AutoriClaudia Pirina, Giovanni Comi

AteneoUniversità degli Studi di Udine

Anno2025

La misura dell’orizzonte

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Genova – Memoria Maris. Il quartiere della Diga Duca di Galliera

1. Tesi / Ipotesi

Tempo, spazio e luogo
Nel libro “Tempo e progetto”, uscito in concomitanza con la notizia della sua morte, Vittorio Gregotti afferma che “l’interpretazione del tempo è uno dei materiali strutturali a cui il progetto di architettura dà forma. Il tempo, insieme al luogo ed allo spazio rappresenta infatti un’opportunità per il presente di confrontarsi con un passato poetico, disciplinare e civile, oltre che con moli altri significati, compresa l’immaginazione nei suoi diversi aspetti e caratteri, nel suo perdurare e nel suo manifestarsi in differenti condizioni di vita e di lavoro”. E prosegue ponendo l’attenzione sulla “rappresentazione del passato” e sulla sua connessione con la “selezione del tempo nella nostra memoria”, delle modificazioni e sovrapposizioni, di continuità e radici. Per l’architetto milanese infatti “il progetto di architettura è la capacità di produrre, nel presente, e nel futuro, frammenti di verità nuovi, che non dimenticano mai il territorio critico del passato, della storia della propria disciplina e del proprio contesto”. Nel rapporto cronologico, spaziale e fisico tra ciò che è stato e ciò che sarà si individua così il territorio del fare dell’architetto.

2. Descrizione

Il territorio e la città
Il porto di Genova, e quel che resta del molo Galliera, incarnano il luogo ‘ideale’ per una possibile verifica di tali affermazioni grazie a quella particolare condizione che caratterizza le città di mare disposte su un declivio solcato da fiumi. Fin dall’antichità l’orografia e la forma del golfo hanno intessuto un dialogo con la forma delle mura difensive e del borgo abitato. Creste, valli, solchi e pianure hanno accolto manufatti ed edifici che, per episodi puntuali o in masse compatte, raccontano di quell’antica e sapiente capacità di scegliere la giusta collocazione.

Rappresentazioni
Antiche cartografie della città rappresentano efficacemente queste precarie e volatili configurazioni spaziali, mettendo più o meno in evidenza i tratti fin qui raccontati.
Nel progetto rappresentazioni antiche si mescolano con la condizione attuale, producendo una sorta di straniamento in cui passato, presente e futuro si mescolano secondo logiche immaginarie. La sovrapposizione di strati e condizioni differenti trova così spazio anche nei disegni di moli oltre che di forme degli isolati non più attuali. In tale rappresentazione l’attrito prodotto dall’accostamento tra forme antiche e future disposizioni prefigura nuove possibilità e nuovi orizzonti.

Il porto e i suoi moli
La condizione di luogo speciale si può leggere in quell’incessante modifica della forma della terra alla ricerca di conquista di nuovi territori. Alle evoluzioni del bordo consegue una corrispondente riduzione dello specchio d’acqua caratterizzato dalla presenza di alcuni emblematici elementi che intessono tra loro relazioni a distanza. Un tempo isolate, tali architetture notevoli punteggiavano il territorio, ma nella condizione attuale spesso non ci sono più o si trovano inglobate all’interno di un tessuto denso e compatto, talvolta privo di qualità.
Gli antichi bordi netti e i lunghi fronti degli edifici della marina hanno lasciato il posto a una linea di limite frastagliata e per questo ancor più ricca di approdi. Non solo la linea del limite tra terra e acqua si piega e articola, ma contemporaneamente anche la forma di moli e dighe a protezione dello spazio acqueo del porto. Così come la terra progressivamente avanza erodendo porzioni di acqua, lo spostamento in avanti dei moli riconquista nuovamente acqua in una sequenza che appare infinita. E la nuova condizione proposta dal progetto altro non è se non uno di quei momenti in cui l’espansione portuale produce radicali modifiche nella forma della città.
Ma nel mondo del porto sempre più ciclopiche, solide e poderose mura in calcestruzzo si alternano alle sinuose forme dei silos, ma anche alle mutevoli immaginifiche macchine per il carico delle merci, o ancora a container di svariati colori, ma sempre uguali nella loro forma.
Anche le architetture generalmente utilizzano forme semplici e ripetute all’infinito. I lunghissimi manufatti degli antichi arsenali, la cui forma deriva dalla loro funzione, erano macchine razionali e perfette nella loro semplicità, mentre in anni più recenti i più moderni magazzini hanno cambiato forme e proporzioni, ma pur sempre mantenuto quel grado di funzionalità che più si confà al loro specifico uso.

Nuovi orizzonti
L’introduzione della nuova diga foranea muta il frons scenae della città e introduce la possibilità di costruzione di nuovi orizzonti. Parallelamente il Molo di Galliera da un lato subisce una nuova mutilazione mantenendo e acuendo sempre più la condizione di frammento separato dal suo luogo d’origine, dall’altro cambia radicalmente la propria condizione. Da barriera/limite posta a protezione della città si trasforma in una sorta di giano bifronte in cui entrambe le sponde affacciano ora su acque tranquille e navigabili. Una condizione straniante e affascinante al contempo, foriera di nuove possibilità che si integrano inscindibilmente con la condizione di doppia visione da mare e da terra che caratterizza questi luoghi.
Il progetto occupa in lunghezza una cospicua porzione del molo ripercorrendone l’andamento regolare. La sua sezione trasversale incrociata si sospende alla quota superiore dell’antico muro del molo che, nelle sue sponde rimane spazio percorribile protetto. Il sistema degli accessi avviene quindi attraverso sistemi di scale e ascensori che connettono le due quote. Il bordo lato mare, ora sponda protetta, accoglie il nuovo attracco per il trasporto via mare di libri e attrezzature, garantendo una differenziazione dei flussi tecnici da quelli del pubblico. La sezione trasversale rimanda all’idea del transatlantico, sezionato e ritmato nella lunghezza in parti tra loro differenti per dimensioni e funzioni.
Un nuovo ponte apribile connette il sistema via terra per garantire una migliore e più agile accessibilità senza intralciare il traffico marittimo delle navi turistiche previsto sul fronte verso la città.
L’edificio si articola su più livelli tra loro interconnessi fisicamente e visivamente, adibendo il lato a mare, protetto dalla lunga parete in calcestruzzo e quasi del tutto privo di aperture, all’accoglienza del sistema di deposito, consultazione, studio e restauro dei libri. Il fronte verso nord-est si apre alla luce attraverso un sistema di parete in u-glass ritmata da grandi aperture che si affacciano verso la città. La luce traslucida e lattiginosa si alterna così a porzioni di spazi maggiormente illuminati ad accogliere aree per workshop, seminari, gestione e catalogazione.
Sulle due teste, da un lato il sistema del grande atrio, dall’altro un auditorium che si protende verso il porto e il sistema dei più recenti moli.
Il nuovo Centro per la tutela del patrimonio librario, nel suo cercare la giusta scala all’interno di questo teatro, sceglie di affidare alla ripetizione e al ritmo la possibilità di interpretare il suo ‘fuori scala’ e offre al luogo le due opposte visioni di muro e lanterna nell’intento di costruire un proficuo dialogo con il contesto e la forma dello spazio della città.

3. Riferimenti teorici

V. Gregotti, Tempo e progetto, Skyra, 2020