Autoritomaso monestiroli

AteneoPolitecnico di Milano

Anno2025

Una Stoà per Genova

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Genova – Memoria Maris. Il quartiere della Diga Duca di Galliera
01. Collage tipologico

1. Tesi / Ipotesi

Il progetto esecutivo del molo Galliera, donato alla città di Genova dal Duca di Galliera Raffaele De Ferrari, costruito in seguito all’approvazione del Piano Regolatore Parodi (1877-1891) sin dalla sua costruzione, oltre ad un importante ruolo funzionale di accesso al porto e di protezione degli specchi portuali, ha da sempre assunto il ruolo di ultimo baluardo di separazione tra due mondi opposti tra loro che in questo preciso punto si incontravano: quello della terraferma, con la città e il suo sistema collinare sullo sfondo, e quello orizzontale del mare alto.
Un ruolo funzionale di grande importanza che mediante un elemento lineare di circa 800 metri, evolutosi più volte nel tempo, costruiva un limite in grado di marcare e separare un luogo interno, protetto e sicuro dedito alla messa in sicurezza delle imbarcazioni, da un esterno impervio con il quale la città di Genova ha da sempre dovuto confrontasi.
Un ruolo funzionale del quale sarà in parte privato passando il testimone alla nuova diga foranea la cui costruzione è in atto.
Il molo Galliera assume oggi più che mai un valore prioritario come necessaria testimonianza della storia della città, della sua evoluzione e della sua forma ponendosi come un “malleabile materiale da costruzione” sul quale poter costruire la memoria della città.
D’altronde le ragioni della costruzione del molo tengono insite dentro sé, ad una scala differente ma analoga per senso, caratteri ed identità della forma genuae della città. Un carattere, comune sia a Janua – latinizzazione del termine arcaico Genua - che al molo Galliera, che è ben espresso dall’immagine di Giano Bifronte – utilizzata nella Cosmographia di Sebastian Muller in testa al brano dedicato a Genova – di città che volge due facce contrapposte di sé: una verso l’interno e una verso l’esterno.
Una condizione di “doppio” riscontrabile sia alla scala urbana del molo sia a quella architettonica e comprensibile nella composizione della sezione del molo nella quale il muraglione verso il mare aperto protegge la calata di ormeggio nella quale le imbarcazioni devono essere messe in sicurezza. È proprio in questa condizione data del molo, da noi assunta, che si fonda l’idea sulla quale costruire il progetto: l’esaltazione di due luoghi, un dentro e un fuori, dal carattere differente. Un fuori, rappresentato dal mare alto, assunto come luogo da contemplare e ammirare senza poter esser toccato, e un dentro, l’avamporto, assunto come luogo sicuro al quale ancorare diverse funzioni.

