AutoriLuca Lanini, Lina Malfona, Andrea Crudeli, Elisa Barsanti, Cecilia Marcheschi, Irene Benvenuti
AteneoUniversità di Pisa
Anno2023
Mostra d’Oltremare. Per una ricostruzione critica
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Descrizione
Un progetto di ridefinizione del margine nord della Mostra d’Oltremare non può prescindere a nostro parere dalla risoluzione di alcune, annose questioni rimaste aperte in questa grande e importante parte urbana posta nell’area occidentale di Napoli.
Innanzitutto la comprensione del ruolo della Mostra d’Oltremare, una volta venute meno, ormai da decenni, le funzioni che garantivano il senso dell’impianto, e cioè la contiguità con il Giardino Zoologico e con il parco dei divertimenti dell’Edenlandia, la vicinanza con alcune architetture di uso pubblico quali lo stadio San Paolo/Diego Armando Maradona, il Palazzetto dello Sport e altri gangli metropolitani disposti lungo l’asse del viale Giochi del Mediterraneo fino ad arrivare all’altro grande “recinto”, quello dell’area ex-Ilva, ennesimo “rimosso” dell’urbanistica partenopea.
Una sequenza di parti morfologicamente definite presente in tutti i piani, dal dopoguerra in poi, che è stata però di fatto infranta dalla dismissione, iniziata già negli anni Ottanta, di alcuni degli anelli di questa catena e che ci ha restituito un’area metropolitana fatta di entità isolate e senza quella relazione funzionale-geografica che l’aveva caratterizzate fino ad allora.
La decadenza della funzione fieristica del complesso della Mostra poi, non compensato dall’uso promiscuo che oggi si fa dell’intera area, non ha fatto che accelerare il degrado di molte delle sue architetture e la continua erosione delle ragioni del suo impianto originario.
Alla luce di quanto detto, riteniamo che la prima necessaria operazione da compiere sul piano del disegno urbano sia quella di ribadire e di rinforzare il senso di insularità, di recinto, che in origine distingueva la Mostra d’Oltremare da un territorio ancora pressoché incontaminato e che la separa oggi – a differenza di quanto accadeva all’epoca della sua fondazione – da un continuum urbano privo in gran parte di quei caratteri di razionalità che erano invece presenti nella pianificazione novecentesca di tutta la piana di Fuorigrotta-Bagnoli.
A tal fine, abbiamo deciso di lavorare innanzitutto su tre dei suoi limiti, non a caso le aree dove il disegno originale è stato maggiormente alterato nel corso degli anni, confermando l’assoluta chiusura del recinto della Mostra d’Oltremare rispetto alla città. Sul margine meridionale, quello individuato da Viale Kennedy, si è deciso per la riproposizione – con pochi aggiornamenti – del piano originale, ricostruendo il sistema dei padiglioni come una piastra continua, rotta unicamente nei punti di intercetto degli assi nord-sud della composizione urbana originaria.
Il bordo est, quella del vecchio ingresso della Mostra, che aveva già perso alcuni dei rapporti originale con l’intervento su Piazzale Tecchio operato per i Mondiali di calcio del 1990, viene riconfigurato secondo il piano degli anni Quaranta, proponendo di nuovo l’analogia con il complesso marciano e quindi ipotizzando un edificio a ponte con lo stesso valore che ha l’ala napoleonica nella piazza veneziana. All’interno si è ipotizzata la ricostruzione a parità di volume di alcuni degli edifici perduti durante il conflitto e rifatti con un impianto planivolumetrico diverso durante le due ricostruzioni della Mostra negli Sessanta e Ottanta. Il principio è quello di ricostituire l’attento bilanciamento dei volumi costruiti, gli allineamenti e i sottili scarti nelle assialità d’impianto, le relazioni con le varie dimensioni e qualità degli gli spazi aperti che connotavano la composizione del piano della Mostra d’Oltremare nella sua configurazione prebellica e che spesso non risultano più intellegibili. Il piano originale, che fu in opera solo per pochi mesi, è quello, tra i tanti che si sono succeduti in questa particolare vicenda urbana, che abbiamo identificato come maggiormente aderente alle necessità attuali di tale parte urbana, fatti salvi alcuni interventi notevoli intervenuti nella ricostruzione postbellica e che ci sembra si disponessero a confermarne il senso generale (primo tra tutti lo splendido padiglione dell’America Latina di Michele Capobianco).
