AutoriAngela D'Agostino, Giovangiuseppe Vannelli

CoautoriGennaro Vitolo, Salvatore Manzo

AteneoUniversità degli Studi di Napoli Federico II

Anno2025

Un sestante per Genova

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Genova – Memoria Maris. Il quartiere della Diga Duca di Galliera

1. Descrizione

La città di Genova è tra le prime che in Italia hanno seguito le orme di città europee come Barcellona, Siviglia, Marsiglia o anche Amburgo e Rotterdam che hanno dato avvio al ripensamento del rapporto tra città e porto.
Le trasformazioni delle aree portuali sono tra quei grandi progetti urbani che agli inizi degli anni Novanta del Novecento hanno inciso notevolmente sulla definizione di una nuova idea e immagine di città.
I porti commerciali si allontanano dal centro città, i traffici marittimi si ristrutturano, si tagliano e spostano dighe foranee, si colmano specchi d’acqua tra moli e al contempo cadono le barriere doganali e, così, le città riconquistano il mare. E, come spesso accade nella storia, i grandi eventi divengono occasione di trasformazioni importanti. Infatti, alle lunghe spiagge e passeggiate lungomare che prendono forma per i Giochi olimpici di Barcellona del ’92 fanno eco i coevi progetti genovesi – a partire dall’Acquario di Renzo Piano – realizzati in occasione de Le Colombiadi dello stesso anno.
L’immagine e l’idea di città cambiano, i porti storici in stretta relazione con i centri storici nella forma urbis di città come Genova, Napoli, Trieste, divengono spazi della città o comunque spazi senza barriere di un continuum urbano. La riconquista di uno spazio pubblico, pedonale e plurale è obiettivo prioritario e così le città di mare lavorano sullo spazio tra città e acqua.
Intanto il paesaggio portuale cambia, si dilata, occupa porzioni di costa marginali, ovvero poste ai margini di quelle occupate precedentemente. I traffici marittimi si intensificano e nuove aree costiere, terrestri e di acqua divengono spazi portuali.
Così è accaduto a Genova dove il porto si è esteso verso ovest e con il progetto della nuova diga foranea si appresta ad appropriarsi di altro mare, mentre ad est con il progetto per il Waterfront di Levante – sempre ad opera di Piano – la città conquista un altro pezzo di porto. Al centro, il nucleo originario del porto è ormai memoria storica e i suoi ex spazi accolgono sia architetture della contemporaneità come il già citato acquario, il Bigo, la Biosfera, sia architetture della memoria come la Porta del Molo e al contempo un gran numero di ristoranti e bar che proiettandosi negli spazi aperti pullulano di cittadini e turisti.
Di fronte all’imboccatura del vecchio porto, secondo quanto previsto dal progetto per la nuova diga foranea, resterà il lungo frammento del Molo Galliera che alla fine del XIX secolo costituiva l’avamposto della città portuale e che nella configurazione prevista sarà interno allo specchio d’acqua della nuova imboccatura del porto a separare diverse tipologie di traffico marittimo e di imbarcazioni: navi container, imbarcazioni da diporto, navi da crociera, ecc.
Gli elementi del paesaggio portuale, dunque, si moltiplicano e il Molo Galliera, dismesso dalla sua funzione attuale, potrà essere luogo di osservazione e misurazione dell’architettura della città così come di gru, carriponte, grandi e piccole imbarcazioni.

