a lama o corpi isolati nello spazio nella parte a nord lungo via Is Maglias e verso sud est si giustappongono al bordo della collina senza mediazioni. Il perimetro si è trasformato in una frontiera tra costruito e spazio archeologico. Tuvixeddu è anche un luogo di metamorfosi dove si sovrappongono più scale: paesistica, urbana e antropometrica. Antica necropoli e passaggio dalla città terrena a quella dei morti, in cui credevano i Punici, diventò una residenza per i vivi per poi subire la ferita delle attività estrattive che hanno lasciato il Canyon come testimonianza.
3. Metodologia
La strategia funzionale è ricostruire le relazioni tra il quartiere S. Avendrace, non lontano da un hub importante come il porto e la ferrovia e le aree soprattutto universitarie innervate dalla via Is Mirrionis. Tali relazioni sono il fondamento dell’urbanità. Il quadro generale consiste nella conservazione delle condizioni ambientali sia naturali che archeologiche con una concentrazione del costruito, in particolare il Museo Deposito, nel versante sud e del nuovo spazio collettivo riprogettato verso nord.
Il collegamento tra questi poli avviene lungo il canyon di cui si valorizza la conformazione convertita in un’inedita figura urbana che permette di esperire l’attraversamento della profondità della terra. Il punto di avvio è la grotta della vipera un luogo di memoria e metamorfosi di scambio tra vita e morte in una versione romana dell’Alcesti. Il monumento archeologico è inserito in un nuovo manufatto che ne enfatizza il ruolo di soglia e da qui spinge i visitatori in un viaggio a metà tra la memoria archeologica, la suggestione di sfiorare il limite tra vita materiale e vita ultraterrena per poi tornare dopo aver percorso il canyon nella compagine urbana.
Superato il primo dislivello si giunge, dove aver percorso un collegamento stretto e coperto, nel nuovo museo che funge da secondo limite tra l’area degli edifici produttivi in disuso e il canyon. Questa seconda soglia è intesa quale luogo abitato in grado di ricomporre il rapporto tra la città, il paesaggio archeologico e le tracce dell’attività estrattiva. I volumi che accolgono gli spazi museali assumono la metafora dello scavo come principio generativo: ciascuno si innesta nella topografia esistente, assecondandone i dislivelli e trasformandoli in materia di progetto. Il museo diventa così parte del suolo, quasi una sua prosecuzione costruita, in cui incisioni e variazioni di quota richiamano la memoria geologica e archeologica del luogo. Da queste variazioni nascono piccoli giardini interni, spazi di pausa e contemplazione che introducono momenti di sospensione all’interno del nuovo paesaggio.
Il limite definito dal museo genera inoltre una nuova piazza, intesa come luogo di urbanità e relazione. Alla quota d’ingresso si collocano gli spazi di accoglienza, le funzioni collettive – bar, sale workshop e atelier – e una prima sezione dell’archivio dei Musei Nazionali. Quest’ultimo si sviluppa su tre livelli attraverso un allestimento concepito come una fodera interna alle pareti del volume: una presenza sempre visibile che trasforma il deposito in parte integrante dell’esperienza museale. Al piano inferiore, il museo si estende fino a instaurare una relazione diretta con l’area degli scavi: in questa porzione trova spazio il Museo di Tuvixeddu. Allo stesso livello sono inoltre collocati il Museo della città di Cagliari, il digital lab, l’auditorium e l’archivio. Gli ambienti si dispongono attorno al patio centrale, verso il quale si affacciano, costruendo un sistema di relazioni visive e spaziali fondate sul rapporto con la luce e le sue modulazioni.
4. Riferimenti teorici
Il progetto si basa su alcuni temi fondativi della ricerca nel campo della progettazione architettonica, urbana e degli interni caratterizzata dalla dimensione umana dello spazio e della sua esperienza.
Il concetto di soglia è assunto come principio interpretativo del progetto, che individua nella dialettica tra forma urbana, paesaggio, memorie arcaiche i suoi caratteri fondativi.
Nel contesto operativo dell’area di Tuvixeddu il progetto ricuce diverse scale, fra cui quella antropometrica, quella della connessione (tra tempi diversi della storia) e quella architettonica.
Inoltre, l’intervento alla luce del concetto di adaptative reuse, reinterpreta l’esistente valorizzandone le potenzialità, riattualizzando le tracce della memoria del luogo.