AutoriAlessandro Cece, Pasquale Mei, Filippo Orsini, Roberto Podda

CoautoriChuling Wang, Kimmy Rudyyanto, Sally Devina, Varvara Prutckikh, Yuanzhi Zhai

AteneoUniversità degli Studi di Napoli Federico II

Anno2026

R.A.M. Radici/Archeologie/Memorie

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CFP Cagliari – Limen. Una porta per l’area archeologica di Tuvixeddu a Cagliari
01. Masterplan. Vista a volo di uccello

1. Tesi / Ipotesi

L’enunciato progettuale propone la riconversione del vuoto dismesso dell’ex cava Italcementi in un dispositivo infrastrutturale per la transizione ecologica del territorio.
La tesi dimostra la fattibilità di un data center ad altissima densità, capace di integrarsi dialetticamente con le forme dello spazio pubblico, con la morfologia circostante e con le dinamiche sociali del parco. In questo quadro, la cooperazione tra la rete idrica territoriale di previsione e un nuovo impianto locale di fitodepurazione consente di annullare l’impatto idrico dell’infrastruttura digitale, garantendo al contempo la continuità operativa del raffrescamento dei server e le stringenti condizioni microclimatiche necessarie alla conservazione dei reperti di archivio.
La proposta progettuale ridefinisce il margine tra la città e il colle attraverso il disegno integrato degli elementi del paesaggio: la topografia, l’acqua e la vegetazione.

2. Descrizione

Il progetto R.A.M. interpreta l’area oggetto di studio, situata a Cagliari tra la quota inferiore della città storica lungo viale Trieste e viale Sant’Avendrace e il limite nord-occidentale segnato da via Is Mirrionis, come una vera e propria soglia urbana: uno spazio di transizione tra il tessuto contemporaneo e il palinsesto stratificato dell’area archeologica di Tuvixeddu.
Gli edifici a tipologia funzionale ibrida sono concepiti come dispositivi infrastrutturali simbiotici: i livelli ipogei a base allargata ospitano i depositi per l’archiviazione e le sale del data center, sfruttando l’inerzia termica del sottosuolo, mentre lo sviluppo in sezione rastremata verso l’alto accoglie gli spazi museali, culminando in piazze pubbliche e belvederi integrati nei percorsi pedonali del parco. L’intero sistema architettonico è strutturalmente alimentato e climatizzato dal vettore idraulico. Nel fondo della cava si sviluppa il bacino idrico, articolato tra una fascia a bassa profondità deputata alla fitodepurazione locale e un invaso profondo che agisce come serbatoio termico naturale, protetto dalle pareti calcaree. Il raffreddamento dei data center avviene a circuito chiuso ed è alimentato da una doppia infrastruttura idraulica secondo uno schema complementare a due scale: l’apporto principale è garantito dal micro-sistema ecologico locale, mentre la stabilità del vettore termico è assicurata dal collegamento alla grande scala del circuito idrico in progetto dall’amministrazione, con un flusso regolativo. Un anello idraulico preleva l’acqua fredda dal fondo dell’invaso e attraversa gli edifici per alimentare i sistemi di free cooling dei server e dei depositi archeologici, reimmettendola successivamente in superficie per la dissipazione termica. I modelli fluidodinamici (CFD) confermano che il riciclo completo delle acque grigie e nere tramite fitodepurazione e l’integrazione con la rete pubblica garantiscono l’assoluta autonomia operativa dello scambio termico e l’invarianza idrica dell’intervento nel tempo. L’area contrassegnata come “numero 3”, situata nel punto di maggior declivio topografico e prospiciente il sito archeologico, viene eletta come caso studio paradigmatico per lo sviluppo della sezione dell’edificio ibrido. L’eccezionale condizione orografica instaura una connessione visiva e spaziale diretta con la necropoli storica, offrendo l’opportunità di verificare l’articolazione verticale della qualità architettonica dello spazio in sezione.

02. Sezione ambientale
03. Architettura per Data center_01
04. Architettura per Data center_02
05. Architettura per Data center_03
06. Architettura per Data center_04

3. Metodologia

Il processo metodologico persegue un approccio interdisciplinare fondato sulla progressiva sovrapposizione in ambiente digitale di tre livelli informativi layer invarianti: le condizioni orografiche dell’ex cava, i tracciati esistenti intesi come infrastrutture di connessione reale con la città, e, infine, la griglia geometrica 1:3 — desunta dalla dimensione interna delle tombe puniche — assunta come regola ordinatrice della composizione urbana. L’interazione della matrice modulare con la morfologia del suolo e con i fronti scavati individua i nodi topici generativi in cui si innestano le architetture codificate nell’abaco tipologico. L’intersezione di questi livelli ha guidato la conformazione generale del progetto, attraverso un processo di sintesi spaziale, determinando l’esatta collocazione degli elementi dell’abaco e lo scavo del bacino idraulico esclusivamente all’interno delle porzioni calcaree già compromesse dall’attività estrattiva novecentesca.

4. Riferimenti teorici

Lo sviluppo del progetto si fonda su due principali riferimenti teorici: la nozione di "palinsesto" proposta da André Corboz e il concetto di "progetto di suolo" teorizzato da Bernardo Secchi.