Il progetto per il Molo Galliera di Genova, dunque, ha imposto due scelte iniziali: quella striscia di terra lunga quasi 900 metri è da interpretare come un’isola o come un prolungamento a mare della città? La realizzazione di un Centro per la tutela del patrimonio librario sulla diga è da intendere come la massima condizione di accessibilità in una visione globale della mobilità e della cultura o come la costruzione di una zattera, un distacco di una parte da un tutto, ovvero una forma di esilio? Tali precondizioni interpretative aprono a scenari progettuali molto diversi.
Il progetto presentato intende proporre la diga del Molo Galliera come un dispositivo della città, una sua parte in una città che è storicamente riconoscibile nel suo porto.
Genova, densa città fatta per parti fortemente identificabili, è una città che sale in uno stretto rapporto con la geografia laddove la configurazione montuosa conforma i tessuti urbani quasi a comprimerli verso la costa. Al contempo, l’infrastruttura della sopraelevata Aldo Moro ne connota il rapporto con il mare e quindi con il porto. La presenza del porto, della sopraelevata, della articolata topografia su cui si è costruito il denso e alto tessuto urbano determinano, in definitiva, un peculiare rapporto con il mare.
Inoltre, se da un lato il porto di Genova, visto da terra, appare come uno specchio d’acqua circoscritto da banchine e in cui convergono i vari moli che si sono costruiti nel tempo a modificare la geometria della linea di costa, dall’altro lato la sopraelevata sembra contenere la forma della città, particolarmente quella del quartiere Carignano prospiciente l’area di progetto. Tali condizioni fanno sì che il rapporto con l’orizzonte – elemento identitario e di orientamento nelle città di mare – sia singolare nel caso di Genova. Infatti, la conformazione urbana del capoluogo ligure fa sì che la diga foranea non rappresenti realmente un ostacolo nella percezione dell’orizzonte, bensì un dispositivo di misurazione del punto di osservazione, quindi della stessa città.
Così, il progetto è stato inteso come una possibilità di definire un pezzo di città a mare, un dispositivo di misurazione dell’orizzonte e dunque della città e delle sue complesse altimetrie. In tal senso, il processo progettuale parte dalla volontà di articolare una sequenza di linee parallele al profilo della diga e quindi all’orizzonte inteso come la più essenziale memoria del mare.

A Genova una delle più significative tracce fisiche alla scala urbana dell’intricato e mutevole rapporto con il mare è proprio la diga del Molo Galliera, un manufatto che è assunto come vestigia di un passato rapporto tra uomo e mare, tra porto e città, ovvero la memoria maris. Il molo è dunque messo in valore nel progetto mediante la definizione di un intervallo orizzontale, un vuoto che separa l’elemento infrastrutturale originariamente costruito nel XIX secolo dalla nuova architettura pubblica, una cornice per l’orizzonte retrostante – se visto dalla città – e una finestra orizzontale sulla città per chi arriva da mare. Il rapporto con l’elemento da conservare e valorizzare non è museificante, anzi il manufatto è stato inteso come parte integrante del progetto, quinta scenica per gli spazi pubblici che lo lambiscono ed elemento di ordine e connessione che si interrompe in tre punti per consentire il passaggio da un lato all’altro e per dialogare con il nuovo braccio previsto come prolungamento ruotato che definirà la nuova configurazione del molo stesso. Tale rotazione diviene, dunque, occasione per dilatare lo spazio percorribile alla quota dell’acqua con un suolo sinuoso.
Si prevede di raggiungere la diga attraverso la realizzazione di due piccoli attracchi sul fronte che si rivolge alla città, così da mettere in tensione la diga con il porto turistico prospiciente che sarà anche interessato dalle trasformazioni previste nel progetto per il Waterfront di Levante. Questa scelta mira a valorizzare la nuova configurazione formale del molo un tempo legato alla città, oggi diga foranea e in futuro uno spartiacque utile a differenziare i traffici marittimi.
La dimensione urbana del progetto si può sintetizzare in due principali componenti. Da un lato, l’idea generatrice della proposta progettuale si esplicita – attraverso lo studio di una serie di sezioni – nell’interpretazione delle mutevoli e molteplici relazioni tra città, architettura della diga e orizzonte. Dall’altro, il Molo Galliera è stato interpretato come un pezzo di città, uno spazio pubblico allungato ritmato da banchine assimilabili a slarghi e misurato dalle architetture sopraelevate dell’archivio, in particolar modo dalle strutture portanti verticali che si configurano come sistemi di risalita e sezioni dell’archivio stesso. La proposta progettuale interpreta – quasi riproponendola simmetricamente – la relazione che insiste – sulla terra ferma – tra la città, la sopraelevata e il mare.
Il molo, inteso come pezzo di città, ospita un programma complesso che vede alla quota della banchina una sequenza di piscine, attrezzature per il loisir e lo sport, e spazi pubblici come la cavea e lo spazio memoriale, mentre alla quota sopraelevata le funzioni relative al centro di documentazione sono organizzate secondo un gradiente che vede quelle accessibili al pubblico in prossimità degli attracchi. Infine, al terminale del nuovo braccio, una torre si configura come elemento segnaletico e panoramico.

