AutoriLuigi Stendardo

CoautoriRaffaele Spera

AteneoUniversità degli Studi di Napoli Federico II

Anno2025

La Città sulla Diga

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Genova – Memoria Maris. Il quartiere della Diga Duca di Galliera

1. Descrizione

Il progetto della Città sulla Diga si colloca nel solco di una linea di ricerca sulle infrastrutture urbane e sulle opere d’arte di ingegneria civile che chi scrive conduce già da tempo. Si tratta di uno studio – condotto prevalentemente attraverso il progetto, inteso sia come strumento che come prodotto della ricerca – che, attraverso la produzione di scenari pilota per un upcycling sostenibile di spazi residuali delle infrastrutture, mira a svelarne il potenziale architettonico e urbano latente ancora inespresso, al fine di trasformare tali aree di scarto in risorse preziose per la città contemporanea, in linea con i principi dell’economia circolare, dell’urban mining e del contenimento del consumo di suolo, che costituiscono un imperativo per la sostenibilità culturale, ambientale e finanziaria della trasformazione e della gestione dello spazio antropico. Il più recente segmento di questa ricerca è costituito dal progetto B-ROAD_Below the Road. Scenari pilota per l’upcycling dello spazio residuale delle infrastrutture urbane (finanziato nella cornice del bando FRA_Finanziamento di Ricerca di Ateneo 2020, Università di Napoli Federico II, 15/04/2021-14/12/2023) che si è occupato di lacerti di spazio urbano non ancora riconosciuti come architettura, città o paesaggio, situati al di sotto o in prossimità di infrastrutture urbane come viadotti, svincoli e rotatorie. Al fine di perseguire la massima efficienza e sicurezza, le infrastrutture sono generalmente concepite come sistemi specializzati, monofunzionali, chiusi e isolati; tuttavia, anche considerandone la posizione strategica in termini di centralità nella città contemporanea, individuare e sviluppare le potenzialità del lato B delle infrastrutture urbane, rendendole in qualche modo multitasking, apre nuovi interessanti orizzonti sullo spazio urbano. Se per il progetto B-ROAD il lato B dell’infrastruttura era costituito dagli spazi residuali al di sotto dei viadotti urbani, nel caso della diga Duca di Galliera questo è evidentemente la superficie superiore della diga, che può potenzialmente restituire al centro di una città compressa tra il mare e le colline poco meno di quattro ettari di suolo sul quale espandere lo spazio pubblico e localizzare funzioni socialmente rilevanti. Il progetto della Città sulla Diga costituisce così una possibilità di ampliare, mettere alla prova e validare i principali assunti e risultati del progetto B-ROAD su un diverso terreno di indagine ed esercizio progettuale. La diga viene dunque considerata l’occasione per guadagnare spazio alla città, per definire luoghi urbani, pezzi di città nella forma e negli usi, che stabiliscono relazioni di continuità, ancorché a distanza, con altri pezzi della città ed elementi notevoli del paesaggio urbano, attraverso triangolazioni, allineamenti, sguardi e traguardi, rispetto ai quali assumono di volta in volta il ruolo di landmark o di punti di stazione per l’osservazione della città.
È sulla base di queste premesse che, a partire dalla domanda di progetto della call – che in sostanza chiedeva di realizzare un deposito librario per circa un milione di volumi con servizi accessori e un collegamento con la terraferma – il progetto ha sviluppato un programma più complesso e articolato che prevede usi diversi che, oltre alla tutela del patrimonio librario e allo studio, contemplano attività per il tempo libero, sport, ristorazione, spettacoli, eventi e forme di spazio collettivo volte a rinnovare, arricchire e diversificare il rapporto tra i genovesi, e gli ospiti della città, e il mare. Il deposito librario – seppur corredato da servizi aggiuntivi – si configura alla stregua di un caveau, sì visitabile, ma necessariamente chiuso e isolato a protezione di un patrimonio vulnerabile in un ambiente molto