02. Cristoforo Grassi, Veduta di Genova

2. Descrizione

L’obiettivo del progetto, coerentemente ad alcuni interventi già in atto, è stato quello di ridare centralità al porto potenziandone la vita per assimilarla a quella della città ristabilendo quel necessario rapporto tra luoghi urbani ed acqua in grado di eleggere la natura a vero e propio elemento di costruzione della città.
La Memoria Maris, la costruzione dell’identità di questo nuovo spazio donato alla città, parte dal mantenimento del molo quale supporto fisico e memoria storica sulla quale costruire la nuova immagine attraverso un’elemento architettonico capace di riflettere ed amplificare il carattere della città. La stoà del collage di progetto viene ripensata in forme nuove – rimanendo fedele al valore urbano fondante del riferimento di definizione di un luogo attraverso la costruzione di un fronte principale – e si costruisce stabilendo un rapporto di analogia con il mondo del paesaggio portuale. Un grande elemento lineare in ferro verniciato di rosso, il colore della croce di San Giorgio simbolo di Genova sin dal medioevo, che svetta al di sopra dell’esistente molo duca di Galliera riprendendo l’immagine delle imbarcazioni attraccate, in successione ordinata, al molo vecchio riscontrabile nelle più significative vedute della città.
Un elemento dal grande valore figurativo, che nella sua espressività costruttiva rimanda al mondo delle costruzioni navali, in grado di dare ordine definendo un nuovo foro della città di Genova dal quale contemplare a quote differenti i due mondi che su di esso convergono.
Il grande elemento lineare definisce e sostiene una lunga copertura, posta sopra la calata d’ormeggio, che si estende per la totalità del molo, sotto la quale è possibile insediare diverse funzioni, pensate all’interno di volumi liberi, completamenti vetrati e percorribili su entrambi i lati. Inoltre ad una quota differente, in cima al muraglione di difesa a supporto della calata, definisce un ulteriore camminamento coperto dal quale è possibile stabilire un rapporto contemplativo con l’orizzonte del mare alto coperto alla vista, nella parte bassa della città, proprio dal sistema delle infrastrutturali portuali.
Un sistema lineare la cui dimensione eccezionale è misurata dalla presenza di elementi alti, delle torri belvedere dell’altezza massima consentita pari a 30 metri, la cui emergenza è legata alla morfologia ed alla tipologia della città che sale. Emergenze che osservano e sono osservate le quali da un lato sono punti di orientamento della città, segnali luminosi per le imbarcazioni che entrano nel porto, e dall’altro sono memoria storica del luogo con il quale si confrontano posizionandosi in quei punti significativi.
Una prima torre, a ponente, individua il punto nel quale il molo duca di Galliera era connesso, prima dell’apertura del varco di 100 metri che poneva le basi per la costruzione del porto commerciale di Sampierdarena e dell’omonima diga, al molo nuovo e quindi alla terraferma; una seconda torre, segna il punto terminale della prima fase di costruzione del molo che si sovrapponeva all’antistante molo Giano; infine una terza torre segna il punto terminale del prolungamento del molo avvenuto nel 1930 verso la Bocca di Levante. Tre punti di riferimento dai quali è possibile guardare da una posizione privilegiata prima il porto, poi la città, ed infine la vastità del mare aperto e il sistema orografico che avvolge la città di Genova.
Tra le torri, all’interno dell’avamporto in prossimità della calata, sono collocate una serie di funzioni collettive che attribuiscono nuova vita al molo: un sistema di piazze coperte, alcune architetture galleggianti legate al mondo itinerante del teatro e una cavea su palafitte che assume una parte del molo come scena fissa.
Sempre tra le torri è posizionato ritmicamente un sistema di mulini che garantisce la produzione di energia per gli edifici posti sul molo.
Il collegamento con la terraferma è garantito attraverso un sistema di trasporto via mare che dalla città conduce nei due punti in cui il molo mediante due piattaforme si protende verso l’avamporto.
La definizione architettonica dell’elemento lineare è costruita attraverso un’analogia con il paesaggio portuale con il quale si confronta. La figura del portico è definita dalla reiterazione di un elemento tecnico: un albero di nave che nella sua ripetizione evoca una sequenza di imbarcazioni attraccate al molo, donando un carattere rinnovato alla Diga.
La forma tecnica dell’albero assume nella composizione un valore architettonico dando luogo ad una passeggiata coperta su due livelli con affacci contrapposti: uno verso l’avamposto e la città alla quota di 3,00m sul livello del mare e uno verso la vastità del mare alla quota di 10,00 metri.
La campata tipo, pensata guardando al mondo delle costruzione navali, è costruita mediante l’accoppiamento di due colonne in ferro, a sezione circolare e verniciate di rosso, legate tra loro da un sistema di travature orizzontali a sbalzo, rastremate verso l’esterno e controventate da cavi in acciaio. Le due colonne sono pensate come un sistema ad ordini sovrapposti, proprio come negli alberi maestri delle costruzioni navali per potersi impostare a quote differenti e rappresentare il ruolo di ciascun livello.
Lungo la calata d’ormeggio il primo ordine sorregge una grande copertura modulare rivolta verso l’avamporto, sotto la quale sono collocati in volumi di vetro gli spazi richiesti per workshop e seminari, gli spazi ludici e i magazzini per beni di interesse storico, artistico e scientifico appartenenti al patrimonio culturale dell’ateneo che insieme al muro del molo vengono messi in mostra.
Il secondo ordine invece impostato alla quota del muraglione di protezione definisce il camminamento del belvedere lungomare, coprendolo con un velario strallato dipinto di blu sotto cui volere lo sguardo verso il mare e i mondi lontani con i quali Genova da sempre ha costruito e stabilito le ragioni della sua costruzione.
In testa all’ultimo ordine degli alberi, per rispondere ad alcune richieste funzionali poste dal bando, sono collocate in maniera alternata le pale eoliche per la produzione di energia e gli elementi luminosi in grado di facilitare l’accesso sicuro al porto, costruendo un coronamento tecnico-simbolico.
Nelle vicinanze della bocca di Levante il muro di protezione del molo alto circa 8 metri si raddoppia divenendo muro abitato e diviene l’occasione per costruire una scena fissa, che guarda al mondo dei teatri romani, per spettacoli coerentemente alla vocazione teatrale che per sua natura questo magnifico luogo della città di Genova ha insita dentro sé.

03. Planovolumetrico
04. Vista del fronte verso l'avamporto
05. Vista di dettaglio

3. Metodologia

Per dare forma all'idea, nella fase del percorso progettuale, ci sono venute in aiuto alcune architetture del passato in attesa di essere riscoperte e reinterpretate per la definizione di questo importante luogo di Genova. Il molo esistente è stato pensato ed immaginato come una grande stoà affacciata sulle acque calme dell’avamporto – e sulle colline che fanno da sfondo alla città – in grado di misurare lo spazio d’acqua davanti a sé divenendo scena alla quale si rivolgono, e ancorano, le diverse architetture che in questo luogo restituito alla città approdano: architetture antiche e moderne ma anche architetture tecniche legate al mondo del paesaggio portuale.
Una grande scenografia per la parte più interna del porto.

06. Piante

4. Riferimenti teorici

Il mondo dei riferimenti teorici si radica in un'idea di architettura e città propria dei maestri del M