AutoriFerruccio Izzo, Lilia Pagano, Carmine Piscopo, Marianna Ascolese, Daniela Buonanno, Alberto Calderoni, Paola Galante, Silvio D. Cavaliere, Orsola D’Alessandro, Maria Pia Ferrara, Martina Miranda, Salvatore Pesarino, Marilù Vaccaro

AteneoUniversità degli Studi di Napoli Federico II

Anno2023

Una nuova figura urbana. Terracina, da tracciato di collegamento a spazio attrezzato

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Napoli – MD’O. Archeologia urbana e Mostra d’Oltremare

1. Descrizione

Il contributo progettuale realizzato in occasione della Call for Projects, organizzata da Proarch, mira a costruire una nuova figura urbana che rilegge l’asse stradale di via Terracina, tradizionalmente percepito come luogo di transizione, quale elemento di riconnessione urbana e paesaggistica tra la Mostra d’Oltremare e l’arco collinare naturale di Agnano.
Il progetto ha inteso lavorare su un’area che, a partire dall’asse stradale di via Terracina, si estende allargando il suo “spessore” alle aree “disponibili”, andando oltre la sezione attuale dell’asse, a partire dall’incrocio con via vicinale Cupa Cintia e fino a via Nuova Agnano.
Assi, questi, che segnano il sistema di connessioni tra la conca di Fuorigrotta-Bagnoli e le conche di Soccavo e Agnano.
Le intersezioni tra la via Terracina e i due valichi sopramenzionati sono state l’occasione per il ridisegno delle testate, delle quali, quella ad ovest reinterpreta il tema dell’incrocio con le grandi attrezzature urbane (lo Stadio, i Laboratori Universitari di L. Cosenza, il Cimitero, l’ingresso alla Tangenziale ovest), mentre quella ad est ha l’obiettivo di misurare il salto di scala tra il monumentale edificio scolastico “G. Rossini”, la nuova attrezzatura sanitaria in costruzione e la sezione minuta di via Terracina.
Nella planimetria di progetto, disegnata in scala 1/500, la rotazione e la centralità dell’asse di via Terracina rispetto al territorio in cui è inserito intendono mettere in evidenza l’idea di una possibile “spina attrezzata” tra la Mostra d’Oltremare e il sistema naturale posto alle sue spalle, attraverso cui poter reinterpretare il significato contemporaneo di uno spazio pubblico, tenendo insieme geografia, natura ed episodi urbani e edilizi eterogenei.
Il ritmo della tavola è dettato da una griglia, che origina dall’impianto della Mostra d’Oltremare, ruotato rispetto a quest’ultima, ponendosi quale misura del disegno territoriale, come una moderna carta geografica, che individua dispositivi spaziali, proponendoli come possibili soluzioni progettuali lungo il suo tracciato.
La visualizzazione del progetto è affidata ad una successione di sezioni territoriali che mettono in evidenza il lavoro sul suolo e sulla sua topografia.
Il progetto incide in maniera chiara e puntuale nella precisazione delle relazioni territoriali, ma allo stesso tempo è flessibile alle diverse condizioni.
Gli interventi previsti sono minimi ma essenziali (ampliamento dei marciapiedi per favorire la mobilità pedonale e garantire una maggiore sicurezza, introduzione di spazi verdi finalizzati a creare piccole oasi urbane dove la natura si intreccia con la vita cittadina, definizione di padiglioni quali spazi pubblici multiuso per la collettività, recupero della percezione paesaggistica del monte Spina) tutti realizzabili attraverso un ridisegno topografico che utilizza tecniche di scavo e sostruzioni ed una modellazione della percezione paesaggistica di piazze, volumi arborei, schermi e altri inserti che vengono introdotti quali nodi funzionali alle attrezzature collettive.
Lo “scavo”, l’”arboreto”, lo “schermo”, il “belvedere”, i “padiglioni”, il “tappeto” sono i materiali di progetto mutuati a partire da una lettura critica dell’impianto della Mostra e delle sue parti, guidata in special modo dalle fotografie di cantiere, e dalla individuazione di un codice genetico specifico capace di combinare razionalità compositiva e approccio paesaggistico.
Questi sei “materiali topografici”, si prestano ad accogliere usi diversi, mostrandosi duttili alle esigenze future. Le assonometrie di progetto verificano la versatilità dei “materiali topografici”, le loro disponibilità a combinarsi per interpretare esigenze puntuali e rendere percepibile la figura complessiva.
Così progettato, l’asse di via Terracina si definisce e si trasforma in una figura urbana, in contrasto con lo spazio di risulta, di “fringe belt” o spazio di attesa, che la storia gli ha conferito, in seguito alle vicende di ricostruzione postbellica e ai ritrovamenti archeologici che la connotano. Una figura, che mette in evidenza le potenzialità di una strada che non solo connette il quartiere di Fuorigrotta con il mare, ma diventa asse portante con funzione di grande parco attrezzato per il tempo libero, a supporto del quartiere e della Mostra.
Il disegno punta a dare grande forza all’idea che via Terracina, inscindibilmente legata alla Mostra d’Oltremare, possa avere un carattere metropolitano con un ruolo determinante nelle trasformazioni che riguardano l’area Flegrea, l’area ex Italsider di Bagnoli, le Terme di Agnano e l’ex Collegio Ciano, sede in passato del Comando Us Navy della Nato.
In questa direzione vanno interpretati gli ulteriori disegni, inseriti come dei piccoli cartigli, all’interno della carta topografica, che mettono in evidenza le connessioni alla scala metropolitana dell’area di progetto, anche rispetto alla mobilità su ferro esistente, o in via di realizzazione, come nel caso della nuova stazione metropolitana nei pressi dell’Ospedale San Paolo.
Merita una descrizione a sé lo studio delle direttrici strutturali e percettive, realizzata dalla prof. Lilia Pagano e pubblicata nel volume A. Aveta, A. Castagnaro, F. Mangone, La Mostra d’Oltremare nella Napoli occidentale. Ricerche storiche e restauro del moderno, Italia: FedOA - Federico II University Press, 2021.
Di seguito, un estratto del testo (pp. 195-196) che descrive il senso dell’immagine e chiarisce la sua appartenenza e continuità con il lavoro presentato nella presente Call:

In continuità con Fuorigrotta, «salubre pronao» del complesso espositivo delineato dal Piano del ‘37, la mostra Triennale si struttura su una maglia ortogonale e attesta l’ingresso monumentale in prossimità della nuova stazione della Cumana sul piazzale, costruita a seguito dell’interramento della linea ferrata. La griglia compositiva è regolarizzata a partire dalla giacitura dell’asse tra la Stazione Campi Flegrei e l’incrocio a nord tra via Terracina e via Leopardi, baricentrico nell’impianto radiale del piano del ’26 e quindi del piano della Laziale in parte già tracciato sul territorio.
Sul fronte opposto, ad occidente, l’impianto radiale con fulcro sull’incrocio della Mostra, direttamente collegata attraverso il viale oggi dimenticato tra lo Zoo e il Parco Divertimenti, risulta anche funzionale ad assorbire la rotazione di circa cinque gradi indotta sugli assi longitudinali della Triennale e del duplice sistema di viabilità proveniente dalle Gallerie. Simmetricamente al prolungamento di via Terracina converge nell’incrocio la tangenziale alla Mostra che corre al lato della ferrovia Cumana in trincea e va ad innestarsi sulla strada, già realizzata, diretta alla Conca di Agnano e all’Ippodromo.
La deviazione del traffico carrabile, già anticipata nel Piano Piccinato, è la premessa per interpretare liberamente la composizione della griglia di impianto della Mostra.
Le verifiche grafico-analitiche rivelano che, pur se con questa leggera rotazione, il modulo/ritmo trasversale definito dal Piano Piccinato permane invariato nella composizione urbana della Triennale. Per di più è stato sorprendente rilevare che questo stesso modulo struttura anche il piano del ’37 e il Collegio Ciano. Dunque, i tre grandi progetti urbani che traducono in fase definitiva l’idea fondativa della piana sono costruiti su un unitario tracciato regolatore ritmato, sono cioè regolati da una sorta di ‘modulo relativo’ interno che, come nelle grandi composizioni architettoniche dell’antichità classica, diventa il garante di un’unica ‘regia’ compositiva, nella definizione delle parti e delle proporzioni. Ancora più affascinante è scoprire che la misura di questo modulo è annotata al margine del Piano Piccinato, nella griglia del retino utilizzato per gli insediamenti semintensivi!

Secondo tale visione, la matrice topografica dell’area adiacente la strada, è stata studiata per valorizzare e completare il significato del percorso che rimarca il piede del monte Spina – che viene rimodellato nella sua sezione per accogliere una ciclabile.
Un ulteriore obiettivo del progetto è rafforzare il legame tra la Mostra d’Oltremare e il tessuto urbano circostante, sottolineando in particolar modo le connessioni con il quartiere di Bagnoli e l’ex area Nato a ovest, l’aulario di Monte S. Agelo oltre che le attrezzature universitarie di Fuorigrotta.
Obiettivo, che viene realizzato anche attraverso il ripristino degli accessi alla Mostra sul fronte settentrionale, con l’intento di garantire una maggiore permeabilità urbana.
Non meno importanti sono i significati fondativi della Mostra che riemergono dall’area misteriosa a monte della Fontana dell’Esedra con la sua duplice quota: via Terracina e il piano degli scavi individuato all’epoca da Amedeo Maiuri, quando durante la costruzione emersero, insieme alla via Antiniana, le terme, il tempietto e i resti dell’acquedotto romano. Qui, il progetto lavora alla valorizzazione e all’ampliamento della fruibilità delle aree archeologiche attraverso la realizzazione di piccole strutture con funzioni di info-turistiche e biglietteria.
L’asse di Via Terracina, attualmente percepito come un confine tra la parte storica della città e le sue recenti espansioni verso nord, viene qui rielaborato in chiave di connessione e di dialogo tra le diverse parti della città, oltre che di costruzione di nuove relazioni alle differenti scale. Il progetto mira a trasformare Via Terracina da elemento di separazione a fulcro di riconnessione urbana, promuovendo un approccio integrato tra architettura, paesaggio e storia, attraverso la definizione di una nuova “figura”, in grado di rileggerne sedimentazioni, proiezioni, nuove possibilità.

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