AutoriFrancesco Saverio Fera, Carla Tisselli, Carlotta Piraccini, Simone Baiardi, Diego Boselli, Francesco Ingenito, Matteo Spadoni
AteneoAlma Mater Studiorum - Università di Bologna
Anno2023
Strade e storie
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Descrizione
Lo spazio della città che ci circonda dovrebbe corrispondere alle necessità umane di chi in quella determinata realtà vi abita. L’esigenza di un rifugio, di luoghi per il lavoro, per lo svago, per la cura, per l’istruzione e molto altro ancora, richiede la predisposizione di spazi appositamente pensati che siano tuttavia in grado di potersi adattare alle mutevoli necessità degli abitanti. La crescita esponenziale degli insediamenti urbani del secolo scorso non sempre ha saputo rispondere in modo compiuto alle esigenze dei suoi cittadini. In molte situazioni si è verificata una mancanza di governo del territorio, demandando all’iniziativa privata la realizzazione di nuove espansioni urbane o, nei migliori dei casi, la città è cresciuta mediante indicazioni quantitative, ma non qualitative. Il dibattito sulla forma della città, questione reclamata da molti, ha subito una sorta di generale stagnazione, quasi forma di rivendicazione a seguito del ventennio di dittatura, che aveva misconosciuto il sacrosanto diritto della comunità di poter intervenire sulla cosa pubblica. Ancora oggi nel nostro paese le decisioni di modificazione delle realtà costruite, non sempre sono frutto di un dibattito tra proposte avanzate a seguito di ragionamenti sul futuro della città e sulla sua forma. Pochi sono i casi in cui una nuova parte di città viene realizzata dopo una consultazione sull’architettura che ne delinei relazioni e forme disegnate in modo pensato e non estemporaneo. Ancora più rari sono i casi in cui chi governa la città si rivolga al mondo della ricerca accademica per analizzare ed esplorare le possibilità della sua forma. Negli ultimi decenni si è come sclerotizzato il rapporto tra chi la città la studia e nelle aule l’insegna, e chi la governa. Sono rare le convenzioni di ricerca tra enti pubblici e il mondo accademico dell’architettura che trovino un loro riscontro nella realtà.
Non così è per altre discipline cui sono chieste consulenze in molti campi del sapere umano. Il mondo accademico dell’architettura ha il dovere di interrogarsi sulle ragioni di questo stato di fatto evidente a tutti, per provare a cercare di modificare lo stato delle cose. Una ragione forse risiede nel fatto che, da parte di chi governa la città, si siano sempre più delegate ai privati le scelte sul suo destino e la sua forma secondo logiche del profitto e non del bene comune. Non è questa la sede per analizzare le cause e le dinamiche sicuramente complesse, ma è occasione per rimarcare l’importanza di un dibattito attorno a un pensiero organico e disinteressato nel disegno della città che possa fornire risposte coerenti e commisurate alle necessità del caso.
Il progetto realizzato per la presente consultazione, prova a declinare alcuni temi che appartengono a molte situazioni delle nostre realtà urbane formatesi nel contemporaneo. La necessità di attrezzature per la collettività, la conservazione e fruizione di preesistenze storiche, le dotazione di aree verdi, le connessioni tra le parti e di una mobilità diversificata da quella della “civiltà dell’automobile”, sono i temi principali che hanno fornito le linee guida della proposta architettonica e urbana qui avanzata. Gli ambiti di progetto si sono letti come elementi tra di loro chiaramente individuati, ma fortemente correlati in quanto appartenenti a un sistema complesso di stratificazioni ricche di potenzialità e memorie in parte evidenti e in parte da riscoprire e da risignificare. Fermi nella convinzione che l’articolato palinsesto urbano sia necessariamente l’ordito sul quale andare a costruire una trama capace di rispondere alle esigenze di chi quei luoghi li abita o ne usufruisce, si è lavorato sulla lettura delle molte tracce esistenti. Il dato urbano tangibile, pur nella violenza subita, mantiene in questo caso di studio diversi elementi ancora in grado di permettere una loro riscrittura, una loro ricomposizione carica di nuovi significati. Quanto sembra perduto, giace ancora sotto gli occhi di tutti ed è in attesa di essere nuovamente scoperto. Così la scalinata ad esedra di ingresso nord, le archeologie, i resti della masseria di San Giuseppe, gli elementi del territorio agricolo, con orti ancora esistenti e i sentieri di risalita sono alcuni dei dati della situazione che devono essere riscoperti. Come in molte città di fondazione romana, in cui sono pervenuti quasi esclusivamente i tracciati – pensiamo ad esempio a città come Pavia o Torino – così i percorsi ancora oggi leggibili nel sito, sono diventati gli elementi strutturanti il progetto.
