AutoriGiuseppina Scavuzzo, Thomas Bisiani, Patrizia Cannas, Giovanni Fraziano, Gianfranco Guaragna, Paola Limoncin, Valentina Rodani, Vittoria Umani, Adriano Venudo

AteneoUniversità degli Studi di Trieste

Anno2023

Janus. La piazza bifronte

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Napoli – MD’O. Archeologia urbana e Mostra d’Oltremare

1. Descrizione

Il gruppo dell’Università di Trieste, tra gli ambiti di progetto proposti, ha scelto l’ultimo, comprendente lo spessore incostante di bordi e aree eterogenee che chiudono a nord la Md’O, denominato nella call “del Muro Attrezzato”.
La decisione del gruppo, di ripristinare il vecchio ingresso da Piazza Antiniano, ha comportato un’ibridazione con i temi di progetto proposti per l’ambito 2, ovvero quelli relativi alla realizzazione di una Porta Nord alla Md’O.

Terracina boulevard
Obiettivo della proposta è fare di via Terracina non più un limite ma una soglia, lavorando sulla sezione stradale che viene ampliata, non solo nell’area di pertinenza del presidio ospedaliero ma anche nella zona del quartiere residenziale che si trova più a est. S’intende così dare forma compiuta allo spazio pubblico di questa parte di città cresciuta per parti giustapposte.
Il risezionamento di via Terracina prevede una lieve riduzione degli spazi carrabili a favore di nuove aree pedonali, con allargamento dei marciapiedi a nord, nuove aiuole con alberature poste a filare, che ridisegneranno il fronte nord della strada, e la totale ripavimentazione della sede stradale a formare un disegno in continuità con le aree pedonali. Si connettono così, attraverso una corrispondenza materica, ritmica e di disegno del suolo, tutti gli spazi ai margini di quest’asse stradale – in un disegno unitario con il muro e la sua nuova permeabilità – con l’obiettivo di riconfigurarlo complessivamente come una sorta di boulevard.
La strada dismette il carattere di “spazio a canale”, lineare e monotono perché impostato sull’asse viario, articolandosi con la variabilità della città attorno e dilatandosi su confini ridefiniti per formare una nuova figura urbana. Tale figura è matrice di nuove relazioni e di uno spazio pubblico a diverse velocità che dall’urbano si riverbera sul contesto, con un contrappunto paesaggistico e un sistema di percorsi tematici che si sviluppano trasversalmente e raggiungono il versante collinare del cratere di Agnano.
Obiettivo di questi interventi è la conversione dello “spazio tecnico”, infrastrutturale, oggi quasi “monofunzionale” di via Terracina, in uno “spazio abitato”, attrezzato e definito da architetture e quinte vegetali: dilatando in alcuni casi, e contraendo in altri, il perimetro funzionale, i confini percettivi e le sedi proprie – ridistribuite a seguito del risezionamento della piattaforma stradale – si otterrà una nuova dimensione della strada, sia in termini geometrico-funzionali che simbolico-percettivi, in relazione all’intero comparto della Md’O e al contesto insediativo a nord dell’arteria stradale.
Il progetto nel suo complesso propone, quindi, uno spazio stradale ibrido e allargato che si combina con ambiti, edifici e manufatti del margine, strategicamente selezionati, per formare un nuovo elemento urbano, non più di risulta, ma autonomo, definito e caratterizzato, spazio del movimento ma anche dello stare.

Piazza Antiniano o la porta di Janus
Fulcro della nuova figura “Terracina boulevard” è piazza Antiniano.
La scelta di ripristinare l’ingresso da questa rotonda, negli anni inglobata all’interno della Md’O e chiusa dal muro di cinta, è legata alla lettura sovrapposta del sistema di circolazione interno all’area, degli attuali ingressi, dei parcheggi che servono la Md’O e della posizione rispetto alle emergenze esterne – il presidio ospedaliero, il cimitero, lo stadio.
Si instaura una circolarità di percorsi per cui piazza Antiniano diventa un’uscita che apre la vista verso la massa verde del cratere di Agnano, naturale sfondo e nuova quinta urbano-vegetale al rinato spazio pubblico della piazza ma anche alla percezione complessiva dall’interno della Md’O.
La piazza, ridisegnata come perno del disegno della strada, dispone, lungo il perimetro interno, di un sistema di cancelli mobili, archi di circonferenza telescopici, che consentono la chiusura dell’accesso alla Md’O.
In assetto di chiusura, la piazza è parte del nuovo sedime del boulevard, come area di sosta con sedute poste intorno agli alberi, già presenti al centro della rotonda, e orientate verso il cratere di Agnano.
In assetto di apertura, con la cancellata raccolta ai due estremi, la piazza diviene cerniera tra Terracina boulevard e l’asse che, all’interno della Md’O, connette i due affacci nord e sud, intersecando significativi allineamenti visivi con diverse emergenze interne. L’asse prosegue idealmente nei sentieri che risalgono lungo la collina.
La piazza assume un ruolo di snodo anche rispetto alle aree verdi che connette e su cui si affaccia, perché il nuovo muro in cui si inserisce prevede tagli che inquadrano da un lato la massa vegetale del bosco di eucalipti, posto in prossimità dell’attuale ingresso, mantenuto e valorizzato, e dall’altro lato le nuove alberature a filare che ritmano il nuovo assetto del Terracina boulevard.
Da una delle interpretazioni del toponimo “Antiniano” deriva il nome del progetto. Forse meno attendibile delle ipotesi di derivazione da anti/davanti Agnano, ci è parsa suggestiva quella di un richiamo alla divinità bifronte Janus (Giano) a cui erano dedicate alcune zone di Napoli, come il colle del Vomero e il borgo Antignano. Il riferimento è al carattere “bifronte” della piazza, al suo farsi porta e “interfacciare” la Md’O e la nuova figura urbana del Terracina boulevard.

