AutoriAntonio Biancucci, Luciana Macaluso, Salvatore Oddo, Barbara Lino, Renata Prescia

CoautoriClara Pantalena, Alexia Scarlata

AteneoUniversità degli Studi di Palermo

Anno2023

Lo spessore del bordo. Fra via Terracina e la Mostra d’Oltremare di Napoli

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Napoli – MD’O. Archeologia urbana e Mostra d’Oltremare

1. Il recinto

Allo stato attuale l’ingresso alla Mostra d’Oltremare avviene prevalentemente da sud est, il lato della fiera rivolto verso il cuore della città, ma date le dimensioni dell’area di circa 720.000 mq, vi sono anche altri punti di accesso. Fra questi, in particolare, quello a nord è poco usato perché si apre in un’area fortemente segnata dalla presenza della via Terracina, arteria a grande scorrimento fra Napoli e Bagnoli, e di numerosi servizi e attività commerciali poco relazionati agli spazi urbani (l’ospedale San Paolo, un’azienda di ristorazione con gli annessi depositi, distributori di carburante, magazzini di varia natura).
Il recinto, di conseguenza, è un limite invalicabile a protezione della fiera e delle aree archeologiche. Queste ultime sono intercluse singolarmente in riferimento ai vincoli monumentali che, di fatto, hanno avuto il merito di conservarle ma al tempo stesso ne hanno sancito l’abbandono.
La Call for projects della società scientifica Proarch chiedeva un potenziamento dell’accessibilità pedonale da nord individuando il tema del progetto di una soglia con una profondità tale da garantire un’appropriata transizione dai lacerti della città contemporanea alle notevoli preesistenze, testimonianze di civiltà antiche (archeologia romana) e moderne (razionalismo italiano prebellico e postbellico).
Il tratto del recinto della Mostra d’Oltremare preso in considerazione comprende nella sua interezza il margine settentrionale dal punto di innesto della via Cuma a Fuorigrotta con la via Terracina sino al confine est dell’area archeologica delle Terme Romane.
È una linea che si sviluppa lungo una striscia inedificata con una profondità media di 50 metri, caratterizzata dalla presenza di una antica strada romana, la via Puteolana, un mausoleo funerario e le rovine dell’Acquedotto del Serino, posti a una quota ribassata rispetto alla strada di circa 3 metri.
Tale misura diviene, attraverso il progetto, occasione per costruire spazio pubblico: una sequenza di soglie abitate si moltiplica nello spessore della topografia esistente.
Nelle pieghe artificiali del suolo, il bordo si dilata fino a svelare relazioni trasversali alla ridimensionata via Terracina, fra la fiera, il parco sulle pendici del cratere di Agnano e, in direzione longitudinale, costruendo le condizioni per un’area archeologica continua.

2. Moltiplicazione delle soglie

Gli edifici della Mostra definiscono il recinto, componendosi con un nuovo volume di bordo che sostituisce il corpo di fabbrica – di cui si prevede la demolizione – situato fra la via Cuma a Fuorigrotta e la scalinata dell’ingresso nord.
La testata occidentale di questa architettura dialoga con l’Acquario Tropicale, progettato nel 1938 da Carlo Cocchia e caratterizzato da una decorazione in ceramica affidata a Paolo Ricci, esponente della Scuola di Posillipo.
Nella proposta, il bordo contiene due porte d’ingresso – una su piazza Antiniano e l’altra in corrispondenza dell’Esedra – sdoppiandosi per custodire il mausoleo e cingere l’area trapezoidale libera fra la via Terracina, la piazza Antiniano, la via Cuma a Fuorigrotta e il Palazzo dell’Innovazione e della Conoscenza con un muro abitato, parzialmente permeabile, così composto:
- sul lato nord, un nuovo edificio è posizionato in corrispondenza del salto di quota. La copertura è una terrazza pubblica che al livello della via Terracina si affaccia sul giardino del mausoleo. Nella testata orientale “il corpo” si alza di un livello fuori terra per contenere un ingresso, con scale e ascensori per accedere alla quota più bassa;
- un volume di due livelli sul lato dell’Acquedotto, di cui uno fuori terra che fa da fondale allo spazio pubblico superiore, e costituisce un ingresso all’area archeologica.
Da qui una pensilina si sviluppa lungo la via Terracina divenendo possibile collegamento aereo con le Terme, circa 200 metri più a nord-est;
- un volume sul lato sud-est, collegato a “L” con l’edificio sul bordo meridionale di fronte l’Arena Flegrea, per attrezzare e potenziare l’ingresso nord.

