AutoriMarco Maretto
CoautoriWilliam Bozzola, Nicola Marzot, Antonio Licchetta, Andrea Ratano
AteneoUniversità degli Studi di Parma
Anno2025
The limit of knowledge
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Descrizione
I Limiti, ricorda Heidegger, sono i luoghi dell’incontro e dello scambio tra “morfologie”, culturali, sociali, economiche, differenti. Sono i luoghi per eccellenza in cui una realtà si “mostra” ad un’altra dichiarando la propria identità, la propria weltanshauung, la propria forma. Perché una forma, per essere “vera”, è sempre portatrice di significati, è sempre semantica, pena la perdita del senso stesso della sua esistenza: “Le cose raccontano sempre storie diverse, ricorda C. Norberg-Schulz, parlano di come sono state fatte, delle circostanze storiche che le hanno generate e se sono cose vere, rivelano anche delle verità”.
Il progetto “The Limit of Knowledge” nasce da questi presupposti, dall’intenzione di disegnare un “limite”, capace di mediare tra una realtà costruita e una realtà naturale, tra un mondo urbano, solido e verticale ed uno antiurbano, liquido e orizzontale, tra la città di Genova, con la sua storia e la sua “forma” e le storie e le forme delle società del mediterraneo che con essa si sono confrontate contribuendo a definirne l’identità.
Il volume architettonico, sin da subito, grazie anche alla sua collocazione sull’acqua, all’ingresso del porto, lungo la Diga Duca di Galliera, è stato pensato come un lungo parallelepipedo orizzontale, semichiuso verso il mare, se non attraverso visuali scelte, e aperto, parzialmente, verso la città e il porto.
Il limite però non è, solamente, il luogo in cui due realtà mostrano, distinguendosi, la propria forma. È anche un luogo di ibridazione e di passaggio, fisico e metaforico. Per questa ragione, le due testate del volume sono pensate aperte e “passanti”, seppure tra loro chiaramente gerarchizzate.
Dal punto di vista materico, l’intero progetto è pensato in cemento a vista bicromo. La scelta del cemento, unito all’acciaio e all’alluminio, è motivata dall’intenzione di dialogare con la storia cantieristica e industriale del porto di Genova. L’involucro, che definisce la forma e le proporzioni dell’architettura, è progettato con un cemento scuro listato, in verticale e orizzontale, da sottili linee bianche al fine di acquisire un carattere più “urbano” e meno specialistico, in grado di dialogare con il fitto tessuto edilizio genovese. Un tessuto che è stato studiato con molta attenzione, nei suoi caratteri morfologici fondamentali, nella sua “orografia” e nella sua serialità, anche al fine di comprendere meglio il ruolo e l’identità del nuovo intervento all’interno dell’organismo urbano genovese.
Un cemento più chiaro, semplicemente graffiato, per ricordare quei caratteri di “stratificazione” tipici della storia, è invece stato progettato per i setti che caratterizzano il “fronte mare”. Il grande volume architettonico, infatti, è scandito serialmente da una serie di setti, a tutta altezza, capaci di “misurare” e quindi controllare la dimensione del grande edificio, oltre che a ricordare, percettivamente, la “serialità” implicita del suo contenuto.
I setti sono però, tra loro, gerarchizzati. Una lunga serie di “setti-bastione” in cemento chiaro graffiato caratterizza il “fonte del mare” a ricordare la vocazione muraria e spesso, difensiva di un “limite”, quasi delle grandi mura contemporanee o appunto, una diga. Una serie, invece, di “setti-frangisole” in acciaio Corten caratterizzano il “fronte del porto”. Il lato interno, protetto, di questa grande architettura a scala urbana è, infatti, aperto sulla città, stabilendo una relazione reciproca, diurna e notturna, con la sua morfologia, la sua vita quotidiana, la sua identità. La scelta del Corten dialoga con tutte le strutture portuali, gru, ponti, magazzini e navi mentre il suo colore rossastro lo mette in relazione con le ricche cromie dell’architettura ligure.
Le due testate architettoniche sono quindi molto importanti. La testata principale, aperta a est, verso il molo di accesso del pubblico e verso l’ovovia di collegamento con la città, è progettato come un grande portale, dai piedritti in cemento scuro listato di bianco, leggermente inclinati ad esaltare il suo ruolo di accesso. Una grande “porta urbana”, con un pavimento, anch’esso rastremato, in cemento chiaro, al fine di sottolineare il suo ruolo di “porta da acqua” ed un solaio di copertura, ancora rastremato, rivestito in Corten, capace di condurre, percettivamente all’interno dell’architettura. La parete vetrata, a tutta altezza, separa e unisce l’esterno con l’interno, valorizzando il significato “passante” di tutto il volume.
L’altra testata è progettata in senso più “specialistico”. È il luogo del carico e scarico dei volumi librari, dell’attracco periodico dei cargo, della parte più tecnologica del progetto. Dialoga con il porto prima che con la città, è aperta sui moli e le strutture portuali “di ponente” prima che con i tessuti urbani genovesi. Per questa ragione è disegnata come un grande “carro-ponte” che assume le sembianze di una enorme loggia cementizia aperta sul mare. Una loggia protetta, superiormente, con travi in acciaio e vele, ipotetico residuo della struttura portante del solaio di copertura originario, ad esaltarne il carattere percettivo portuale. L’accesso a questo lato del progetto è realizzato attraverso un’ampia porta scorrevole in Corten di tipo industriale.
