AutoriFederica Morgia, Manuela Raitano, Luisa Liguori, Luisa Morgani, Beatrice Pia Pizzicaroli, Eleonora Ragonici, Benedetta Tamburini

AteneoUniversità degli Studi di Roma "La Sapienza"

Anno2023

La mostra e il recinto

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Napoli – MD’O. Archeologia urbana e Mostra d’Oltremare

1. Descrizione

La nostra proposta di progetto per la riqualificazione del margine nord della Mostra d’Oltremare opera in parallelo a differenti scale e persegue un duplice obiettivo: valorizzare, come richiesto nella call, il margine archeologico e il sistema di accessi lungo via Terracina; ripensare, al contempo, la Mostra nel suo insieme.
In relazione al primo obiettivo, si è scelto di trasformare il margine nord in un vero e proprio parco archeologico lineare, una buffer zone posta tra la Mostra e l’asse di via Terracina, un luogo in cui sperimentare la presenza attiva dell’antico nel corpo della città. Per questa ragione nel progetto si è deciso di enfatizzare la quota archeologica, liberandola dalle superfetazioni e rendendone manifesto il potenziale evocativo, immaginando di riportare alla luce, nella sua interezza, il tracciato originario della strada romana sull’ampia superficie che attraversa. A tal scopo vengono eliminate alcune volumetrie provvisionali o sottoutilizzate che impediscono, allo stato attuale, di dare continuità al sedime della direttrice romana; quest’ultima, nel nostro progetto, viene a essere un segno generativo importante: nel corpo delle città storiche, infatti, le aree archeologiche non sono solo siti densi di vestigia materiali dotate di intrinseco valore, ma rappresentano anche delle vere e proprie fonti documentali, capaci di “illuminare” le relazioni originarie tra le città e i territori. Riportare alla luce un lungo tratto dell’antica direttrice renderebbe intelligibile lo stretto legame tra la città di Napoli e il territorio flegreo.
In relazione al secondo obiettivo, si è inteso ricentrare la Mostra d’Oltremare rispetto alla città, lasciando emergere la sua figura urbana e riattivando una serie di relazioni fisiche e visive tra la Mostra e i suoi contesti, oggi sopite: in direzione est-ovest, tra il nucleo storico del complesso e i Campi Flegrei, un dispositivo-torre permette di volgere lo sguardo verso Bagnoli; in direzione nord-sud, tra la via Terracina e la collina degli Astroni, viene stabilita una continuità fisica tra quest’ultima e il sistema-mostra.
Sul piano urbano, inoltre, la Mostra d’Oltremare – da noi intesa come complesso di edifici dotato di significato e di forma autonomi – è allo stato attuale una “parte” di città formalmente non ancora compiuta. I bombardamenti del ’43, le numerose cessioni di aree e alcuni interventi successivi ne hanno indebolito il carattere unitario, senza tuttavia poterlo cancellare del tutto. Abbiamo dunque voluto valorizzare lo statuto autonomo di questo pezzo di città, dando risposta complessiva al tema del margine posto dalla call e ipotizzando, lungo tutti i lati del complesso, un dispositivo-recinto, chiudente sul piano planimetrico, ma permeabile alla quota urbana: un recinto smaterializzato e astratto, un reticolo spaziale che individua la “figura” urbana, ma non separa il dentro dal fuori.
L’obiettivo è quello di restituire interamente la Mostra alla città di Napoli, nella fruizione collettiva e quotidiana, spostando il controllo e la bigliettazione alle soglie dei singoli edifici. Il grande portale prospiciente lo stadio Maradona, coperto da una struttura-traliccio di supporto per i banner informativi, funzionerebbe così da fornice di ingresso, ma in posizione sempre aperta, così come i fornici del Canina introducono a Villa Borghese.
Sul piano delle azioni progettuali, gli attuali muri che contornano la Mostra vengono demoliti ma solo in parte sostituiti dal nuovo recinto-reticolare: quest’ultimo è un dispositivo tridimensionale, basato su un ‘modulo-oggetto’ cubico di dimensione di base di 3,60 mt., che individua ma non isola; è, inoltre, un dispositivo spaziale che si intreccia al verde di progetto, che completa e integra quello preesistente con l’intento di portare a pieno compimento l’assetto paesaggistico originario della Mostra, oggi compromesso.
Sul piano delle connessioni di paesaggio, in particolare, è stata ricercata una relazione diretta tra via Terracina e la collina degli Astroni ipotizzando che il parcheggio dell’ospedale venga interrato. Ciò consentirebbe di stabilire una reale continuità tra il sistema collinare (che in quel punto presenta un dislivello di circa 80 metri) e il margine nord, e tra quest’ultimo e viale Kennedy, a sua volta posto circa dieci metri più in basso di via Terracina.
