AutoriRiccardo Palma, Chiara Lucia Maria Occelli, Demetrio Campolo, Italo Meloni
CoautoriElisabetta Pes, Stefano Dighero, Irene Ruiz Bazan
AteneoPolitecnico di Torino
Anno2026
Una porta, mille porte
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Tesi / Ipotesi
Il progetto intende sperimentare un’ipotesi e verificare una tesi. L’ipotesi riguarda la capacità di una figura arcaica – in questo caso quella derivata dall’impianto delle tombe a pozzo puniche – di interpretare diversi ruoli progettuali attraverso variazioni scalari e ripetizioni seriali.
La tesi riguarda il ruolo del nuovo intervento nell’invertire l’ordine temporale. Sulla scorta delle posizioni di Giorgio Grassi, è il nuovo che spiega l’antico: l’intervento si presenta come il lacerto di un remoto impianto sepolcrale, del quale il preesistente edificio industriale costituisce la copertura.
Dal punto di vista urbano, il progetto intende sperimentare l'ipotesi di un possibile ruolo dell'area archeologica come collegamento ciclabile e pedonale tra le due principali dorsali ciclabili della città (fig. 02).
2. Descrizione
Il problema della limitatio
Per la città di Cagliari, il Parco archeologico di Tuvixeddu è oggi un luogo latente. La sua potenzialità in quanto spazio pubblico non è percepita dagli abitanti. Il suo perimetro, pur quasi sempre permeabile, è apparentemente privo di connotazioni.
Eppure, da via Sant’Avendrace alcune scalette tra le case salgono verso il colle; su via Is Maglias si apre l’accesso allo spettacolare canyon della cava; diverse strade si interrompono improvvisamente ai confini del Parco, rimandando ad un enigmatico al di là (fig. 01).
Il progetto propone di collocare in questi luoghi-soglia una serie di architetture che, riproducendo schematicamente gli ingressi alle tombe a pozzo puniche, possano costituire i nuovi, e al tempo stesso arcaici, termini del Parco. La loro presenza alla scala urbana viene così annunciata da un ritornello composto da enigmatiche porte e false porte che assolvono il ruolo di accessi ma anche di punti panoramici e di servizi al quartiere (fig. 10).
Il problema dei luoghi pubblici
Il progetto impiega ancora la figura della tomba variandone la scala. Due doppi muri, accostati all’edificio che rappresenta l’unica memoria fuori terra del cementificio, lo trasfigurano in un’enorme tomba a pozzo, conservandone le strutture principali (fig. 03). All’interno dei due muri, rampe e scale mobili risolvono tutti gli accessi necessari al nuovo intervento. Il primo muro, sprofondando nel varco che, su via Sant’Avendrace, permetteva lo scarico a valle dei materiali di cava, accoglie le scale mobili che raggiungono l’edificio trasformato in una piazza pubblica, coperta e climatizzata impiegando fonti rinnovabili, sulla quale si affacciano laboratori e spazi museali. Il doppio muro diviene poi un portico che dà accesso sia ad una seconda piazza scoperta sia, su due livelli, ai padiglioni dell’auditorium e delle aule. La seconda piazza è un fresco bosco nel quale sedute circolari riproducono la pianta di un villaggio nuragico (figg.04 e 05) . Da questo livello, con un’altra scala mobile coperta, si raggiunge l’attuale ingresso al Parco. Una rampa ciclabile, che ripristina con il suo involucro traforato il fronte su via Sant’Avendrace dando anche accesso all’area archeologica retrostante (fig. 09), la collega invece con il terrazzo panoramico antistante il fronte ovest dell’ex-edificio industriale, dove un’altra rampa, collocata all’interno del secondo doppio muro, conduce al bosco-piazza (fig. 07). Da qui è possibile proseguire verso via Is Maglias pedalando attraverso il tunnel che porta al canyon.
Il problema della mobilità attiva
Il progetto integra l’area archeologica nel sistema della mobilità attiva urbana e territoriale. L’attraversamento ciclabile del Parco risolve la connessione tra la ciclovia regionale che, provenendo dal Campidano, entra a Cagliari lungo lo stagno di Santa Gilla e il previsto percorso che, attraversando il colle di Tuvimannu, si connette alla ciclovia del parco di Monte Claro e alla rete cittadina (fig. 02). Le due piazze divengono così un luogo di transito in cui si mescolano turisti, cicloturisti, abitanti dei quartieri, studenti delle scuole e del polo universitario.
3. Metodologia
La metodologia si fonda sull’interpretazione della forma dei luoghi attraverso la produzione di cartografie orientate al progetto di architettura. La carta realizzata rappresenta luoghi e manufatti che esprimono un latente valore architettonico e urbano (fig. 01). Questo riconoscimento, grazie al funzionamento interpretativo e produttivo dello spazio cartografico, supera il giudizio precostituito sulle cosiddette periferie, conferendo un ruolo urbano a fatti apparentemente ordinari (fi. 10).
4. Riferimenti teorici
Per quanto riguarda il ruolo produttivo della cartografia e le carte orientate al progetto, i riferimenti principali sono gli studi condotti sotto la guida di Giancarlo Motta e Antonia Pizzigoni raccolti nel volume: A. A. Dutto, R. Palma (a cura di), "Tracciare piani, disegnare carte. Architettura, cartografia e macchine di progetto / Sketching plans, drawing maps. Architecture, cartography and architectural design machines", Accademia University Press, Torino 2016. Una serie di altre ricerche in prosecuzione di questi studi è pubblicata nel volume: R. Palma, C. Ravagnati, "L'architetto cartografo. Strati e figure terrestri nel progetto di architettura", Libria, Melfi 2020.
Sul ruolo dell’arcaico nella contemporaneità si veda invece il volume: R. Palma, C. Ravagnati (a cura di), “Arcaico Contemporaneo. Figure nascoste nel progetto di architettura”, LetteraVentidue, Siracusa 2026.
Infine, per il rapporto tra antico e nuovo i riferimenti sono: G. Grassi, “Architettura Lingua Morta”, Electa, Milano 1988 e C. L. M. Occelli, “Un castello, mille castelli. L'importanza delle cose nel progetto di restauro”, in G. Croci, “Conservazione e restauro strutturale dei beni architettonici”, Città Studi, Torino 2012, pp. 395-422.