AutoriPasquale Miano, Gioconda Cafiero, Bruna Di Palma, Eduardo Bassolino, Adriana Bernieri, Marica Castigliano, Francesca Coppolino, Stefania Pollone, Chiara Barone, Marilena Bosone, Simone Castaldi, Luca Esposito, Antonia Sodano, Gervasio Illiano

AteneoUniversità degli Studi di Napoli Federico II

Anno2023

Tra la via antica e la strada moderna. Concatenazioni e addensamenti di un bordo dilatato

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Napoli – MD’O. Archeologia urbana e Mostra d’Oltremare
01. Tra la via antica e la strada moderna

1. Tesi / Ipotesi

All’interno del territorio flegreo, l’area di via Terracina ricade in un ambito di espansione urbana di Napoli avvenuta a partire dal secondo dopoguerra. Ad oggi, molti degli scenari di trasformazione auspicati non hanno preso forma e ciò ha contribuito ad acuire la percezione delle distanze tra i luoghi e a rendere residuali gli spazi interstiziali. Affiancandosi ai resti dell’antica via romana Puteolis-Neapolim, via Terracina traccia la demarcazione tra la fascia edificata e il muro perimetrale della Mostra d’Oltremare a sud. Pur dando accesso a diverse parti urbane di fruizione pubblica, il netto solco rettilineo della strada, realizzata nel XIX secolo, resta una terra di mezzo priva di caratteri riconoscibili, a cui si contrappone la tendenza monumentale delle architetture rappresentative della Mostra, dello stadio e dei laboratori del Politecnico. L’intera accessibilità all’area potrà essere però riformulata attraverso il progetto della linea 7 della metropolitana che prevede la realizzazione di nuove stazioni, di cui una proprio nei pressi di via Terracina. Le condizioni di cambiamento delineate aprono ad esplorare nuovi immaginari a partire da una rinegoziazione dei bordi della strada moderna, in particolare laddove diversi nodi urbani si sovrappongono e confondono. Lungo il bordo settentrionale della Mostra d’Oltremare, resta irrisolto sia il legame tra via Terracina, le pendici della collina e l’accesso alla Mostra, sia la continuità tra la fruizione dello spazio pubblico e l’accessibilità ai diversi siti archeologici. Lungo la traccia dell’antica via consolare Puteolis-Neapolim, asse caratterizzante il paesaggio suburbano fin dall’antichità, si trovavano alcuni luoghi di sosta intesi come nodi di stazionamento di supporto ai viaggiatori che si spostavano per raggiungere i principali insediamenti dell’epoca, tra i quali Pozzuoli e il centro antico di Napoli. Attualmente, di tali strutture antiche restano visibili i resti di un complesso termale e un mausoleo ai quali si aggiungono le fragili evidenze dell’acquedotto romano, la cui potenziale continuità è percepibile attraverso le tracce del basolato dell’antica strada. Nel tentativo di rafforzare lo strettissimo legame esistente tra tali architetture, sia antiche che moderne, e gli assi di collegamento lungo i quali esse si sono sviluppate nel tempo, il progetto considera, dunque, quale obiettivo prioritario, quello di lavorare sul bordo di via Terracina, restituendo ad esso una dimensione urbana e definendo nuove connessioni trasversali con il patrimonio costruito e il paesaggio. Su queste premesse, si sono sviluppati i temi principali del progetto: il rapporto tra archeologia e spazio urbano, nell’ottica di definire non più spazi recintati e negati, ma luoghi pubblici di orientamento per più ampie trasformazioni urbane; il rapporto tra infrastrutture e spazio pubblico, che permette di ragionare sulla mobilità e sull’accessibilità, plurinodale, diffusa e capillare, nella riconfigurazione di nodi spaziali di aggregazione e di riferimento; la relazione tra morfologia del paesaggio naturale e strati urbani, nelle cui trame è possibile individuare un nuovo sistema di spazi e connessioni che ridefiniscono sia il rapporto tra suolo e sottosuolo, sia la percezione alle diverse scale del paesaggio. L’integrazione tra questi temi consente di reinterpretare il bordo della Mostra d’Oltremare come inclusivo, di riconfigurazione dello spazio urbano tra le due strade.

