AutoriMariateresa Giammetti, Emma Buondonno

CoautoriAngela Girardo, Lucie Di Capua, Adelajada Cara, Sidorela Fetau

AteneoUniversità degli Studi di Napoli Federico II

Anno2023

Luoghi di soglia tra la città e la Mostra d’Oltremare

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Napoli – MD’O. Archeologia urbana e Mostra d’Oltremare

1. Descrizione

Il contributo progettuale realizzato in occasione della Call for Projects Md’O, organizzata dalla società scientifica Proarch, propone temi progettuali che possono essere esplicitati attraverso alcune parole chiave proposte ed argomentate di seguito.

Bordo
Gli spazi della Mostra d’Oltremare confinati con via Terracina attualmente si presentano come un retro. Qui, lo spazio della Mostra è come se non pensasse al suo modo di prospettare lungo la strada. Esso si presenta tagliato e frammentato, riuscendo a segnare il profilo stradale solo attraverso la presenza dell’articolato muro di recinzione. Il muro è pensato nella sua sola funzione di chiusura/interdizione: una cortina non intonacata di tufo faccia vista alternata a recinzioni malamente acconciate degli edifici che col tempo hanno sostituito, in maniera più o meno accorta, edifici appartenenti all’impianto originario della Mostra. Il fatto che il muro di confine della Mostra sia pensato prevalentemente quale elemento per chiudere la Mostra su via Terracina, impedendo l’ingresso e la vista degli spazi al di là della recinzione, riduce le possibilità di utilizzare il lungo fronte di via Terracina come un ulteriore accesso all’area della Mostra e di creare relazioni urbane che migliorino, legandola agli spazi della Mostracaratter, la qualità spaziale di via Terracina. Il solo varco presente è destinato ad accogliere un’area di parcheggio dove, ancora una volta il mero dato funzionale prevale sulle potenzialità espressive del tema dell’ingresso. Lo stesso carattere di recinto poco curato è presente anche su viale Kennedy. E’ come se l’area della Mostra avesse rinunciato a curare il proprio legame con lo spazio urbano su tutti i suoi bordi, tranne che per quello di Piazzale Tecchio, dove il prospetto che si apre alla città ha potuto conservare i suoi temi architettonici originali anche in ragione del profondo legame compositivo che lo mette in connessione con gli interventi di Luigi Cosenza per il Politecnico ed il vicino Viale Augusto. Ritornando alla lettura dello spazio dell’asse viario di via Terracina, guardando all’altro profilo stradale, opposto al muro di recinzione della Mostra, è possibile scorgere Il fronte della collina dei Camaldoli: un piano inclinato caratterizzato da una forte presenza della vegetazione che trova posto immediatamente dopo la prima cortina di edifici prospicienti la strada. La consistenza della vegetazione, al di qua del muro di recinzione nel parco della Mostra, e al di là della cortina di edifici lungo il versante della collina dei Camaldoli, ha suggerito la possibilità di lavorare con il tema del parco anche per la risoluzione del bordo della Mostra lungo via Terracina. Il bordo è diventato un muro vegetale che acquista profondità in ragione degli spazi che, lungo il muro esistente in tufo, si offrono per aprirsi alla città. La linea del muro acquisisce spessore e la profondità della sua sezione offre l’occasione per trasformare il bordo in spazio di soglia, segnato dalla presenza dei reperti archeologici, rinvenibili in quest’area, e da tratti di un nuovo muro che chiudono, dove è necessario lo spazio della Mostra. Alcuni tratti del muro si spingono oltre la sezione stradale di via Terracina per inerpicarsi sulla collina dei Camaldoli e dar luogo a nuove connessioni spaziali al di qua e al di là della strada. La nuova soglia-parco asseconda il tracciato dell’antica via Antiniana che disegna un filo rosso, capace di mettere in connessione i due estremi di via Terracina da Piazzale Tecchio fino all’area connessa con il collegio Ciano.

Tracce
Lo spazio di soglia, interpretato quale estensione del parco della Mostra, si sviluppa lungo un percorso che accoglie i resti archeologici del mausoleo, dell’acquedotto, e delle terme romane. Al centro, il tracciato dell’antica via Antiniana segna la rotta di questo nuovo percorso. La nuova recinzione della Mostra trasla verso l’interno del parco, mentre la traccia della via Antiniana segna la possibilità di nuovi intrecci tra le spazialità venutesi a creare attraverso il nuovo posizionamento del muro di cinta. Lo stesso muro piega, si spezza, attraversa, si lascia attraversare, così da creare nuove potenzialità spaziali. E’ questo il caso dell’area delle antiche terme romane, dove la traccia della via Antiniana finisce col diventare passerella utile all’attraversamento dell’area delle Terme, sottoposta rispetto alla quota del piano stradale. La possibilità di pensare ad una copertura a protezione dei reperti delle terme, offre l’opportunità di ripensare questo spazio dotandolo di un piccolo spazio museale ipogeo, posto alla stessa quota del piano delle terme, ovvero circa tre metri al di sotto dell’attuale via Terracina. L’area delle terme ed il museo, posto al di sotto di un piccola piazza, pensata quale testata di via Marconi, sono raggiungibili grazie ad una rampa che incrocia la traccia della via Antiniana. Le direzioni suggerite dall’impianto della Mostra e dai muri dei reperti archeologici costruiscono nuove possibilità di articolazione dello spazio e strutturano la trama delle nuove giaciture. è questo il caso dell’area compresa tra la Fontana dell’Esedra e via Terracina, dove il progetto propone la sostituzione dei fabbricati esistenti e la ricostruzione di un padiglione che restituisce le cubature altrimenti perdute e ricalca le geometrie dell’impianto originario della Mostra d’Oltremare all’attacco tra la fontana e via Terracina. Il nuovo padiglione si lascia attraversare dalla via Antiniana grazie alla composizione per setti che riprende la modalità compositiva del padiglione originario e allo stesso tempo apre una nuova connessione tra il parco della Mostra e via Terracina. Questo stesso tipo di approccio è stato utilizzato nell’area che attualmente è destinata all’ingresso del parcheggio e che viene posta in relazione con l’altro fronte di via Terracina attraverso il segno del nuovo muro di recinzione.

Relazioni
Il progetto prova a costruire nuove relazioni spaziali lungo l’asse parallelo alla via Terracina ed alla antica via Antiniana attraverso operazioni di riammagliamento degli spazi immediatamente adiacenti lo spazio di soglia tra il parco della Mostra e lo spazio pubblico della strada; parallelamente cerca di attivare relazioni lungo la direzione ortogonale a via Terracina, collegando le due sponde della strada. È questo il caso dell’area oggi corrispondente all’ingresso del parcheggio alla Mostra. Qui le aree destinate a parco si raddoppiano ai due lati della strada per appropriarsi anche dello spazio vicino all’ospedale San Paolo, ai piedi della collina di Camaldoli. Un muro segna la continuità spaziale tra le due sponde della strada e suggerisce la possibilità di connettere il sistema della Mostra alla collina dei Camaldoli attraverso gli il sentiero che si apre parallelamente al primo tratto del nuovo muro di recinzione.