aggressivo, resta frequentato da un numero limitato di utenti di nicchia, e si presenta come un altrove rispetto alla città, una sorta di eterotopia foucaultiana; la corte aperta, le aree attrezzate per attività sportive libere outdoor, le piscine pensili con spiagge solarium, i punti di ristoro, le terrazze, le cavee scoperte, il giardino dei fichi d’india si configurano come spazi aperti ad una fruizione massiccia ed eterogenea, luoghi che costituiscono nuove centralità di una città che si apre, dilata il suo centro, espande i suoi spazi pubblici e li proietta verso il mare, sulla diga al centro del teatro del porto vecchio. Il progetto della Città sulla Diga risponde dunque alla domanda del deposito librario con servizi aggiuntivi, ma la colloca nella contingenza dell’oggi e la ibrida con domande più ampie e diversificate, considerando anche la probabilità che in futuro il deposito librario possa essere, parzialmente o totalmente, dismesso e gli spazi riconvertiti per altri usi come, ad esempio, co-working, fab lab, incubatori per startup, palestre, spa.
In considerazioni dei flussi generati dai diversi usi previsti dal programma, per garantire un’adeguata accessibilità alla Città sulla Diga, il progetto prevede un sistema di mobilità del tipo metropolitana via mare, con traghetti elettrici ad emissioni zero, con quattro punti di approdo opportunamente distribuiti lungo la diga, in grado di sviluppare una capacità massima superiore ai 2500 passeggeri/ora in arrivo e altrettanti in partenza, con tempi di percorrenza medi dal porto vecchio di circa 15 minuti e tempi di attesa inferiori a 10 minuti.
La diga Duca di Galliera si sviluppa – a valle della demolizione e della parziale riconfigurazione del suo tratto occidentale prevista dal complessivo progetto per la Nuova Diga di Genova – per circa un miglio nautico. La call indica come area di progetto la parte occidentale della diga, ovvero il manufatto ottocentesco parzialmente rimaneggiato, corrispondente circa al 60% della lunghezza della diga – escludendo il più sottile prolungamento novecentesco verso oriente che definisce l’attuale bocca di levante del porto – per una lunghezza totale di circa 1120 m. Il tratto oggetto di studio si presenta dunque come un manufatto sostanzialmente unitario, con una larghezza media di 35 m e un’altezza media di 3 m slm, che si dispone planimetricamente lungo una spezzata. Al di là della sua compatta forma tecnica di costruzione marittima, concepita come sezione tipo estrusa, con poche variazioni, per tutta la lunghezza necessaria, la diga è passibile di rimodellazioni delle sue masse e, in virtù della sua lunghezza, è idonea ad accogliere pezzi opportunamente orientati per dialogare con la città sulla terraferma.
Il primo elemento di progetto è un basamento cavo che insiste su tutta la superficie superiore della diga. L’interno del basamento, a quota 3 m slm, ospita il deposito librario con i servizi aggiuntivi. Si tratta di un ininterrotto fluire di setti, scaffalature, lucernari incisi nello spessore del solaio di copertura, finestre a nastro, che si allungano lungo linee parallele all’asse longitudinale della diga. Le finestre ritagliano viste sul porto e la città a nord e sul mare a sud. Alle linee di flusso che costituiscono l’ossatura del deposito si agganciano postazioni per la consultazione e la lettura e servizi diversi. La fluida continuità lineare del deposito/biblioteca garantisce il collegamento tra gli elementi singolari che si ergono al di sopra del basamento e completano il centro per la tutela del patrimonio librario. Nel basamento sono collocati anche i quattro punti di approdo che garantiscono il collegamento con la terraferma. Dalle aree di approdo è possibile accedere alle diverse sezioni del deposito/biblioteca e, con sistemi di rampe, scale e ascensori, salire sulla copertura del basamento a quota 8.40 m slm. Qui troviamo un livello costituito da aree coperte e scoperte, per un totale di circa 15000 mq, dedicate prevalentemente ad attività sportive outdoor, con piste per jogging, skateboard, pattinaggio, parkour, aree fitness e attrezzature per calisthenics, crossfit, climbing, yoga, con terrazze, punti di ristoro e servizi.
