AutoriFabio Guarrera, Arturi Blanco Herrero, Riccardo Di Marzo, Stefano Monteleone, Francesco Ragusa, Federica Pisciotta, Andrian Gonzalez Rojas, Sergio Del Amo Martínez, Marcos Pulido Ballesta, Lucia Rodríguez Muñoz, Mirco Cannella, Armando Antista, juan Tur

AteneoUniversità degli Studi di Palermo

Anno2023

Tra nuove e antiche invarianti. La Mostra d’Oltremare come «acceleratore progettuale»

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Napoli – MD’O. Archeologia urbana e Mostra d’Oltremare

1. Descrizione

Inaugurata il 9 maggio 1940, poco prima della entrata in guerra dell’Italia, la “Mostra Triennale delle Terre d’Oltremare” di Napoli rappresenta l’elemento catalizzatore delle trasformazioni urbane che hanno interessato l’area tra Fuorigrotta e Bagnoli, a partire dall’inizio degli anni Trenta del XX secolo. Caratteristica fondamentale dell’impianto della Mostra è la sua configurazione ad “enclave”: «un distinto insediamento espositivo e per il tempo libero, diverso e autonomo da una banale espansione urbana»1 considerato quale «testata o porta dei siti virgiliani» dell’area.
Un luogo “chiuso”, dunque, i cui accessi sono stati predisposti per un funzionamento a “settori” e dentro il quale trovano collocazione – secondo un disegno planimetrico a scala urbana di ispirazione storicista, che non disdegna di esaltare un certo “carattere mediterraneo” – vari edifici rappresentativi.
Nel suo testo di presentazione del progetto e dei principali edifici della Mostra, realizzato in occasione di un contributo monografico dedicato a Macello Canino, Salvatore Bisogni si interroga sui propositi di trasformare il complesso fieristico in un centro di quartiere, col fine di compensare la carenza di servizi dell’area di Fuorigrotta e Bagnoli, sottolineandone l’opportunità di non mortificare – con una eccessiva apertura e sovraffollamento di servizi – il carattere autentico della Mostra, che è appunto quello di essere un «luogo per la cultura del corpo e dello spirito».
Bisogni sottolinea insomma l’opportunità di continuare a pensare la Mostra d’Oltremare come un luogo “chiuso” e controllato, ma che allo stesso tempo sia capace di aprirsi alla città esterna, attraverso la ri-conformazione della propria perimetrazione².
La complementare condizione di chiusura e apertura della Mostra sottolineata da Salvatore Bisogni, rappresenta la caratteristica essenziale del perimetro esterno ed esprime il presupposto morfologico rispetto al quale il progetto qui proposto si interroga.
In riferimento a tale condizione e nel rispetto delle indicazioni fornite dal dossier della call, la soluzione che avanziamo suggerisce la possibilità di non eliminare il muro esistente che chiude l’area su via Terracina e di “aprirlo” e “scavalcarlo” in vari punti, per mezzo di una nuova infrastruttura pedonale che costruisce inedite relazioni fisiche e visive, sia con gli elementi architettonici, archeologici e naturalistici interni al complesso fieristico, sia con quelli esterni.
Un’infrastruttura articolata e complessa, che collega i due poli estremi dell’area di intervento, ovvero: quello sull’angolo urbano costituito dall’incrocio tra via Terracina e via Claudio; e quello dell’incrocio tra via Terracina e via Cardinale Guglielmo Massaia, sul lato opposto dell’ospedale San Paolo, in corrispondenza del futuro piazzale di uscita della nuova linea metropolitana. Poli rispettivamente riqualificati attraverso il ridisegno dei due edifici universitari prospettanti su via Terracina e di una torre a funzione mista, tenuti insieme da una “superfice piegata” che ricopre e riorganizza gli spazi tra l’antica masseria e l’area archeologica delle terme romane.
Dalla parte opposta, il progetto prevede invece la realizzazione di una nuova “porta” di ingresso alla Mostra, “un riparo”, in corrispondenza della scalinata d’accesso sull’asse interno di via Cardinale Guglielmo Massaia, inclusa la riqualificazione degli edifici adiacenti.

La Mostra d’Oltremare come «acceleratore progettuale» dell’architettura moderna
Nel saggio critico poco sopra richiamato Salvatore Bisogni analizza il progetto della Mostra d’Oltremare, sottolineandone il modo di porsi dei progettisti e dell’architettura, a suo giudizio «adeguato alle esigenze della vita contemporanea, fin dalla sua costituzione stilistica e linguistica»³. Bisogni descrive insomma il complesso fieristico come «un acceleratore progettuale dell’architettura contemporanea», un laboratorio di ricerca in cui si è dato ascolto ai tempi e alle spinte dei giovani.
Un luogo in cui è stato possibile sperimentare non solo temi di carattere urbano-insediativo, ma anche questioni riferibili alla calibratura sintattico-linguistica dell’architettura moderna, nel tentativo di superare l’eredità storicista intrapresa da una parte consistente del professionismo di quegli anni.
Una entusiasmante ricerca di un linguaggio che si stabilizza, nel giudizio critico avanzato dal professore napoletano, tra un’insicura classicità e le debolezze del razionalismo architettonico d’avanguardia.
Le considerazioni elaborate da Bisogni sulla “essenza progettuale” e sul “carattere sperimentale” della Mostra d’Oltremare, unitamente ai problemi relativi allo stato di fatto del suo margine settentrionale, ci spingono ad immaginare questa esperienza progettuale come un “laboratorio di ricerca” che sappia ascoltare il tempo corrente, e dare indicazioni per la stabilizzazione di alcuni elementi linguistici presenti nel paesaggio urbano napoletano.
Per tale motivo proponiamo un progetto che sperimenta l’uso di alcune “invarianti” del linguaggio contemporaneo, come ad esempio le “superfici” generatrici di spazio, le “infrastrutture pedonali aeree”, i “recinti” e i riferimenti iconici “verticali”, che ci aiutano a risolvere i problemi di un area tanto complessa quanto stratificata, lineare e dinamica.