Il confine nord della mostra, definito da Via Terracina, è sempre stato quello meno disegnato, quasi a voler lasciare più ambiguo il trapasso dal comparto a parco della Mostra d’Oltremare con la natura, un tempo incontaminata, delle pendici della collina degli Astroni. Questa condizione oggi non esiste più, tanto che tale margine, che pure contiene alcuni interessanti resti archeologici, è quello che è stato maggiormente manomesso nel corso degli anni. Per questa parte del complesso fieristico, noi ipotizziamo una piastra continua che lo definisca con una certa nettezza, serrata nelle sue testate est e ovest da due edifici alti quanto la Torre delle Nazioni, inglobando gli ingressi a Viale Marconi e all’area a parco della Mostra.
Con questo progetto si è scelto di rinnovare il carattere più vero della Mostra d’Oltremare, quello cioè di essere una grande isola urbana, un parco attrezzato da alcune architetture a carattere pubblico-collettivo, e dedicata all’esposizione, al loisir, allo sport e all’accoglienza. Né però si può sottovalutare la presenza massiccia nell’area occidentale di Napoli di una funzione pregiata e lì stabilmente insediatasi da quasi settant’anni: l’Università di Napoli “Federico II”, che ha nell’area due importanti presidi nei due complessi disegnati da Luigi Cosenza su Piazzale Tecchio e da Michele Capobianco e Massimo Pica Ciamarra a Monte Sant’Angelo. Un protagonismo funzionale che a nostro parere va sostenuto e ampliato.
L’ intervento che proponiamo a Via Terracina è dunque rivolto da una parte alla residenzialità universitaria, nei due edifici alti, e dall’altra alla sistematizzazione di funzioni collettive rivolti alla comunità universitaria ma accessibili, proprio perché allocate alla quota urbana, da tutta Napoli ovest.
Lo scopo è quello di creare un Super Social Condenser, un’architettura ibrida che restituisca densità programmatica e complessità urbana all’area attraverso la combinazione di nuove residenze universitarie e di un plateau di servizi. Si tratta dunque di una infrastruttura urbana leggera e di qualità, che vada a integrare il patrimonio edilizio dell’Università di Napoli “Federico II”, in relazione diretta con la Scuola di Ingegneria di piazzale Tecchio, e allo stesso tempo, attraverso la congestione delle attività previste, serva ad attivare meccanismi rigenerativi sia alla scala locale (la Mostra d’Oltremare) che globale (l’area metropolitana ovest di Napoli). Il Super Social Condenser così ipotizzato per la dorsale nord della Mostra d’Oltremare, non è solo un’ipotesi a scala metropolitana, ma è soprattutto una rete architettonica dove la differenza tra edificio e gli spazi pubblici tende sempre più ad assottigliarsi e le relazioni tra gli ingranaggi/organi (l’analogia fisiologica è forse più efficace di quella meccanica) sono di gran lunga più rilevanti della somma dei singoli pezzi architettonici che la compongono.
La piastra accoglie tutti quelli spazi dedicati al loisir e allo studio libero (piscine, palestre, bar, ristoranti, sale studio, sale conferenze, sale mostre) secondo quelle sequenze informali produzione-ricreazione individuale/collettiva già sperimentate nelle fabbriche hi-tech di Silicon Valley (Apple, Google, Facebook, Excite, TBWA Headquarters).
Il sistema a patio permette di accogliere e mettere a sistema anche tutte le singolarità presenti nell’area, come i resti archeologici, in un sistema architettonico compatto ma di grande flessibilità.
Negli edifici alti sono invece presenti le residenze universitarie, organizzate in alloggi duplex che si aprono su saloni di piano a doppia altezza, pensati come spazi ibridi per la vita comunitaria. Sulla copertura sono previste altre aree per lo sport. La lastra su Viale Marconi si pone in relazione diretta e dialettica con il Politecnico di Luigi Cosenza, istituendo una triangolazione topologica con esso e con la Torre delle Nazioni. Il parterre su Viale Marconi, pedonalizzato, è svuotato in modo da accogliere la Masseria San Giuseppe, come se fosse un object trouvé, la quota pubblica raddoppiata su una quota intermedia cui si accede da una rampa.
L’obiettivo strategico del progetto consiste dunque nel trasformare la Mostra d’Oltremare in una citta-parco universitaria, con all’interno e ai suoi bordi funzioni pubbliche di grande pregio, sulla quale far gravitare i quartieri di Fuorigrotta, Cavalleggeri d’Aosta e Bagnoli, trasformando l’ex polo fieristico da uno dei segmenti di un’asta di servizi ormai interrotta dalle ragioni della storia urbana, in un’insula recintata dall’elevata mixité funzionale.