Strutture ritmiche
Nella nuova figura urbana si combinano e sovrappongono:
- i ritmi della pavimentazione stradale ridefinita con materiali selezionati tra quelli già presenti nell’area della Md’O – pietra a spacco, sampietrini, basolato in pietra lavica e mattoni in cotto, posati di taglio e di piatto, come nella cordonata che conduce alla rotonda; il disegno comprende, oltre “all’evento” della piazza, inserti lapidei che interrompono visivamente e fisicamente – per irregolarità geometrica e scabrosità materica – la continuità dell’asse stradale, fungendo da dissuasori per il traffico; negli inserti tornano i colori delle maioliche caratteristiche di molte parti della Md’O;
- i ritmi delle nuove aperture nel muro – con tagli e demolizioni parziali – che accolgono le aree di attesa per i bus, edicole e piccoli chioschi, fontanelle, portabiciclette, cestini, cassonetti, sedute, attrezzature e servizi per il pubblico;
- i ritmi delle nuove alberature a filare lungo il lato nord: una quinta vegetale alla scala della città che definisce la figura urbana del Terracina boulevard;
- completano il contrappunto gli accessi sul fronte opposto – del presidio ospedaliero, del quartiere residenziale, delle aree commerciali – che danno coerenza al fronte urbano fornendo un supporto che accoglierà la segnaletica e i messaggi commerciali ora affastellati lungo entrambi i fronti strada.
Fra gli interventi di progetto per la ridefinizione spaziale e funzionale dell’intero sistema è compreso l’edificio posto dietro al Mausoleo funerario romano. Qui è proposto, sullo stesso sedime dell’ex scuola in disuso, il nuovo edificio Boccioni con elevata permeabilità funzionale e percettiva, per connettere l’interno della Md’O e il nuovo Terracina boulevard. L’attacco a terra, infatti, è scandito da un sistema di setti e pilastri: una piazza ipostila in continuità formale e materica con la nuova sistemazione della piazza di ingresso.

Il muro
Il tema del muro, ulteriore articolazione del rapporto tra la Md’O e gli spazi del Terracina boulevard, è strumento di controllo compositivo dello spazio e forma di linguaggio architettonico. Si tratta di una composizione per frammenti a partire dalla giacitura dell’attuale muro perimetrale in blocchi di tufo che, in corrispondenza dell’accesso all’area del parcheggio del Terracina boulevard, il progetto moltiplica e varia in riscontro ai salti di quota del terreno. Questa intensificazione di brani murari su quote diverse attiva un’oscillazione tra il dentro e il fuori, consente di instaurare relazioni dinamiche con l’intorno e, sottolineando assialità, percorsi e punti di accesso, offre la lettura di una spazialità ricca e complessa.
Il senso di isolamento della Md’O rispetto alla città è attenuato dalla definizione di una linea perimetrale replicata ma “imperfetta”, che dà vita ad un limite percettivamente meno definito.
I brani murari in tufo giallo popolano l’esistente assumendo un valore marcatamente scultoreo: privi di una spazialità interna, vengono piegati, tagliati e incisi, ma anche “risarciti” dall’aggiunta di elementi puntuali quali cornici, architravi, lastre e placcature, per articolare una modulazione plastica di “tracce” che dialogano con la dimensione archeologica dei luoghi evocando un ideale paesaggio originario.

Materie e carattere
Il progetto intende recuperare il lavoro sui materiali e l’attenzione al dettaglio – più che al valore intrinseco delle materie utilizzate – che contraddistingue le architetture della Md’O, soprattutto in alcune emergenze assunte nel progetto come riferimento, ad esempio per le texture del muro e per i disegni a pavimento.
L’evocazione dei mondi esotici d’oltremare – praticata nella Md’O in alcuni casi con ingenuità, in altri con grande raffinatezza – viene attualizzata rispetto alla volontà celebrativa che animava il complesso al momento della sua ideazione. Il confronto con l’eredità di quelle vicende storiche interroga l’architettura contemporanea, come dimostra la Biennale di Architettura veneziana di quest’anno. Nel progetto, l’apparato decorativo della Md’O, liberato dalle ingombranti volontà evocative e paternalistiche, diviene un riferimento di cui si è cercato di cogliere la coerenza con i partiti architettonici razionalisti e il carattere che, in realtà, è più vicino alla cultura materiale locale che a quella di terre d’oltremare più vagheggiate che realmente incontrate e comprese.
L’obiettivo di dotare il Terracina boulevard di un carattere urbano contemporaneo, fa della mediterraneità la sua cifra. Una mediterraneità colta nella sua stratificazione, dall’antichità testimoniata dai reperti archeologici, dal mosaico dorato di memoria bizantina del Cubo d’Oro, dalle maioliche napoletane fino alla modernità dell’architettura razionalista, che guardava alla lezione dell’architettura del Mediterraneo.
Di quella mediterraneità è propria anche una componente ludica e gioiosa, che torna negli episodi più figurativi della Md’O, come quelli affidati alle maioliche dell’Esedra.
Nel progetto questo carattere, questa “gioia ionica del raccontare”, è affidata ai landmark che segnano gli estremi del nuovo Terracina boulevard e che si richiamano alle celebri torri per la pubblicità che Gunnar Asplund disegna per l’esposizione di Stoccolma del 1930. Non a caso il maestro svedese si ispirava, in quel progetto, al “Corso” come strada che contraddistingue l’idea della città italiana, mediterranea.

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