I tre livelli del progetto
La condizione di margine dell’area di intervento, la sua variabile sezione trasversale e la presenza del muro di perimetrazione del complesso fieristico4 suggeriscono di sovrapporre al suolo preesistente un sistema di passerelle pedonali che risolvono l’accessibilità alle aree archeologiche e agli spazi interni della Mostra. Tale infrastruttura migliora il collegamento sia con gli spazi universitari sull’angolo via Terracina/via Claudio, sia con la nuova porta di ingresso alla Mostra d’Oltremare.
Nonostante la sua sintetica unità, il progetto si configura come un intervento urbano composto da tre livelli: il sistema suolo/parterre, il sistema passerelle/torre, le superfici generatrici di ripari.
Il sistema suolo / parterre
Il muro di perimetrazione del complesso fieristico parallelo a via Terracina genera due spazi distinti: uno alla quota stradale - una sorta di piazza lineare ridefinita da un articolato parterre caratterizzato da una maglia quadrata, leggermente ruotata rispetto agli assi interni dell’impianto; l’altro alla quota interna della Mostra, caratterizzato da una sezione e da un dislivello variabile, nonché dalla presenza di rovine di edifici contemporanei. Il progetto prevede di collegare i due ambiti a cavallo del muro attraverso l’estensione del suolo/parterre sulle aree intercluse tra lo stesso muro e la fronte interna del complesso fieristico, così da generare dei recinti percorribili alla quota della piazza che permettono di affacciarsi su delle “stanze archeologiche a cielo aperto”5 adiacenti all’asse dell’antico cardo romano.

Il sistema passerelle / torre
Le nuove passerelle aeree che scavalcano il muro perimetrale permettono di creare inediti collegamenti tra la strada, gli edifici esistenti e gli spazi di nuova edificazione.
Tali percorsi pedonali generano connessioni trasversali e longitudinali sia tra la piazza lineare e gli spazi interni della Mostra, sia tra i due poli estremi a est e a ovest.
Prevediamo l’inserimento di una torre di 15x15 metri di lato, destinata ad incrementare gli spazi gestiti dall’università e ad accogliere la foresteria e i servizi (incluse piccole palestre, aule studio, aule cinema).
Caratterizzata da una forte espressività tettonica, la torre si inserisce tra il volume dell’antica masseria e i due padiglioni universitari che prospettano su via Terracina, ridisegnati per l’occasione con un attacco a terra molto permeabile. In acciaio e tamponamenti in tufo vulcanico, la torre riecheggia la verticalità delle vicine torri d’Oltremare, dell’Informazione, del Tempo e dei Fluidi, della Memoria e configura un grande punto panoramico sulla città, su cui si inerpica il camminamento pedonale aereo che attraversa e articola tutta l’area di progetto.
Un ruolo significativo alla ridefinizione della fronte stradale lo assumono i totem (lampioni verticali) che ritmano la scansione della piazza collegando i due poli principali. Tali elementi, riecheggiano con ironia l’invariante retorica dei viali monumentali fascisti, e sottolineano l’intenzione del nuovo progetto di “ambientarsi” al carattere delle preesistente, nonostante il codice linguistico contemporaneo adottato.

Il sistema superfici / ripari
Una nuova superficie spaziale articola il collegamento tra la masseria, la torre e i padiglioni universitari, e copre l’area archeologica delle terme romane.
Tale superficie consente di ottenere dei “ripari” esterni semicoperti che incrementano la disponibilità dello spazio pubblico pedonale.
Nonostante sia possibile accedere agli spazi della Mostra d’Oltremare da più punti – definiti dagli assi di penetrazione dalle passerelle aeree, e da quelli di estensione del parterre dalla piazza lineare – l’ingresso principale rimane quello sull’asse di via Cardinale Guglielmo Massaia, in cui un nuovo “riparo” a sezione triangolare, configurato in pianta a forma spiraloidale, “annoda” l’incrocio del suddetto asse con via Terracina, e segna con forza iconica la nuova “porta” della Mostra. Tale elemento assume le sembianze di una “piazza coperta” che funge da preludio agli spazi della Mostra.
Si tratta di fatto di una superficie spaziale “scarica di funzioni” che delega agli edifici vicini – che con la stessa superficie entrano in relazione – l’organizzazione degli spazi per l’info-point, la biglietteria, le sale proiezione, la caffetteria, il bookshop6.
Questi ultimi sono parzialmente sovrastati dalla nuova superficie, così da ottenere ambiti funzionali all’aperto anche sulle coperture.

2. Riferimenti teorici

1 Salvatore Bisogni, La Mostra d’Oltremare nell’idea di città contemporanea, in Sergio Stenti (a cura di), Marcello Canino 1895/1970, Clean Edizioni, Napoli, 2005, p. 118.

3 A tal proposito suggerisce la possibilità di costruire «una normale recinzione trasparente in modo da lasciare intravedere la particolare singolarità della mostra e da accedervi da ogni punto necessario (unicamente, però, attraverso ingressi pedonali)», ibidem, p. 120.

3 Ivi, p. 114.

4 Muro che il progetto intende mantenere come segno di “limite” da “aprire” in alcuni punti strategici.

5 Tali stanze possono essere allestite con tematiche virgiliane, ricollocando dei reperti in deposito presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

6 Edificio in stato di rovina che un tempo accoglieva la Mostra della pesca, della caccia e della colonizzazione.