AutoriFelice De Silva, Luisa SMERAGLIUOLO PERROTTA
CoautoriRocio Zapata, Lara Bastos, Martin Diez
AteneoUniversità degli Studi di Salerno
Anno2026
Masse e cavità. Il progetto per l’ingresso al sistema dei parchi di Tuvixeddu
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Tesi / Ipotesi
Nonostante le attività estrattive ne abbiano compromesso in maniera irreversibile la morfologia, il colle di Tuvixeddu conserva ancora oggi la possibilità di essere letto come elemento strutturante della geografia di Cagliari e di poter distinguere le tracce del tempo attraverso la sua stratigrafia.
La morfologia del colle si può sintetizzare in un’immagine di grandi masse orizzontali interrotte dai tagli verticali degli scavi archeologici che hanno portato alla luce la particolare forma delle sepolture e dai segni dell’attività estrattiva, a partire dal canyon che, come una lunga ferita, scava la collina.
La parte bassa ha un contatto più stretto con la città che è nata ai suoi piedi in parte incorporando e facendo suoi i resti delle antiche civiltà; la parte alta invece raggiunge una quota da cui è possibile osservare il colle nella sua interezza e volgere lo sguardo verso gli altri colli che definisco la particolare forma della città e verso lo stagno, sottolineando il valore paesaggistico del colle stesso.
Il colle sintetizza la dicotomia caratterizzante la città di Cagliari che si divide tra la parte alta e la parte bassa, tra rilievi collinari e costa. È inoltre un elemento urbano intriso di valore storico sottolineato dalle diverse tracce archeologiche che simulatamente insistono sullo stesso territorio.
Il progetto si è interrogato su due temi principali.
Il primo ha riguardato la morfologia del colle e la sua relazione con la città. Nonostante la presenza del parco urbano e dell’area archeologica della necropoli, Tuvixeddu resta un elemento estraneo al tessuto urbano con un potenziale di connessione latente che ha difficoltà a emergere nella complessità della sua storia e delle sue stratificazioni. Le differenze di quota tra le parti hanno reso ancor più difficile le relazioni urbane tra città e colle rendendolo un ostacolo da aggirare
Il secondo tema invece riguarda il rapporto con i segni del passato. In questo caso il progetto si è interrogato sulla possibilità che la presenza di questi segni possano creare le condizioni per riflettere sullo spazio pubblico e più in generale sul ruolo urbano che il colle può assumere oggi all'interno della città.
Può la particolare morfologia del colle assumere un ruolo strategico per mettere in discussione il suo isolamento all’interno del tessuto urbano e diventare perno per riconnettere parti di città cresciute in maniera autonoma?
Può il canyon rappresentare il cardine per una rivoluzione urbana che restituisca Tuvixeddu alla città ed alla sua geografia?
Possono le tracce archeologiche diventare un elemento strutturante del tessuto urbano in grado di far emergere segni di spazio pubblico?
2. Descrizione
Il progetto si basa sull’idea di valorizzare le caratteristiche morfologiche del colle di Tuvixeddu per trasformarlo in un paesaggio da attraversare.
Se infatti il colle lambisce parti di città a diversa quota, il suo attraversamento diviene necessario per restituire il colle alla città come parco archeologico e urbano.
Nel perseguire questo obiettivo, il canyon tagliato nella roccia è restituito alla sua natura di attraversamento urbano e alla collettività come passeggiata che unisce la laguna e il centro città con il Colle di Tuvumannu.
L’area dove c’è oggi l’ingresso al parco archeologico risulta particolarmente strategica in termini di ricucitura urbana perché caratterizzata dalla compresenza di diverse quote altimetriche.
Qui, infatti, si intersecano due percorsi significativi: alla quota inferiore il canyon collega l’ingresso a nord-est del colle, in direzione della cava di Tuvumannu, con l’area del frantoio e con i resti di archeologia industriale dell’ex cementificio Italcementi; alla quota superiore invece, c’è l’ingresso al parco archeologico della necropoli di Tuvixeddu e all’omonimo parco urbano. Da qui è inoltre possibile raggiungere il sito dell’ex cava all’interno della collina e la parte alta del colle dove insistono i resti del villino Mulas-Mameli.
Il progetto costruisce un edificio che misura il salto di quota che caratterizza l’area e diviene cerniera di connessione urbana. Al suo interno confluiscono i percorsi individuati nelle due principali direzioni urbane: in direzione nord-est collegando il quartiere di San Michele e quello di Sant’Avendrace ed oltre verso la parte di città che si affaccia sullo stagno; in direzione sud-ovest lungo via Falzarego ed attraverso il colle costeggiando le necropoli e fino a raggiungere la cava interna al colle stesso.
Per la sua natura di elemento di congiunzione tra quote diverse il progetto si sviluppa su più piani. Due edifici seguono le direzioni dei due percorsi sovrapposti e sono collegati da una lunga rampa che dalla quota del canyon riaffiora alla quota della via Falzarego. Qui il principale ingresso è ancora uno scavo tra due spessi muri che attraversa la massa del volume sospeso sull'arco esistente del canyon.
