AutoriDavide Servente, Christiano Lepratti, Beatrice Moretti

CoautoriLamia Assam, Lorenzo Berutti, Virginia Golin, Andrea Spinelli

AteneoUniversità degli Studi di Genova

Anno2026

Muro de Ianua

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CFP Cagliari – Limen. Una porta per l’area archeologica di Tuvixeddu a Cagliari
01. Vista aerea Muro e area archeologica

1. Tesi / Ipotesi

Il progetto nasce dall’interpretazione del tema del limen non come semplice soglia, ma come dispositivo architettonico capace di dare forma al rapporto tra città, archeologia e paesaggio. L’elemento fondativo è un muro abitato di 260 metri di lunghezza che ricostruisce il margine storico dell’area archeologica senza ricorrere a una ricostruzione filologica, reinterpretandone il significato urbano. Il titolo Muro de Ianua mette in relazione Ianua, Janus, dio delle soglie e le Domus de Janas, riconducendo il progetto all’idea del muro come soglia abitata, luogo di passaggio e trasformazione tra città, archeologia e paesaggio.

02. Sezione trasversale Muro su auditorio

2. Descrizione

L’identità architettonica del progetto è affidata a un’unica massa lapidea, nella quale struttura, rivestimento e figurazione coincidono. Il rivestimento nasce dall’interpretazione delle tombe di Tuvixeddu, le incisioni prodotte dagli scavi funerari vengono assunte come matrice figurativa e sottoposte a un processo di astrazione compositiva, ribaltando idealmente sul piano verticale del muro la tessitura della necropoli. Le aperture, originariamente rivolte verso il cielo, si trasformano in un sistema verticale di incisioni e cavità che conferisce profondità, misura e ritmo alla lunga superficie muraria. In corrispondenza delle tombe il muro si apre in una fenditura sospesa di trenta metri, alta due metri e mezzo, che garantisce continuità visiva e tutela dei reperti.
Il progetto ricerca una trasposizione tipologica e linguistica, piuttosto che una riproduzione archeologica. Il muro diventa il luogo nel quale memoria costruttiva e composizione contemporanea si incontrano, una grande architettura scavata, abitata e percorribile, nella quale il limite si trasforma in spazio, la massa in architettura e la continuità muraria in esperienza urbana.

03. Inquadramento urbano
04. Ingresso area archeologica
05. Prospetto Muro verso area archeologica
06. Planimetrie e sezione longitudinale
07. Sezioni trasversali Muro

3. Metodologia

Il muro ricostruisce un margine urbano frammentato e restituisce riconoscibilità al rapporto tra tessuto contemporaneo e paesaggio archeologico. Non separa, ma costruisce una condizione urbana, trasformando il confine in luogo di attraversamento, osservazione e permanenza. Verso il mare assume il carattere di una grande balaustra continua. Il riferimento è a due progetti di Le Corbusier: il tetto-terrazza dell’Unité d’Habitation, dove l’altezza del parapetto seleziona il paesaggio, e la terrazza dell’appartamento di Charles de Beistegui, nella quale il recinto cancella la continuità della città lasciandone affiorare alcuni monumenti. In entrambi i casi il muro non delimita semplicemente uno spazio, ma costruisce la visione mediante l’occultamento e la selezione.
A questo principio percettivo si affianca il riferimento alla scena teatrale di Sagunto di Giorgio Grassi. La quinta costruita da Grassi esclude la vista della città storica non attraverso una composizione eclettica di frammenti, ma reintroducendo il tema architettonico della scena. Analogamente, il muro del progetto sospende la percezione dell’intorno e diventa un fondale, concentrando l’esperienza sul paesaggio archeologico e sul mare. Il limite cessa così di essere una linea e diviene uno spazio di mediazione tra ordini territoriali.

4. Riferimenti teorici

Il riferimento tipologico è duplice. Da un lato, l’architettura vernacolare scavata nel terreno e nella roccia e, in particolare, le Domus de Janas, dove lo spazio nasce per sottrazione di materia. Dall’altro, la ricerca di Louis Kahn sul muro come spessore abitabile, nel quale struttura, distribuzione e spazio coincidono. Il progetto assume questa logica dello scavo come principio compositivo. Il muro non è concepito come una massa piena, ma come uno spessore architettonico scavato, nel quale cavità, percorsi e ambienti accolgono il programma del bando, museo, laboratori, spazi di lavoro, uffici e servizi, organizzandolo entro un’unica figura stereotomica nella quale spazio e costruzione coincidono. La porta costituisce l’episodio culminante di questo sistema lineare, non un oggetto autonomo, ma il momento di massima intensità spaziale di un’infrastruttura continua che ridefinisce il limite tra città e necropoli.