In definitiva, la proposta progettuale si compone di due parti, una torre e una coppia di architetture lineari sopraelevate.
La torre è posta sulla parte terminale della diga che sarà realizzata da Webuild ad interpretare l’integrazione contemporanea dell’infrastruttura che ruota di 41 gradi rispetto alla porzione storica. La forma di questa architettura stereometrica dalla pianta trapezoidale propone una progressiva rastremazione nel suo alzato atta a slanciare la figura che si staglia isolata sullo sfondo del mare. Le bucature verticali che accompagnano lo sviluppo del sistema di risalita si rivolgono verso il mare, mentre gli spazi degli otto livelli che accolgono uffici e sale polifunzionali si rivolgono invece verso la città, e infine la terrazza, lanterna luminosa ed elemento di orientamento notturno, ospita un caffé panoramico.
La sezione storica del molo è interessata dalla seconda parte del progetto, quella che interpreta il tema delle linee orizzontali che misurano l’orizzonte. L’architettura è strutturata secondo una tripartizione che vede in un intervallo pari a 5 metri – sempre più basso rispetto al profilo della diga in laterizio – lo sviluppo di un progetto di suolo che interpreta il tema della passeggiata lungomare ridefinendo su entrambi i fronti – quello verso il mare e quello verso la città – la conformazione dello spazio pubblico attraverso la costruzione di attrezzature pubbliche e piscine.
Sul fronte rivolto verso il mare si fondano le strutture portanti delle due architetture sopraelevate, strutture che definiscono una sequenza di grandi volumi cavi che rimandano alla forma della torre con pianta trapezoidale, e ospitano i sistemi di risalita. Le strutture portanti che rimandano alla dimensione infrastrutturale della Sopraelevata di Genova, ad una distanza di sei metri dalla quota superiore della diga, sorreggono gli impalcati strutturali dei volumi superiori concepiti come lunghe gallerie che – distanziando il patrimonio cartaceo dalla quota del mare – ospitano gli spazi per il deposito librario per un milione di volumi, per il laboratorio per il restauro dei manoscritti, per workshop e seminari, aule studio e uffici per la gestione e la catalogazione. L’invaso delle lunghe gallerie è definito sul fronte rivolto verso il mare aperto – ovvero verso ovest – da una scansione di brise soleil orizzontali utili anche alla protezione dal vento mentre sul fronte opposto, verso la città, i brise soleil si alternano a superfici più opache in relazione ai diversi usi degli spazi interni. Le coperture sono terrazze pubbliche sulla linea più alta dell’orizzonte e sono raggiungibili attraverso rampe che si svolgono a ritmare l’invaso interno delle lunghe architetture aperte su città e mare.

In conclusione, il Molo Galliera è inteso come un luogo attivo in cui le memorie dei libri e le memorie dei naviganti possono trovare asilo, laddove lo spazio abitabile della torre che si erge all’estremità del nuovo braccio è un faro che orienta. Il progetto reinterpreta la proiezione di Genova sul mare, il suo essere anticipatrice e innovatrice; l’architettura apre, misura e ridefinisce nuovi orizzonti; la nuova configurazione della diga del Molo Galliera rappresenta una parte di città in cui la Global Sumud Flotilla e le memorie che essa rappresenta potranno trovare riparo.

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