La maglia isotropa, reticolare, che genera i rapporti tra lo spazio urbano, i padiglioni e le aree verdi della Mostra d’Oltremare attraverso un sistema permeabile, percorribile, ospitante piccoli servizi per lo spazio pubblico e performaces artistiche dalla duplice “postura”, è caratterizzata da una serie di “episodi” che ne declinano la natura adattiva nei confronti delle preesistenze ambientali, architettoniche e archeologiche che connotano il contesto.
Planimetricamente, il recinto si dispone secondo due diverse attitudini. Sui lati paralleli nord e sud borda l’intera superficie della Mostra d’Oltremare assumendo la natura di traliccio, sdoppiandosi lungo l’asse di via Terracina e acquisendo poi la giacitura ruotata dei principali edifici della mostra. Sui lati est e ovest, viceversa, si conforma al sistema dei padiglioni e delle masse verdi esistenti alternandosi ad alcuni elementi episodici, “zolle” in rilevato realizzate movimentando le macerie delle superfetazioni demolite. Queste “zolle” punteggiano l’area della Mostra, fungendo da plateatici per fiere o esposizioni, o piccoli teatri all’aperto.
Lungo il margine nord, più nel dettaglio, incontriamo in successione tre differenti episodi: il primo è costituito da un sistema distributivo che mette in connessione, alla maniera di un nuovo varco longitudinale, la quota del transito urbano di via Terracina con l’area archeologica delle terme romane che, con il tracciato dell’acquedotto e il mausoleo, contribuisce a formare un importante patrimonio da valorizzare. Da qui, un braccio scavalca a ponte la quota archeologica e porta nel cuore della Mostra, a lato della fontana dell’Esedra.
Il secondo episodio è costituito da una passerella ciclo-pedonale che interseca il traliccio e collega il margine nord con gli Astroni, importante emergenza ambientale, scavalcando in elevato via Terracina e raggiungendo l’isobara corrispondente della collina scoscesa.
Il terzo episodio posto lungo il tracciato viario è costituito dalla presenza di un passaggio anulare sopraelevato, corrispondente all’attuale piazza Antiniano, che assolvendo al ruolo di “Porta Nord” introduce il flusso dei visitatori in una successione digradante di spazi che conduce, attraverso la scalinata, alla quota dell’Arena Flegrea. Un sistema di pennoni luminosi contribuisce infine a dare continuità al margine urbano, legando tra loro i diversi episodi.
La maglia reticolare, infine, acquista un ruolo pregnante dal punto di vista volumetrico attraverso un elemento verticale, una torre-belvedere, collocata sul versante ovest di via Terracina, in prossimità dell’intersezione con l’asse lungo il quale si attestano il Giardino Zoologico e il parco dei divertimenti Edenlandia.
La torre, costituita da sei moduli quadrati per lato e sette in altezza, è attraversata da un sistema di rampe, passerelle e aggetti, che consentono ai visitatori di traguardare l’orizzonte in direzione Bagnoli e quindi del mare, risignificando il rapporto tra la Mostra e questo versante della città, coerentemente a quanto era stato originariamente pianificato.
La torre-belvedere ospita due volumi a reazione poetica, un cilindro-ascensore e una sfera che ospita un piccolo planetario. La sua superficie verticale è, in parte, tamponata da un dispositivo di micro-eliche eoliche che, oltre ad accumulare l’energia necessaria per contribuire alla sostenibilità dell’intervento, ne caratterizzano la superficie esterna attraverso un sistema dinamico e cangiante di piccoli aerogeneratori basculanti sull’asse verticale.
Sull’asse nord-sud il traliccio intercetta l’evocativo portale d’ingresso del parco giochi Edenlandia e quello del giardino zoologico. Lungo questo tracciato il recinto, oltre al sistema di rampe e passerelle, è abitato anche da una serie di piccoli volumi, che ospitano spazi espositivi.
Lungo il lato sud su viale Kennedy, infine, il recinto riconnette una serie di elementi esistenti e di progetto: il laghetto con la massa verde e il padiglione che lo bordano, un nuovo edificio adibito ad area espositiva ed infine un nuovo diaframma sulla facciata del grande padiglione esistente. Qui, come lungo via Terracina, è coperto in alcuni moduli da pannelli orientati a sud e rivestiti da un film fotovoltaico.

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