AutoriAntonella Falzetti, Luigi Ramazzotti, Giulio Minuto
CoautoriMaria Carolina Cordiner, Chiara Mancini, Cristian Macci
AteneoUniversità degli Studi di Roma Tor Vergata
Anno2023
Tra-Dire la realtà. Stanze urbane per una strada-piazza
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Tesi / Ipotesi
A chi volesse descriverlo, enumerarlo, rappresentarlo, questo alveo urbano si presenta come una collezione di oggetti eterogenei e irriducibili. Ciò che cogliamo della via Terracina, le associazioni mentali che spontaneamente emergono nell’attraversarla appartengono all’esperienza dell’eteroclito, e sfuggono infine ai nostri piani ordinati che vorrebbero ricostituire figure unificanti, al sentimento forte di un progetto che, arrivando in ritardo, volesse su tutto intervenire, provvedere, soccorrere.
Intendiamo la strada come un’architettura di relazioni, una “forma mentale della città”, un vuoto che diviene pensabile come architettura di città.
È questo il filo conduttore del progetto. Il quale si articola nell’alternanza di forme riconducibili a situazioni e radici diverse, declina le intonazioni locali, le differenze stanziali e, rifuggendo dal grande gesto, tenta di cogliere le disomogenee misure dei luoghi. Tante frasi in una sola scrittura.
Si tratta di una misurata trasformazione dialogante dove, con un po’ di realismo, siamo convinti che nel quadro di questo stimolante esercizio intellettuale non potremo mai ricomporre l’infranto.
Si è imposta una logica formativa che, nel rispetto delle differenze, porta a concepire gli spazi assenti come strada-piazza, una dilatazione dello spazio urbano che esplora e risolve l’originaria incoerenza assumendo la trasversalità ortogonale alla strada come occasione di inedite percezioni urbane e spazi riconquistati.
Le aree di progetto vengono qui assunte come spazio intermedio, frontiera di una visione architettonica che cerca una congiunzione tra le due realtà: il fronte urbano e naturale sul lato opposto alla strada e la macchia trapezoidale alberata posta alla quota del tracciato romano, custodita nell’eterogeneità del muro-perimetrale della Mostra d’Oltremare.
2. Descrizione
L’alveo spaziale di via Terracina: un corridoio consolidatosi per stratificazioni disomogenee, dove il senso della storia è diluito nella retrocessione a segni residuali delle tracce archeologiche; dove il confine della Mostra d’Oltremare si presenta come barriera sorda e impenetrabile; dove il potenziale urbano dei vuoti compresi tra il muro di confine della M d’O e via Terracina risulta una terra senza qualità, a seguito delle discontinuità spaziali e dell’anarchia funzionale.
Si tratta di una stratificazione per accumuli e per differenze locali, che male si misura con l’ordinamento scalare della strada, pur da intendersi nelle sue differenti misure. Si tratta di amministrare le proporzioni locali che si declinano in numerosi episodi singoli e singolari, ma per un altro verso già guardano al senso più generale dell’intero vuoto stradale che tiene insieme i discordanti dialetti.
Nel progetto generale ci si è attenuti alle linee fondamentali del programma proposto con una particolare attenzione alla sequenza spaziale della via Terracina. Il dispositivo progettuale al 2.000 avanza un’ipotesi di trasformazione per l’Ambito 2, Tema 2, ridisegno complessivo dell’area archeologica fuori e dentro il recinto della Mostra d’Oltremare, e per l’Ambito 3, Tema 1, ridisegno del margine superiore della Mostra d’Oltremare come “infrastruttura attrezzata”.
Sul nodo delle Terme romane dell’Antico acquedotto vengono definiti gli elementi di margine utili a configurare una nuova piccola piazza nell’innesto di via Terracina con Viale Marconi. Si sottolinea la continuità di spazio e di percorsi tra le due aree archeologiche contigue. Il nuovo spazio pubblico è delimitato da due volumi simmetrici che potranno ospitare un nuovo sistema di accesso all’area delle Terme e dell’acquedotto del Serino non più dalla strada. La qualificazione funzionale prevede servizi a supporto dell’area e strutture di riconnessione con l’area del Politecnico.
Nello spazio della piazza Antiniano il progetto tenta di consentire una maggior permeabilità tra il silente impianto urbano della Mostra d’Oltremare e la rumorosa quotidianità lungo la via Terracina. Si parte dal riconoscimento di una qualità in attesa che va fatta rientrare nella scena urbana per avvalorare la presenza del Mausoleo funerario e della via Puteolana. Il progetto declina le differenze trovate e le integra sul piano visivo e funzionale.
3. Metodologia
I segni grafici suggeriti nel programma-progetto al 2.000 vanno intesi come un dispositivo ortografico che amministra alcune ragionevoli trasformazioni in pianta, ritenute possibili e plausibili. La visione sinottica, connaturata a questa scala, tiene insieme le differenti ipotesi formalizzate.
Il ragionamento viene sviluppato in planimetria e si avvale di una ortografia scarna, ancora simbolica, tesa a sottolineare l’ordinamento principale dei volumi e le relazioni tra gli spazi. Si intende restituire unità visiva alla fascia compresa tra la via Terracina e l’eterogenea barriera che segna il limite con la Mostra d’Oltremare.
Il progetto generale, nel suggerire una prima approssimazione formale di insieme, propone un criterio comune per l’Ambito 2 e per l’Ambito 3. Si tratta di un ragionamento sulle trasversalità, sui margini, sui livelli urbani e sulle barriere. Si lavora ai bordi e al suolo interrogandosi sulle possibili ricomposizioni percettive e sulla riconquista dello spazio pubblico.
Nello spazio della piazza Antiniano l’ipotesi compositiva propone la ricerca di una integrazione spaziale e di una regola ortografica comune per le scritture di superficie. I differenti strati, attualmente non comunicanti, vengono messi a fattore comune con una nuova articolazione dei livelli di suolo. Si cercano le modalità minimali per un riordino spaziale e visivo.
Il progetto declina con materiali compositivi minimi: l’assetto dei livelli con l’idea di proporre un’architettura di suolo, corrugata dalla presenza di forme finite che discendono da figure geometriche semplici, la disposizione di stanze urbane caratterizzate dalla permeabilità reciproca e misurate spazialmente.