Via Terracina
La via Terracina è stata intesa come spina dorsale del processo di rigenerazione urbana capace di innervare il sistema nord della Mostra d’Oltremare. Si è ripensata questa via quale lungo viale alberato con ampi marciapiedi e piste per mobilità dolce a partire dal suo incrocio con la via Vicinale Cupa Cintia fino alla sua confluenza con la via Nuova Agnano. Lungo questo percorso a velocità ridotta, si è studiato un nuovo muro vegetale quale soluzione di continuità tra il perimetro della Mostra e il lembo urbano posto a nord della via. Il muro verde, è stato quindi inteso come un muro su cui intestare diversi setti verdi nel suo lembo sud, ad esso perpendicolari e posizionati per la formazione di ambienti in sé conclusi ma contigui e aperti.
Muro vegetale come frammento di una città perduta – apocrifo relitto archeologico – ma capace di ritmare e sottolineare ambiti privilegiati che lungo di esso si incontrano. Le terme, il mausoleo e la porta Nord della Md’O sono i principali eventi che il muro verde struttura, ma altre stanze si aprono per lo svago e il riposo o per l’educazione ambientale. Lungo questo “muro” si apriranno bucature e cesure in situazioni puntuali per inquadrare elementi e fatti significativi esistenti lungo il suo tracciato.
Sul lato nord della via Terracina altri setti vegetali inquadrano aree destinate a parcheggio e percorsi minori di accesso alla collina soprastante riconfigurata come sistema di orti urbani a conservazione del paesaggio costruito a balze, ma anche come presidio del fronte ad altro rischio franoso.
Via Romana
La via Romana, nel suo antico sviluppo, diventa il nuovo percorso che tiene assieme e collega il sistema delle stanze verdi attestate perpendicolarmente sul muro vegetale della via soprastante. Questi ambienti, mediante una riconfigurazione morfologica del terreno, permettono di mettere in collegamento le quote inferiori con quelle di via Terracina. La strada, percorribile ove oggi è evidente e possibile, viene evocata per quelle parti di tracciato ipotizzato o sottomesso alla trama moderna. Anche in questo caso - come per via Terracina - la via romana assume il nuovo significato di spina di collegamento del sistema a parco pensato nel lembo nord del quartiere della mostra. Le due infrastrutture, quella moderna (via Terracina) e quella antica (via Neapolis-Puteolis), diventano elementi paradigmatici, non solo delle loro rispettive epoche, ma anche di due sistemi paralleli strutturanti il sito con caratteri distinti e, al tempo, analoghi. La via Terracina, pensata per la mobilità dedicata al trasporto pubblico e privato, in cui la parte pedonale e quella ciclabile predominano, rappresenta la modalità del vivere odierno, mentre la via romana ad esclusivo uso pedonale e ciclabile, raffigura il mondo di un cammino lento, di un altro modo di percepire lo spazio. Le due strade diventano interpreti di due diversi modi di vivere il territorio, l’asse moderno è punteggiato da eventi urbani differenti, dal Cimitero di Fuorigrotta alla porta Nord, per citare i due fatti urbani più significativi, mentre il percorso antico, struttura una sorta di parco lineare con andamento nord-est / sud-ovest e tocca i principali monumenti archeologici ad oggi rinvenuti nell’area della Md’O.
