AutoriPietro Brunazzi, Amath Luca Diatta, Francesco Chiacchiera, Stefano Tremolada, Letizia Allegretti, Lorenzo Simoni, Martino Gallo, Greta Allegretti
AteneoPolitecnico di Milano
Anno2026
TUVIXEDDU OVERLOOK
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Tesi / Ipotesi
Tuvixeddu Overlook propone un progetto che ri-legge le forme dei luoghi attraverso due ipotesi principali.
La prima ipotesi è la continuità tra il tessuto urbano e l’area archeologica come opportunità di valorizzazione reciproca, oltre la logica monadistica di recupero del singolo monumento. L’area è oggi accessibile liberamente senza biglietto, ma la sua relazione con i bordi urbani è limitata, o assente. Seppur parte di una visione di interconnessione al contesto (Piano del Verde, 1996), il sito rappresenta un’area di scarto tolta alle logiche di sviluppo e integrazione urbana (Sara Marini, Nuove Terre, 2010).
La seconda ipotesi è la porta come soglia non puntuale ma diffusa, capace di modulare le relazioni interno-esterno e rispondere alle varie condizioni urbane, architettoniche, paesaggistiche circostanti.
La tesi si traduce nel progetto di un parco che non fissa un’inquadratura statica dell’area, ma ne valorizza il ruolo di mediazione, sia nella dimensione orizzontale, aprendo a relazioni di contatto fisico diretto tra le diverse connotazioni storico-naturalistiche della città, sia verticale, manifestando la presenza del sito e del suo patrimonio verso l’esterno, e ricucendo antiche visuali e condizioni morfogenetiche.
2. Descrizione
Il progetto si sviluppa sul perimetro come porta diffusa e all’interno del sito come parco, articolato in urbano, archeologico e botanico. Ogni elemento si inserisce come strumento di continuità tra il progetto e la natura minerale e vegetale del luogo.
Sul perimetro, la porta diffusa è un diaframma a sezione variabile che avvolge il sito e ne definisce le forme di avvicinamento, come la bocca del canyon e la discesa al catino, ma anche Villa Laura e altri ingressi (porta come dispositivo di connessione e infrastruttura urbana). L’ingresso principale corrisponde al nuovo Hub Culturale che, dichiarandosi con una Torre panoramica e una piazza, recupera alcuni edifici industriali per ospitare il Museo-Archivio, con spazi espositivi, archivio e polo digitale (porta come architettura museale). Idealmente opposto all’ingresso, sulla sommità del colle, un “doppio” Belvedere massimizza la relazione con il luogo: salendo, offre una vista su mare e città, scendendo, conduce alla cavità geologica sottostante.
All’interno, il parco urbano si estende su Tuvumannu con verde e acqua. Nell’area su via Is Maglias vicino all’università è progettato un Polo di Ricerca con atelier di restauro, centro di conservazione e spazi workshop (porta come laboratorio della produzione e formazione) e un portale verso il canyon. Il parco archeologico supera la condizione attuale in cui i visitatori camminano all’interno di percorso recintato, proponendo un sito liberamente esplorabile in cui le uniche barriere sono fatte di vegetazione e limitate alle tombe o cavità più pericolose. Il parco botanico è incentrato sul catino ma riproposto anche in altre aree del parco, con specie della macchia mediterranea.
3. Metodologia
La metodologia riconosce il palinsesto come guida progettuale e la profanazione controllata dell’archeologia come mezzo di valorizzazione, mentre il tema del LIMEN è interpretato con un principio di multiscalarità. Il progetto si sviluppa infatti su tre scale: territoriale, connettendo strategicamente e visivamente sito e città (Torre e Belvedere); urbana, la porta diffusa è strumento di dialogo tra il tessuto e il parco; architettonica, gli interventi si confrontato direttamente con il luogo e sue identità (archeologica e geologica, produttiva e scientifico-conoscitivo).
4. Riferimenti teorici
Per il progetto multiscalare, il riferimento è alle call di progettazione dell’Accademia Adrianea di Architettura e Archeologia per Villa Adriana (2018) e per l’Acropoli di Atene (2022). Per il disegno della relazione tra memoria, paesaggio, visuali e archeologia, si rimanda a Dimitris Pikionis e ai sentieri per l’Acropoli. Per il ruolo della rovina nella contemporaneità, si richiama Marc Augé e la vocazione pedagogica della rovina (Rovine e Macerie, 2004); per il recupero dell’esistente la proposta interpreta il tema dell’adaptive reuse (Bonvini, Ferretti, Mondaini, Resilient heritage, 2026).