3. Continuità dello spazio urbano

Tra le questioni più importanti vi è la necessità di definire logicamente l’identità dei luoghi in considerazione a ciò che è dentro e ciò che è fuori rispetto ai diversi sistemi urbani.
La continuità dello spazio è stata quindi uno dei principi della strategia progettuale.
Dato lo sviluppo longitudinale del margine della Mostra, si è ritenuto appropriato lavorare su un unico sistema comprendente gli ambiti 2 “Dietro la Fontana dell’Esedra: la porta Nord della Mostra d’Oltremare” e 3 “Il Muro Attrezzato”, estendendolo oltre l’Acquario tropicale di Cocchia sino al raccordo tra la via Cuma e la via Terracina, punto molto importante nella definizione del carattere complessivo dell’area ma attualmente risolto in modo piuttosto debole.
La geometria dei due tracciati urbani, ruotati tra loro di circa 30°, determina infatti una porzione allungata di forma triangolare, più come elemento di risulta rispetto ad una mera configurazione degli ambiti stradali che come luogo strategico nei rapporti tra la Mostra e la città. Un nodo molto importante sia rispetto alla composizione interna grazie al suo ruolo fondante nella fruizione di uno dei principali assi trasversali, che all’esterno come ulteriore accesso in corrispondenza dell’Ospedale San Paolo. La modificazione del dispositivo di ingresso carrabile dalla via Terracina verso la via Cuma a Fuorigrotta quindi evita una visione diretta lungo l’asse sudovest-nordest della Mostra, determinando un sistema di “svelamento” progressivo, e allo stesso tempo costruisce un fondale verde alla prospettiva, pur mantenendo la funzionalità dei collegamenti e la possibilità di un parcheggio di servizio ai margini del Padiglione Albania.
La composizione dell’impianto planimetrico crea un recinto che mette nuovamente a sistema il mausoleo funerario con il tracciato dell’antica via Puteolana, rendendo evidenti nel disegno dei percorsi pedonali e del suolo le relazioni tra il piccolo manufatto, che fa da fulcro spaziale e visivo, e la permanenza dell’antico tracciato lastricato.

4. Progetto di suolo

Per enfatizzarne la riconoscibilità e la continuità, il nuovo suolo pubblico pedonale è composto da una resina permeabile di colore giallo ocra, che proietta le preesistenze, la via Terracina e il suo immediato contesto, in una dimensione quasi astratta.
Gli edifici di progetto, oltre alla destinazione come contenitori dotati di grande flessibilità, strutture espositive e informative per i reperti archeologici e spazi pubblici di servizio alla città, funzionano come un sistema di elementi lineari che, nel definire in maniera chiara la morfologia dei margini tra le diverse parti di città, consentono nella loro continua percorribilità di superare i salti di quota esistenti attraverso varie strutture di collegamento, percorsi in quota, rampe, scale, elevatori. Si vengono così a definire degli ambiti in stretta continuità tra loro ma ciascuno dalla forte identità, gli spazi pubblici alle quote più alte, i giardini più incassati a contatto con i reperti archeologici, un insieme permeabile ma controllato di ambienti ibridi esterni/interni.
In corrispondenza del vuoto esistente tra l’Ospedale San Paolo e gli edifici residenziali a est, si prevede uno spazio pubblico adeguato, come fondale all’asse nord sud delle Mostra che termina su Piazza Antiniano, costituendo così una pausa che dà continuità alla dorsale naturale del cratere di Agnano verso la città, come ultimo lembo di zona C del Piano di tutela delle aree Natura 2000. Un’area di riserva controllata che s’inserisce come un tassello del Parco Regionale dei Campi Flegrei nello scomposto tessuto urbano. Su questo bordo, la nuova pedonalità diffusa è supportata da un parcheggio interrato di medie dimensioni a servizio sia della Mostra che alle attività sulla via Terracina, la cui carreggiata viene ridotta in modo da rafforzare le fasce di pedonalità lungo di essa e scaricare progressivamente la pressione dei veicoli in sosta.
Complessivamente il progetto ha messo a sistema il verde esistente con quello di nuovo impianto prevedendo anche, laddove necessario alle strategie urbane e architettoniche, delle misurate rimodulazioni in modo da rafforzare il sistema dei percorsi, le prospettive, i rapporti urbani e le gerarchie tra le parti e dare valore e forza al carattere dei segni architettonici.