02. Concatenazioni e addensamenti del sistema lineare

2. Descrizione

I tre interventi sono caratterizzati dalla messa a sistema di diversi strati urbani, esistenti e nuovi: lo strato archeologico, corrispondente alla quota di via Puteolis-Neapolim e alle altre evidenze; lo strato di via Terracina e dello spazio aperto limitrofo e lo strato delle coperture degli innesti architettonici. Nell’area orientale di via Terracina, il progetto per la riqualificazione dello spazio archeologico delle terme romane misura la dimensione compresa tra le due strade attraverso l’inserimento di una nuova copertura e una nuova accessibilità compiuta e ampliata all’area. La nuova copertura, a protezione delle rovine, è concepita come dispositivo articolato dentro il quale si incontrano i percorsi alla quota alta di via Terracina e quelli alla quota bassa dell’edificio antico e della strada romana. Se all’esterno un primo involucro appare compatto e unitario, rievocando l’estensione complessiva dell’area termale, all’interno un secondo involucro consente la lettura dei diversi ambienti architettonici che caratterizzano l’articolato impianto, enfatizzati anche da un progressivo contrasto tra luci e ombre. Il sistema di rampe e passerelle, sospeso e ancorato alla copertura stessa, è accessibile dalla quota di via Terracina, consentendo di guardare le rovine dall’alto e aggiungendo un ulteriore livello di percezione dello spazio antico. Il ritmo dei telai strutturali, che sostengono la copertura, definisce inoltre un nuovo prospetto per entrambe le strade; tali nuovi fronti, dalla consistenza permeabile, garantiscono una visibilità continua tra i diversi punti di vista. In tal modo, si definisce uno spazio di riscoperta plurilivello dell’archeologia. In quest’area il tracciato antico è riportato alla luce anche attraverso interventi di integrazione del basolato, in una ipotesi di progressiva espansione e nuove aree di cantiere di scavo, immaginate per essere visitabili e in continuità con il sistema di spazio pubblico che viene a riattestarsi, come avveniva in epoca antica, sul tracciato della via Puteolis-Neapolim.
Quest’ultimo prosegue attraverso un collegamento ipogeo al di sotto di via Marconi, connettendo le Terme alla nuova stazione metropolitana di progetto, la cui giacitura definisce una nuova accessibilità alla Mostra d’Oltremare, attraverso i giardini archeologici dell’acquedotto. La stazione, architettonicamente concepita in maniera analoga alla copertura delle terme, costituisce un nodo di scambio tra i diversi livelli urbani: il livello di via Terracina, il livello dell’archeologia che riconnette gli spazi delle Terme a quelli dell’Acquedotto e il livello ipogeo del tracciato infrastrutturale. Anche in questo caso, l’involucro permeabile ed aperto definisce uno spazio unitario ma articolato, all’interno del quale i diversi livelli della stazione comunicano l’uno con l’altro, definendo triple e doppie altezze. La stazione si configura anche come uno spazio di racconto del paesaggio archeologico-urbano: elementi sospesi al telaio strutturale, contengono reperti e riproduzioni anche virtuali, che rimandano alla storia dei luoghi; ad una quota intermedia, sono presenti ulteriori spazi per allestimenti di varia natura, in cui i viaggiatori sono immersi e protagonisti essi stessi dello story-telling e della conoscenza in progress delle nuove possibili scoperte derivanti dagli scavi archeologici. L’area più occidentale è caratterizzata dal muro di recinzione della Mostra, che si estende fino a Piazza Antiniana e che, nell’ipotesi di progetto, è interpretato quale elemento di unione tra le due diverse quote, quella superiore di via Terracina è quella inferiore che comprende i resti del Mausoleo e dell’antica strada romana. La quota superiore rappresenta un’area alberata in continuità con la strada, abitabile grazie alla presenza di piastre che consentono la sosta e la fruizione del paesaggio a monte; le brecce nel muro consentono la scoperta e l’osservazione dell’area archeologica dall’alto e la possibilità di raggiungerla attraverso una rampa che completa la circolarità tra le diverse quote e le diverse epoche che si stratificano nella fascia. Una nuova copertura e nuovi spazi di soglia, ridefiniscono l’ingresso all’area dell’Esedra, orientando i flussi e definendo nuovi spazi per la sosta, l’attesa e il movimento. L’innesto di nuove vasche d’acqua, in prossimità del nuovo ingresso, se da un lato si inserisce nel più ampio ridisegno del suolo, dall’altro evoca contestualmente sia l’antica infrastruttura dell’acquedotto romano, sia la scenografica architettura della moderna fontana dell’Esedra all’interno della Mostra d’Oltremare.

03. La nuova copertura delle Terme romane
04. La stazione Terracina
05. Il muro abitato

3. Metodologia

Il ripensamento della fascia nella sua unitarietà favorisce una logica di sistema che agisce alle diverse scale. Il progetto, infatti, supera la logica di un’addizione di interventi puntuali, configurandosi come proposta unitaria e complessiva, attuabile per fasi temporali, in grado di migliorare la qualità di vita della comunità del quartiere e, nel lungo termine, attivare ulteriori processi di trasformazione urbana. Lungo il nuovo bordo lineare, sono stati approfonditi tre specifici interventi: la riqualificazione dell’area dell’antico complesso termale; la definizione della nuova stazione Terracina, in prossimità del giardino archeologico dell’acquedotto romano; la riconfigurazione del muro esistente di recinzione della Mostra come limite abitato tra la strada e il giardino del mausoleo.

06. La quota "archeologica"
07. La quota "archeologica". Dettaglio
08. La quota "urbana"

4. Riferimenti teorici

Il quadro dei riferimenti teorici si inserisce nelle ricerche, passate e in corso, che indagano il progetto nella relazione tra architettura, città e archeologia, sia nel contesto napoletano che nel panorama internazionale. Di particolare importanza in tal senso è: Miano P. , Izzo F., Pagano L.(a cura di), I Campi Flegrei. L'architettura per i paesaggi archeologici, Quodlibet, Macerata 2017. Alcuni fondamentali riferimenti in ambito archeologico: Giglio M., Soricelli G., Terme romane di Via Terracina (Napoli), Indagini archeologiche, CISA, 9, 2018, pp. 253-265; Medri, M., Lavarsi in viaggio e in albergo: alcune osservazioni sui balnea per i viaggiatori, in Basso P., Zanini E. (a cura di) Statio amoena. Sostare e vivere lungo le strade romane, Oxford 2016, pp. 91-110. In termini progettuali, alcuni riferimenti sono: Y. Tsiomis per l'Agorà di Atene e i quartieri circostanti; le proposte per Yenikapi Transfer Point and Archaeo-Park Area a Istanbul.