AutoriAntonello Russo, Francesco Messina

AteneiUniversità degli Studi di Cagliari, Università degli Studi di Ferrara, Università degli Studi di Palermo

Anno2026

Sutura Urbana

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CFP Cagliari – Limen. Una porta per l’area archeologica di Tuvixeddu a Cagliari

1. Tesi / Ipotesi

Il tema della porta urbana per l’area archeologica di Tuvixeddu a Cagliari allinea, nella proposta in oggetto, l’idea di una costellazione composta da presenze isolate, linee, volumi, superfici, tesi, tra loro, a rivelare l’idea di un attraversamento. Edifici e percorsi esistenti dispongono con le nuove presenze un dialogo operante tra forma della terra e componente antropica allineando obiettivi visuali come elementi di una narrazione unitaria. Dal centro città, prendendo via sant’Ignazio da Laconi, si giunge su viale Luigi Merello, un viale che si fa notare per la sua presenza di spina verde nell’urbano. Sinuoso nella sua forma planimetrica, esso si inerpica in altura verso le vie del centro facendosi premessa scenica perfetta. La sua conformazione cela il tracciato proseguendo fino a che i fitti filari non finiscono. A quel punto, passata la rotonda, si è su via Is Maglias. Sulla destra si percepisce appena lo svaso di Tuvumannu dietro i padiglioni di Ingegneria e, a sinistra, una falesia alta circa 20 metri, in certi punti bianchissima, dietro la quale si nasconde il canyon con il sentiero del parco di Tuvixeddu.

2. Descrizione

Prima dell’innesto dei canyon, la prima tappa della costellazione compone la porta del parco: un parterre verde incanala lo sguardo verso un plateau scavato, e poi un edificio che supera di 10 metri l’altezza della roccia, un velo omerale, inclinato rispetto a questa con la direzione che prende via Is Maglias prima del canyon, quasi per coinvolgere la falesia nel disegno del tracciato urbano. Questo è il punto di tangenza tra i due sistemi, scelto per corroborare l'interfaccia tra i colli e la città. Il primo sforzo è stato quello di mettere in connessione i due solchi dei canyon di Tuvumannu e Tuvixeddu con un sottopasso pedonale. Grazie alle diverse altimetrie, gli innesti dei percorsi che legano i vari spazi sono realizzati da rampe. Esse, in un caso salgono sulla roccia per raggiungere edifici esistenti, in un altro caso scendono nel sottopasso, in un altro caso, ancora, si adagiano verso lo scavo del plateau che disegna una piazza ipogea. Dal centro di questo sistema il percorso continua verso sud-ovest, nel canyon, solo arricchito col disegno del verde, mentre a nord-est, dopo il sottopasso che porta a Tuvumannu, una linea costruita è tesa lungo tutto lo svaso. Questa linea si traduce in una passerella che lega qualche setto insinuato nel colle, uno di questi si trasforma in un teatrino all'aperto che sfrutta il pendio naturale; qui una controporta si lega a via Tuvumannu e al parcheggio alberato.

3. Metodologia

A questa prima navata urbana è sovrapposta una spezzata virtuale che ha inizio nell'attuale ingresso al parco su via Falzarego che raccoglie diversi elementi, esistenti e nuovi, posti sulla rotta che mira al plateau affinché tutti gli elementi del masterplan partecipino ad una stessa sceneggiatura. Il viale di Sant’Avendrace e via Is Mirrionis compongono le due sponde del sistema, trattate per essere simbiotiche rispetto l'intorno; si guardi solo il parcheggio per gli autobus in cima a Tuvumannu e il tentativo di raccordarsi al viale Sant'Avendrace tramite il dismesso ma esistente sistema di discesa dell'ex cementificio. Sul plateau; tuttavia, sono concentrati molti intenti: il sistema esterno delle rampe coi suoi dislivelli esterni porta il piano di fruizione dell'edificio ad una quota ribassata (7.50 metri) rispetto al piano stradale.
L’accesso all'edificio avviene tramite una piazza ipogea, uno scavo, infatti, permette l'ingresso agli spazi interni creando un giunto, tutto in ombra, che lega indissolubilmente l'edificio al plateau. Nelle sezioni lo stesso tema si estende: scavi per luce indiretta e scale che completano l’invenzione spaziale. La distribuzione interna gioca su una continua intersezione tra i piani dedicati al museo sulla destra e gli altri servizi (biblioteca, archivio, auditorium, bar e aule) articolati sui piani successivi verso sinistra. Si è ritenuto di consistente importanza perseguire l'indagine alla scala architettonica, per verificare sempre che la navata urbana e policentrica di progetto trovasse il suo senso nel punto nevralgico scelto.

4. Riferimenti teorici

Vittorio Gregotti, Il territorio dell'architettura, 1966