L’antica via sarà evidenziata nelle parti non più esistenti, mediante un segno a terra e una pavimentazione che la identifichi nel contesto. Interrompendosi in diversi punti, per l’interferenza di edifici recenti, la stessa mostrerà nel suo troncarsi in corrispondenza di questi accidenti, la sovrapposizione delle trasformazioni succedutesi nel tempo. La via attraverserà con dei segni a terra la nuova rotonda proposta per disimpegnare l’incrocio a nord dello stadio Maradona e così indicare la sua prosecuzione a nord-est della via Terracina.
Idealmente attraverserà anche il nuovo viale alberato mostrando la sua diramazione verso la via Cupa di Terracina e altre strade oggi esistenti nel quartiere fieristico.
Masseria di San Giuseppe e parco Maradona
In questa area di intersezioni urbane e viarie, si è ritenuto importante riconfigurare il sistema di confluenza della via Terracina con la via Vicinale Cupa Cintia e il relativo sottopasso di sbocco alla via Claudio. Consapevoli della necessità di uno studio legato alla mobilità cittadina, si è tuttavia voluto porre l’accento sulla necessità di un ripensamento di questo lembo irrisolto mediante una razionalizzazione della viabilità e l’inserimento di un’area a parco urbano in grado di migliorare la dotazione a verde pubblico del quartiere. Tutto ciò anche riprendendo un antico tracciato che dalla Masseria conduceva a sud e oggi potrebbe meglio collegare il “Parco per bambini” esistente.
Circa la masseria vera e propria, si propone una sua ricostruzione critica, con restauro del fabbricato storico, destinando il nuovo complesso a funzioni di quartiere e a uso degli studenti.
Al suo interno vi saranno, uno studentato, sale studio, spazi per associazioni e una caffetteria. I nuovi volumi, costruiti sul sedime di quelli preesistenti, si differenziano per materiali e altezza dall’esistente, ma aspirano a innescare un dialogo con quanto rimasto nel loro essere fortemente murari.
Si forma così una nuova corte per momenti di convivialità, riposo o svago dei suoi abitanti, luogo aperto e di condivisione.
Nuovo ingresso nord e piazza Antiniano
Strutturato sulla spina di via Terracina si apre un nuovo centro civico, foro contemporaneo, a contraltare dell’ingresso Nord progettato da Stefania Filo Speziale. Perduto l’importante intervento realizzato negli anni Trenta come ingresso nord della Mostra, si è lavorato volendone rievocare la spazialità con la piantumazione di un doppio filare di cipressi, ma realizzando dei varchi a setti vegetali che interrompono il muro verde che corre lungo la via Terracina e che segnano il ripristinato ingresso nord. Per rimarcare l’importanza del luogo prospicente l’esedra della Filo Speziale, si è pensato a un nuovo centro civico quale elemento di aggregazione e di incontro. Il nuovo foro leggermente in pendio per seguire l’andamento topografico, è stato pensato con edifici d’uso collettivo, quali un auditorium di moderate dimensioni, una biblioteca e un lapidario. Quest’ultimo potrebbe contenere i reperti rinvenuti negli scavi eseguiti lungo la via romana o essere utilizzato per eventi espositivi o collettivi.
La via alberata, la masseria, il foro civico, i reperti archeologici e le diverse dotazioni a verde potrebbero dare un nuovo senso a questa parte di città, oggi priva di qualità, ma densa di potenzialità non espresse.
Si tratta d’interventi che non intendono imporsi con violenza sul sito, ma silenziosamente mirano a rivelare ambiti ricchi di storia e bellezza, oggi in gran parte non percepibili o frammentari. L’obiettivo principale è quello di costruire dei luoghi in cui chi li abita vi possa reinventare la propria quotidianità non sentendosi estraneo, ma attore delle infinite possibilità che il vivere offre.