Autoriluisa ferro

CoautoriMatteo Saldarini, Cristian Forte, Giuseppe Tarasco, Mari Vittoria Carosi

AteneoPolitecnico di Milano

Anno2026

Museo di Cagliari. Il Cammino della città nascosta

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CFP Cagliari – Limen. Una porta per l’area archeologica di Tuvixeddu a Cagliari
01. Il Portolano e il Museo della città

1. Tesi / Ipotesi

Il nuovo Museo della Città è un Cammino che attraversa la città. È caratterizzato da passaggi impercettibili, da luoghi in cui il tempo cambia senza che ci siano porte.
La città nascosta non è soltanto quella archeologica. È una città che continua a vivere trasformandosi: fenicia, punica, romana, medievale, moderna. Karalì non è solo un toponimo, ma il suo nome originario, quasi un’invocazione, un richiamo alla memoria mediterranea. I Fenici non costruivano frontiere: costruivano approdi. Costruire una porta per un’area archeologica significherebbe immaginare l’antico come un recinto. Disegnare un cammino che intreccia epoche, luoghi e memorie significa invece restituire continuità a ciò che il tempo ha separato. L’antico cessa di essere un’isola da visitare e torna a essere una presenza che riaffiora nelle pietre, nelle piazze e nelle strade, fino a rivelare un ordine segreto della città. La memoria, allora, non si contempla: si scopre camminando.

Il portolano come modello della composizione
Il nuovo Museo sarà il Portolano della città nascosta. Portolano è una parola straordinaria perché indica un modo di conoscere. È una guida, una carta mentale, un sapere costruito attraverso l'esperienza della navigazione. I portolani non raccontavano una città: insegnavano a riconoscerla. Prima della cartografia geometrica, il Mediterraneo era una carta costruita dal paesaggio. Così appariva anche Karalì: non soltanto una città, ma un segno della rotta, un approdo della memoria del mare.
Il nuovo museo diventa un inedito portolano terrestre, insegna a leggere i segni dispersi e latenti, ricomponendo un cammino attraverso le stratificazioni della città.
Karalì (non era un portolano in senso proprio) per oltre duemila anni ha continuato a essere riconosciuta dal mare, prima ancora che dalla terra. Cambiano i nomi, le civiltà e le architetture; rimane immutato il gesto dell’approdo. Per questo il museo non conduce a un luogo chiuso: prolunga un’antica direzione, dal mare fino al cuore della città.

2. Descrizione

Le tappe del cammino
Il nuovo Museo della Città possiede molte soglie. Alcune arrivano dal mare, dalla terra e perfino dal sottosuolo. Agli antichi accessi marini e ipogei si intrecciano quelli contemporanei; a essi si aggiungono gli accessi immaginari, quelli della memoria e quelli che nascono quasi per errore, come accade alle città che continuano a reinventarsi.
Se si prende il cammino dal Castello, il primo tratto segue l’antichissima via Is Maglias, nei pressi delle Università, per addentrarsi nel grande canyon artificiale. Qui il fronte occidentale della faglia si trasforma progressivamente in un muro scolpito. A esso si aggrappano, sostenute da contrafforti triangolari, le stanze modulari del nuovo Museo della Città, come celle di antichi monasteri affacciati sul paesaggio. Questi nuovi corpi architettonici non sono soltanto spazi museali: diventano anche opere di consolidamento della parete rocciosa, documentata come area a rischio di frana. Nascosti nel vuoto tra il fronte roccioso e le stanze trovano posto le scale e gli impianti di risalita che conducono alle sale espositive, agli ambienti ipogei e alla sommità del Tuvixeddu. L’ingresso all’area archeologica avviene attraverso due recinti “primordiali” dell’istruzione, abitati da jacarande e alberi del corallo, che si raccordano ai frammenti del progetto di Gilles Clément.
Proseguendo a quota bassa lungo il fronte occidentale si raggiungono le gole e le moderne cisterne interrate. Qui le stanze geometriche sospese alla roccia si trasformano nella scena di un teatro sospeso sull’acqua. La scena diventa a sua volta soglia della Necropoli e delle nuove aree di scavo. Poco oltre, anche la Tomba della Vipera diventa una tappa del nuovo Portolano di Karalì. Il percorso prosegue infine verso il mare. Attraversa le infrastrutture contemporanee, un grande edificio industriale voltato e raggiunge il Planetario, fino al nuovo Porto della laguna. Qui il cammino ritrova il suo punto d’origine: l’approdo. Per chi arriva dal mare, infatti, è questo il primo ingresso al museo; per chi arriva dalla città, è l’ultima tappa del viaggio. Attorno all’approdo trovano posto gli spazi dedicati all’istruzione, alla ricerca e allo sport.