Dal punto di vista funzionale, il collegamento con il porto e la città avviene secondo due direttrici complementari: un’ovovia, che parte dalla terrazza di Pazza San Francesco, prosecuzione dell’asse urbano che collega Piazza Corvetto al porto, e raggiunge la Diga nella sua testata di levante, verso la città; due vie d’acqua, dedicate alle imbarcazioni da diporto ed ai cargo per il trasporto dei libri, sulla testata di ponente. L’ovovia consente un più rapido collegamento, diretto ed ecologico, con la città e con i suoi tessuti storici (idealmente è estendibile sino alla Spianata dell’Acquasola), rappresentando anche un interessante veicolo di osservazione panoramica della città e del porto, dall’alto. Le vie d’acqua consentono, da un lato, attraverso la realizzazione di una serie di moli, sul lato di levante, l’attracco di piccole imbarcazioni, dall’altro, sul lato di ponente, attraverso un lungo molo trasversale, l’attracco dei cargo funzionali al trasporto dei libri e di tutte le attrezzature tecniche.
La stessa gerarchia che guida le scelte architettonico-formali, determina quelle funzionali.
Due grandi volumi, a tutta altezza, caratterizzano gli accessi all’edificio sulle due testate. Sul fronte di levante, si colloca l’ingresso principale, con una terrazza di approdo, cui è collegato il molo che conduce alla stazione di arrivo dell’ovovia. Da qui attraverso una grande parete vetrata si entra nella hall d’ingresso, con alle spalle la caffetteria ed il volume sospeso della sala conferenze, di cui costituisce il foyer. Dietro questo grande vuoto, illuminato lateralmente, oltre che posteriormente, dalla luce filtrata dagli alti frangisole in Corten, si apre la sala di lettura principale, a sua volta aperta sul mare e sul porto di Genova attraverso una terrazza arretrata ed una grande vetrata. Al di sopra di essa, raggiungibile per mezzo di uno scalone a vista, si trova la sala conferenze e una serie di piccole aule seminariali, anch’esse aperte, a doppia altezza, sul fronte del porto. Questa parte del progetto, infatti, è pensato per svolgere sia la funzione principale di biblioteca che quella di centro congressi e di spazio per seminari e workshop.
La parte centrale del volume costituisce il cuore della struttura, con il deposito libri, su due piani, interamente meccanizzato e dotato di laboratori di lavoro, catalogazione, restauro, digitalizzazione e dagli uffici amministrativi. Solo gli spazi laboratoriali sono dotati di aperture (con i frangisole in Corten) aperte verso il porto. Il deposito libri è illuminato solo artificialmente.
La testata di ponente è quindi progettata come un grande vuoto con funzione “specialistica”. È destinata ad accogliere i volumi librai portati dalle navi cargo, attraverso la grande apertura di tipo industriale in Corten, e distribuirli nel deposito retrostante. Esaurito questo ruolo eminentemente tecnico-funzionale, si trasforma in un grande spazio espositivo a tutta altezza. Uno spazio che può funzionare unitamente alle attività convegnistiche della testata di ponente ma anche, in autonomia, come spazio per mostre, convegni, workshop, performance artistiche e financo teatrali, completamente autonome, grazie al suo approdo dedicato sulla testata di ponente.
Questo spazio, non a caso, è l’unico ad avere un fronte aperto sul mare, filtrato da alti setti frangisole in Corten che costituiscono l’eccezione formale alla regola del fronte cementizio che caratterizza l’affaccio esterno del grande manufatto architettonico.
Di notte, il volume s’illumina trasformandosi in una grande “lanterna”, visibile da lontano, dal mare aperto, a segnalare il “limite urbano”: come luogo da dove la città comincia ad affermare la propria presenza sul territorio, dando “forma all’acqua”; e dalla città e dal fitto tessuto edilizio genovese, come luogo fino a dove si estende la città, oltre il quale essa finisce e qualunque “forma” è perduta.
Dal punto di vista operativo, il progetto è stato svolto integrando alcune intelligenze artificiali generative con strumenti di modellazione parametrica, insieme a schizzi manuali e analisi morfologico-urbane, secondo un approccio eminentemente narrativo del processo progettuale. Il progetto diviene “storytelling”, ovvero il racconto di una storia, coinvolgente il luogo, i progettisti, i cittadini e il tempo, insieme Kronos e Aion, come per ogni narrazione, secondo un processo metodologico sviluppato, da alcuni anni, dal gruppo di ricerca GAIA_Reserarch Lab (www.gaiaresearchlab.com), diretto da Marco Maretto. Un processo in cui “intelligenze” differenti: potenziali, dialogiche, linguistiche e generative, si susseguono e si ibridano, nella definizione di un nuovo modo di progettare l’architettura e la città.