AutoriLuigi Pellegrino, Fabrizio Foti, Gianfranco Gianfriddo, Matteo Pennisi, Andrea Morana, Cristina Elena Francesca Licciardello, Marialaura Calogero
AteneoUniversità degli Studi di Catania
Anno2026
Parco urbano di Tuvixeddu
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Tesi / Ipotesi
Trasformare lo spazio urbano attraverso le stesse logiche con le quali la città storica si è costruita nel tempo, questa la tesi sulla quale si è tentato di lavorare. L’espressione “città storica” non s’intende in senso temporale, bensì in termini di qualità spaziale “atemporale” in cui è evidente la capacità di un luogo di stabilire relazioni spaziali dense e complesse. All’interno delle nostre città, questi rapporti sono affidati principalmente a spazi aperti, che “non fanno cubatura” diremmo, a “interni” a cielo aperto. Impariamo dai luoghi delle nostre città e sperimentiamo le possibilità di una spazialità pubblica che non intenda la costruzione dell’edificio come l’unica possibilità.
2. Descrizione
Ad oggi il colle di Tuvixeddu costituisce il “torsolo” di una realtà storico-geologica stratificata circondata da un contesto col quale stabilisce un diversificato ma continuo contatto. A partire da ciò, crediamo che questo luogo abbia in potenza una vocazione precisa: costituire un parco urbano della città di Cagliari, per la posizione privilegiata, essendo il colle più prossimo al nucleo antico, e per l’enorme valore testimoniale che racconta una storia lunga 2600 anni, volendo partire dai Fenici.
Ciò che differenzia un parco urbano da un’area archeologica è il grado di permeabilità: il parco ha più accessi, è attraversabile, mentre l’area archeologica è una “trappola” in cui da dove si entra si esce. Il progetto propone una operazione di “agopuntura” che pungoli il colle di Tuvixeddu su tutti i fronti con più porte d’accesso differenti, in base alla possibilità del sito e al carattere dell’intorno, che porti a una permeabilità diffusa.
Il “Museo della Città di Cagliari”, così, diventa il colle stesso. Le funzioni museali e laboratoriali richieste trovano spazio nell’unico edificio progettato, posto a nord-est in corrispondenza dell’attuale ingresso non utilizzato sulla via Is Maglias.
3. Metodologia
Il lavoro è consistito in due processi paralleli, l’uno necessario all’altro: acquisire una consapevolezza dei segni umani presenti all’interno del torsolo di Tuvixeddu e individuare i punti più appropriati lungo il perimetro città-colle nei quali progettare le porte.
Il primo si è tradotto in una operazione di disegno accurato delle tracce esistenti, con l’obiettivo di restituire valore ai segni lasciati dall’uomo importanti in quanto tasselli materiali di una storia impressa nel colle.
Il secondo in una operazione di progetto delle porte stesse, facendo in modo che da un lato fosse evidente l’afferenza a una strategia complessiva unitaria e dall’altro che fosse percepibile la singolarità di ogni porta, dovuta alle caratteristiche peculiari del sito. Le quindici porte elaborate mettono in gioco possibilità latenti, talvolta “proseguendo” possibili accessi in parte già risolti (come lo spazio interno della Grotta della Vipera che si trasforma un nuovo e originale ingresso), talaltra generandone di inediti a partire da “suggerimenti” potenziali (come i terrazzamenti della cava dismessa che diventano un nuovo giardino di ingresso al parco).
4. Riferimenti teorici
Si preferisce riferirsi a un filone di studi ed esperienze a cavallo tra la ricerca e il progetto sorto in Italia e che ha fatto scuola per un periodo abbastanza breve ma denso di contributi teorici e progettuali significativi, quello degli “studi urbani”. Alberto Ferlenga nel 2023 ha riflettuto sulla “differenza italiana” provando a chiedersi se e come quel filone di studi possa ancora essere fertile nella trasformazione di una città. Se ne cita un passaggio che chiude il ragionamento aperto all’inizio sulla centralità degli “interni urbani” nella città italiana: «anche per quanto riguarda il vuoto, esiste in Italia una specificità che ne fa, più che altrove, un “luogo” dinamico e vivo, in grado, pur nella sua “inconsistenza” fisica, di avere una capacità propria evocativa e rappresentativa» (Ferlenga, Architettura. La differenza italiana, 2023, p. 58).