AutoriEfisio Pitzalis, Michele Dovere, Gianluca Cioffi, Giorgia Coviello, Mariateresa Petino, Marcella Zanchetta, Noemi Scagliarini, Leonardo Junior Pagano, Marco Russo, Alessia Grandizio
AteneoUniversità degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli"
Anno2026
L’archéologie du savoir
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Tesi / Ipotesi
Il limite non è una linea che separa due condizioni già definite, ma il luogo nel quale esse acquistano forma e diventano reciprocamente intelligibili. In architettura, il limite può trasformarsi in uno spessore abitabile: un dispositivo capace di mettere in relazione realtà differenti senza cancellarne l’autonomia.
Il progetto per Tuvixeddu assume questa condizione come propria tesi fondativa. Da una parte si trova il tessuto urbano di Cagliari, con le strade, le abitazioni e i movimenti quotidiani; dall’altra il rilievo archeologico, la materia scavata e il tempo lungo della necropoli. Tra questi due mondi l’edificio non si dispone come un oggetto autonomo, ma come una soglia.
L’ipotesi progettuale consiste nel trasformare il margine in un luogo condiviso. L’edificio non occupa il parco e non si sostituisce ad esso, ma ne costruisce la porta, rendendo possibile una continuità tra città, architettura e paesaggio archeologico.
2. Descrizione
L’edificio si colloca nel punto in cui il tracciato urbano incontra la topografia di Tuvixeddu. La sua forma allungata accompagna il margine e ne chiarisce la direzione. Il fronte rivolto verso la città assume il carattere di una presenza urbana, quasi una quinta capace di raccogliere la dispersione del contesto. Sul lato opposto, il rapporto con il parco è affidato alla profondità degli spazi, alle aperture e al grande varco centrale.
L’attraversamento dell’edificio si articola attraverso una successione di condizioni: avvicinamento, ingresso, sosta, orientamento e apertura verso l’area archeologica. Gli spazi destinati all’accoglienza, allo studio, all’esposizione e all’incontro accompagnano questo passaggio e trasformano l’accesso al parco in un’esperienza collettiva.
La facciata introduce un ulteriore livello narrativo. Le immagini non sono decorazioni sovrapposte, ma frammenti di un racconto rivolto alla città. L’iconografia richiama la cultura funeraria, i reperti e le stratificazioni di Tuvixeddu, mantenendo una distanza critica da qualsiasi ricostruzione scenografica.
3. Metodologia
Il progetto nasce dalla lettura della condizione di margine e dall’individuazione del grande varco centrale come principio ordinatore della composizione. Il vuoto non rappresenta un’interruzione dell’edificio, ma il dispositivo attraverso il quale l’architettura dichiara la propria funzione di porta del parco.
La sezione viene utilizzata come principale strumento progettuale. Cavità, volte e superfici concentriche traducono nell’architettura il carattere di un paesaggio inciso. Il progetto non riproduce letteralmente le tombe o le forme del rilievo, ma assume lo scavo come procedimento compositivo.
Pieno e vuoto, luce e ombra, compressione e dilatazione definiscono una sequenza spaziale percepibile attraverso il movimento del corpo. La memoria archeologica non viene semplicemente illustrata, ma resa operante nell’esperienza del visitatore. Anche la facciata è concepita attraverso un processo di selezione e montaggio di frammenti iconografici, capaci di evocare il passato senza simularlo.
4. Riferimenti teorici
Il progetto si fonda su una concezione relazionale del limite: non elemento di separazione, ma spazio di mediazione e confronto. Il paesaggio archeologico non è considerato uno sfondo pittoresco, così come la città non viene ridotta a un semplice sistema di accessi. L’architettura assume il compito di costruire una relazione tra condizioni temporali, fisiche e culturali differenti.
La memoria è intesa come materia attiva del progetto. L’architettura non ricostruisce l’antico e non ne propone una rappresentazione nostalgica, ma ne custodisce le tracce e ne rende percepibile la permanenza.
Il limite assume infine un valore civile. Rendere accessibile Tuvixeddu significa restituire l’area archeologica alla vita collettiva senza ridurla a consumo visivo. Il progetto trasforma così il margine in luogo condiviso: il limite non chiude, ma seleziona; non esclude, ma orienta; non separa, ma mette in forma la distanza necessaria affinché città, edificio e paesaggio possano appartenersi.