Su via Andrace sono intercettati percorsi pedonali e siti di interesse archeologico che si ricollegano al percorso che lambisce il parco a ovest e che, verso sud, conduce nell’area antistante l’ex cementificio Italcementi. Il capannone industriale esistente è recuperato per essere utilizzato come deposito a vista di reperti archeologici.
Da qui è possibile attraversare l’arco e proseguire verso il canyon oppure utilizzare la rampa tra il muro esistente e il nuovo edificio per raggiungere la quota dell’ingresso su via Falzarego.
Lungo uno dei lati dell’arco che regge il piano sul canyon è disposto il volume del livello inferiore. Attraverso una vetrata continua è possibile dall’esterno osservare le attività dei laboratori di restauro organizzati come una sequenza di stanze passanti. Nella parte di volume oltre l’arco è organizzata una sala conferenze. Tra i laboratori di restauro e la sala conferenze si trovano i sistemi di risalita verticale alternativi alla rampa e che, come un volume scavato nella massa dell'edificio, conducono i visitatori al piano di via Falzarego. Da qui è possibile accedere alla rampa disposta tra due alti setti verticali. La rampa è un percorso che unisce la quota dell’ingresso su via Falzarego all'ingresso all’area archeologica. Lungo l'asse alle due diverse quote sono organizzati ambienti di diverso uso. Su via Falzarego si trovano un bar ed una biglietteria con un bookshop, alla quota dell’ingresso all’area archeologica è possibile invece da una parte accedere al museo le cui prime sale sono sospese su una sezione di scavo con la presenza di tombe; dall’altra parte invece è possibile, attraverso una rampa sospesa sugli scavi, accedere ad un percorso a quota che si riconnette al parco urbano.
All’interno del parco urbano gli edifici esistenti sono recuperati per funzioni a servizio delle attività del parco archeologico (uffici, un centro ricerca, depositi e archivi).
L’edificio si configura dunque come un sistema di connessioni intorno a cui sono organizzate le funzioni principali di accoglienza e di ingresso all’area archeologica ed al parco. La sua architettura è intesa come una massa scavata dai percorsi che portano il visitatore alle diverse quote ricostruendo l’esperienza dello scavo.
Attraversare la geografia del colle significa attraversare la città e raggiungere i punti panoramici esistenti che permettono al visitatore di riorientarsi nel paesaggio della città unendo attraverso la vista i suoi colli con la linea di costa.
Tuvixeddu ha una nuova porta al parco archeologico e al parco urbano, un volume sospeso, una massa scavata dai percorsi, che più che contenere funzioni definisce direzioni, indirizza la percorrenza dei luoghi, restituendo il colle alla città e alla complessità della sua geografia.
3. Metodologia
La soluzione si basa sulla lettura del luogo e dei temi definiti all’interno della call.
È sembrato sin dai primi studi evidente che il colle non necessitasse di nuovi contenitori quanto di mettere a sistema il suo insieme di valori.
La scelta principale che ha definito la natura del progetto è stata innanzitutto dettata dalla necessità di rafforzare le relazioni urbane del colle, costruire al suo intorno un sistema di connessioni dal carattere forte in grado di restituirgli valore urbano. Intorno ad un ritrovato sistema di relazioni urbane si è poi costruito un volume, contenitore di attività necessarie e utili alla vita del parco urbano e archeologico esistenti.
Il canyon, è così sottolineato dal volume sospeso, chiuso all’esterno e scavato al suo interno dal percorso che riconnette la strada all’area archeologica ed al parco urbano.
Il volume si caratterizza per la presenza dei due lunghi muri trasversali che chiudono il percorso e da un sistema di travi trasversali che si appoggiano sui muri stessi. Questa scelta strutturale, materica e figurativa insieme fa percepire il volume come una preesistenza, un elemento che appartiene a quel paesaggio già da tempo.
4. Riferimenti teorici
A dispetto della sua dimensione contenuta, la soluzione ha una forte connotazione urbana e denuncia, in questo, la sua appartenenza al filone italiano di studi e ricerche sul progetto urbano e, più in generale, sulla dimensione territoriale dell’architettura.
La natura dell’edificio come percorso e connessione tra parti della città trova un riferimento nel Bonnefantenmuseum di Maastricht di Aldo Rossi.
La relazione tra quote diverse ha un riferimento nella Rocca Paolina di Perugia.
Il tema dello scavo e della galleria ipogea rimanda all’Antro della Sibilla a Cuma.
Il carattere dell’edificio, concepito come una massa attraversata e scavata dai percorsi, deriva così dal confronto con la natura stratificata e archeologica del colle; il volume che si solleva come un monolite orizzontale sull’arco del canyon e sul suolo archeologico denuncia, inoltre, un’affinità con il sacrario del Mausoleo delle Fosse Ardeatine a Roma e con la sede del Consiglio della Presidenza di Estremadura di Juan Navarro Baldeweg.