02. Il Museo della città, planimetria generale del progetto
03. Museo della città. Prospetto del Canyon
04. Il teatro e l'accesso alla necropoli. Prospetto
05. sezione del teatro e ingresso alla nacopoli
06. Museo della città. Sezione del Canyon

3. Metodologia

Architettura per l'Archeologia. Mouseion
Si mettono insieme i cocci casualmente superstiti di un intero infranto e i frammenti, le aree di scavo, i pezzi di un’antica forma urbis acquistano senso solo se compresi entro un progetto urbano esteso e articolato, che dia loro una nuova unità. L’attuale difficoltà nell’assegnare un ruolo ai siti archeologici nella prefigurazione dei futuri sviluppi della città (e del territorio), può essere così affrontata con un progetto urbano, definito attraverso un itinerario museale articolato e multidisciplinare, i cui luoghi chiave sono in grado di esprimere i caratteri strutturali del territorio, di rivelare forme latenti dell’insediamento. Un’occasione unica per riflettere sull’antichità in maniera operativa, prendere posizione nei confronti della sovrapposizione di diversi passati, delle diverse forme di concatenazione, delle diverse gerarchie. In questo senso il progetto di architettura in relazione all’archeologia non solo può offrire un’alternativa agli interventi tesi a omologare le città ai luoghi oggetto di preponderanti interventi immobiliari, ma può indagare nuove strategie di salvaguardia, valorizzazione e uso delle aree di scavo nei centri urbani.
Si ricorda che nell’antichità a partire dalla scuola aristotelica il termine “museo” passa a indicare, come è testimoniato nel Museo di Alessandria d’Egitto, un luogo riservato allo studio e all’istruzione.
In questo museo originario, la compresenza tra diverse discipline è sostanziale così come il passaggio tra interno ed esterno, ove vengono necessariamente coinvolte la cultura, la tipologia dell’architettura e dell’insediamento, il paesaggio.
E non solo: nella definizione della direzione visiva, il camminare costruisce una sequenza di frammenti, parti di città coerenti, dettagli di oggetti, di edifici, di natura e permette di rilevare l’interezza dei corpi, le loro relazioni, la loro unità.

4. Riferimenti teorici

Il progetto per l'archeologia costituisce ricerca di lungo corso, lenta e stratificata, che ha coinvolto inevitabilmente anche la didattica. Una ricerca in cui l’archeologia non è soltanto disciplina del passato, ma metodo di conoscenza; un modo di guardare i luoghi attraverso le loro tracce, le loro permanenze, le loro assenze.
E il progetto di architettura, dentro questo cammino, non appare come una semplice risposta tecnica, ma diventa una forma di pensiero capace di entrare nella materia dei luoghi, di ascoltarne le memorie profonde e di renderle nuovamente leggibili nel presente.
L’architettura instaura un dialogo tra memoria e immaginazione, dove il progetto diventa uno strumento per conoscere e svelare la struttura profonda dei luoghi.
E non si tratta di ricostruire ciò che è perduto, ma di rendere visibili le stratificazioni temporali, attraverso una nuova architettura che rispetta il passato e trasfigura le conoscenze scientifiche in forme poetiche.
È un esercizio re-invenzione, in cui il progetto lavora con la grammatica del passato senza riprodurlo mimeticamente.
È un mezzo, infine, per immaginare sviluppi alternativi delle città e dei luoghi e pensare a nuove strategie di valorizzazione dell’archeologia.
Nota: (1997-2015) La ricerca dal titolo Architettura per L'archeologia è stata svolta dalla Sezione di ricerca Architettura e Critica (proff. F. Bucci, A. Torricellli, L. Ferro, L. Ottolini, S. Protasoni) presso il Dipartimento di Progettazione dell’Architettura DPA del Politecnico di Milano.
Gruppo di ricerca: coordinamento scientifico dell’indirizzo di ricerca proff. A. Torricelli e L. Ferro
collaboratori V. Bertini, E. Ciapparelli, D. Grazi, M.L. Montanari, S. Riboldi, G. Sortino, V. Tolve.
A partire dal 2015 presso il Dipartimento DABC del Politecnico di Milano. Gruppo di ricerca coordinato dalla prof.ssa L. Ferro con V. Bertini, E. Ciapparelli, M.L. Montanari e in seguito con V. Carosi, M. Saldarini, G. Tarasco, C. Forte.
La produzione scientifica e di ricerca è strettamente connessa all’attività didattica nelle intenzioni conoscitive e nella metodologia, trovando inoltre occasione di elaborazione nella Scuola AUIC del Politecnico di Milano: Laboratorio di Progettazione delle architetture complesse e Laboratorio di Architettura per la conservazione delle costruzioni complesse, Laurea magistrale in Architettura-Architettura della Costruzioni, Coordinatore prof.ssa L. Ferro (Composizione architettonica e urbana) con i proff. M.C. Giambruno (Restauro), L. Petrini (Strutture), F. Pittau (progettazione tecnologica), D. Palma (impianti); nell’ attività di tirocinio presso il Dipartimento DABC; nelle tesi di Dottorato di ricerca presso il Dottorato Architettura e Costruzione della città DRACo, Università di Roma La Sapienza e presso il Dottorato DABC, Politecnico di Milano. E infine nel Master itinerante Premio Piranesi Prix de Rome, Accademia Adrianea Architettura Archeologia.
Luisa Ferro, Nel giardino del Museo. Architettura per l'Archeologia, Araba Fenice, Cuneo 2026.