Al di sopra del basamento prendono forma diverse architetture urbane.
Sul segmento più orientale della diga è appoggiato un primo volume che, incastrandosi nel basamento sottostante, ruota leggermente rispetto alla giacitura di quest’ultimo per disporsi parallelo al molo che chiude la darsena della Nuova Banchina Industriale. Il volume, chiuso verso il mare, si presenta aperto verso la città alla quale offre la sua sezione che ne fa vedere l’interno. Nella parte basamentale trova spazio una sala ipostila che si lascia attraversare dalle linee di flusso del deposito e ospita servizi aggiuntivi quali laboratori di manutenzione e restauro, una sala per la digitalizzazione, desk per la distribuzione e la restituzione dei volumi, postazioni per la consultazione e la lettura e servizi. I due livelli superiori sono costituiti da tre bracci che delimitano una piazza a corte aperta sulla bocca di levante verso il molo dirimpetto. Alla piazza, a quota 8.40 m slm, si accede direttamente dai bracci della biblioteca – che ospitano sale lettura, uffici per la gestione e la catalogazione, oltre che bookshop e punti di ristoro – ma anche dai due approdi adiacenti attraverso un sistema di rampe. Sulla piazza si erge la torre che fa da fanale rosso/verde per le due bocche di levante e che si allinea, mutuandone la giacitura, con l’asse via Corsica e il belvedere di piazzale San Francesco d’Assisi a Carignano.
Più a ovest, al di sopra dell’area per le attività sportive, resta sospeso su pilotis un lungo volume – raggiungibile attraverso sistemi di rampe, scale e ascensori – che si stacca dal basamento per ruotare leggermente e orientarsi nella direzione della Lanterna. Sulla sua sommità il volume ospita due grandi piscine (infinity pool) con acqua di mare filtrata, lunghe rispettivamente 50 m e 25 m, con solarium disegnati come spiagge artificiali che accompagnano in acqua, capaci di ospitare complessivamente circa 1000 persone. L’infinity pool rivolta a occidente punta sulla Lanterna, mentre quella orientale si affaccia in direzione delle bocche di levante. Le due grandi piscine pensili si candidano a essere il mare balneabile al centro della città di Genova, dal quale, immersi in acqua e sospesi sull’orizzonte marino, si guarda alla città mentre le navi sfilano accanto. All’interno del volume, al di sotto del piano piscine, troviamo i servizi completi di guardaroba, spogliatoi e docce (utilizzabili anche a servizio delle attività sportive che si svolgono sulla terrazza del basamento sottostante) e un ristorante panoramico con vista sull’orizzonte marino.
Procedendo ancora verso ovest, in corrispondenza del cambio di giacitura della diga che disegna un angolo di 140°, il basamento viene rimodellato in forma di bastione che torreggia sull’ingresso del porto vecchio, culminando in una terrazza panoramica. Lungo le due superfici laterali inclinate si distendono due cavee all’aperto – con capacità di 1800 e 900 spettatori – con palco e scena, per proiezioni, rappresentazioni teatrali, concerti ed eventi.
Infine, sull’ estremità occidentale della diga, il basamento torna a innalzarsi dando forma a un volume scolpito che ospita una sala per workshop e seminari con aule sospese – raggiungibili attraverso una promenade architecturale che attraversa il volume vuoto – e un auditorium della capienza di 580 posti che si affaccia sull’acqua. Sulla copertura di quest’ultimo volume, il giardino dei fichi d’india resta sospeso al centro del porto mostrandosi allo sguardo dei passeggeri sui ponti delle navi che arrivano a Genova.
Il progetto, attraverso la sequenza di figure urbane che dialogano con la città storica e con il mare aperto, realizza una articolata promenade monumentale – che fa eco all’ininterrotto flusso interno del deposito librario – e costruisce, sull’infrastruttura, la Città sulla Diga.

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