AutoriMaura Manzelle, Mauro Marzo
CoautoriArmando Cattaneo, Anna Veronese, Carlotta Bellocci, Giovanni Dalle Molle, Marco De Visini, Andrea Pasini, Fabio Toppan, Matteo Vecchiato
AteneoUniversità Iuav di Venezia
Anno2025
Vele di carta
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Descrizione
Il progetto si inserisce in un quadro di trasformazioni complesse nel quale ad alcune grandi figure infrastrutturali che hanno connotato la morfologia del porto di Genova per molti decenni se ne aggiungono di nuove. Il ruolo di ciascuna di queste figure muta e le reciproche relazioni assumono configurazioni in attesa di diversi e rinnovati significati. La nuova diga foranea che modifica la geografia operativa del porto rende la Diga Galliera marginale dal punto di vista logistico ma strategica dal punto di vista urbano. Dona alla città un luogo da rifondare e di cui cogliere, come si propone di fare il progetto, la propensione a divenire nuovo spazio urbano: un manufatto di grandi dimensioni in grado di confrontarsi con la scala territoriale della costa, con l’imponenza dei rilievi che si accostano al mare, con l’immagine della città, con la dimensione, infine, di uno dei più grandi e importanti porti della penisola italiana.
A partire da tale quadro, il progetto si fonda su poche decisioni iniziali.
Innanzitutto, la volontà di commisurarsi con il luogo, con il suo essere fuori scala, con il suo essere parte della città e, al contempo, parte della sconfinata superficie acquea del Tirreno. L’architettura proposta si insedia sulla Diga Duca di Galliera, occupa l’intera banchina, raggiunge una larghezza massima di 42 metri e un’altezza di 30 metri sul livello del mare, in conformità con i vincoli richiesti dal bando. L’intervento si inserisce nel contesto portuale senza interferire con le nuove rotte marittime e si configura come un organismo complesso, capace di integrare funzioni tecniche, logistiche e urbane all’interno di un unico manufatto architettonico che assume, e fa proprie, le misure dell’infrastruttura.
La seconda decisione riguarda l’articolazione della composizione in due elementi principali che seguono l’andamento del molo: un braccio inclinato di 45 gradi, lungo 274 metri, e un secondo braccio che si sviluppa per quasi un chilometro. Il primo è destinato prevalentemente a funzioni tecniche a servizio della biblioteca e dell’archivio, come uffici, laboratori di restauro e spazi per la consegna dei volumi. Il secondo riporta al suo interno, nel disegno delle sezioni, quella complessità formale propria del tessuto urbano genovese, tanto per ricchezza spaziale, quanto per varietà di funzioni compresenti. L'interno dell’edificio, infatti, grazie alla grande articolazione spaziale consentita dalla struttura, si configura come spazio evocativo della città storica, nelle forme delle relazioni che consente: guardare dall'alto verso il basso, viceversa osservare le attività che si svolgono al piano sottostante, affacciarsi nei vuoti centrali, esperire spazi a diverse altezze. Anche la macchina di stoccaggio e distribuzione dei libri partecipa alla definizione del paesaggio interno, in quanto è possibile vederla in funzione lungo alcuni tratti e attraversare lo spazio in cui è collocata tramite passaggi in quota. Vengono alla mente alcuni disegni di sezione di navi da crociera, dove nei vari livelli si vedono raffigurate scene di attività, dense, brulicanti e dove si possono osservare, affiancati gli uni agli altri, ambienti di dimensioni minime, quali le cabine dei passeggeri, quelli più ampi dei saloni da ballo o dei grandi spazi destinati alle macchine
La terza decisione alla base dell’elaborazione del progetto risiede nella chiara distinzione delle parti che compongono il manufatto e nella differenziazione dei ruoli che esse assumono nella definizione di un’architettura che è anche una grande macchina. Mentre il nucleo lineare centrale contiene il complesso apparato dedicato alla conservazione e alla distribuzione dei libri, con un sistema automatizzato di stoccaggio e movimentazione dei volumi, le due navate laterali sono scandite da quarantotto grandi volte rigate in calcestruzzo armato, ventiquattro affacciate sul fronte urbano, altre ventiquattro prospicienti il Tirreno. Le volte, emergenti dal mare, sono superfici strutturali in calcestruzzo armato che, oltre a svolgere funzione portante e di involucro di protezione dell'architettura, sono dispositivi in grado di interagire con la luce naturale che piove dal cielo e sale riverberata dall'acqua lungo le superfici ricurve, contribuendo in questo modo a diffonderla all'interno degli spazi. Queste grandi strutture, in grado di resistere per forma alle azioni di vento e onde, trasformano l’edificio in un segno architettonico e paesaggistico riconoscibile tanto per chi raggiunge Genova dal mare, quanto dalla città. Un segno che dialoga con i silos che punteggiano le banchine affacciate sul bacino portuale.
Il nucleo centrale è in grado di contenere oltre un milione di volumi ed è implementabile. Attorno ad esso si dispongono spazi di consultazione, studio e lavoro: nel braccio tecnico si trovano aree dedicate alla sequenza di trattamento dei libri, dall’arrivo fino alla consegna alla macchina di stoccaggio, passando attraverso la digitalizzazione e le attività di restauro. Nel resto dell’edificio si trovano tutti gli ambienti del Learning Center, secondo un modello di grande attualità che coniuga apprendimento, autoapprendimento, momenti formali e informali di attività scientifica, attività legate allo sport e al tempo libero, residenze temporanee per ricercatori. Sono quindi previsti ambienti per la consultazione, sale di lettura, zone di studio individuale e collettivo in diverse forme di aggregazione, ma anche aree di relax e ristoro. Infine, spazi destinati alle attività sportive integrano l’intero complesso.
Il Learning Center Duca di Galliera si configura così come un’architettura-isola lineare che offre molteplici possibilità di esperienza, aprendosi alla frequentazione informale dei cittadini, consentendo il lavoro individuale, stimolando le interazioni e il lavoro di gruppo.
Al piano terra, oltre agli spazi per l’attracco dei battelli per il servizio di collegamento alla terraferma, è prevista una pista ciclabile che percorre l’intera banchina e si accompagna a numerose aree attrezzate per la sosta. Il frangiflutti esistente in calcestruzzo armato viene conservato pur interrompendolo in alcuni punti al fine di consentire il passaggio trasversale. Le grandi volte rigate che sorgono dal mare sollevano l'edificio in modo che questo livello di arrivo dalla città sia completamente accessibile ai visitatori e si offra quale nuovo spazio pubblico, aperto, destinato ad attività libere. La trasparenza di tale livello, mediata dalla presenza delle grandi volte che comunque lo proteggono dal vento e dall’insolazione eccessiva, consente di stabilire relazioni sia con il paesaggio del mare aperto, che con quello portuale, che con quello, infine, urbano.
Il primo piano dell’edificio ospita il deposito librario dotato di un sistema di automatizzazione, gli spazi destinati alla catalogazione dei volumi e, sul lato sud-est, le aree per la consultazione e l’accoglienza del pubblico, affiancate da un’area ristoro e da una sala d’attesa per i battelli che collegano il molo alla città. Il sistema di stoccaggio automatico per libri è progettato per ottimizzare lo spazio, ridurre i tempi di accesso e garantire idonee condizioni ambientali e di sicurezza: scaffalature modulari ad alta densità, servite da unità di movimentazione automatizzate (AS/RS o shuttle) con identificazione dei libri tramite barcode o RFID e gestione centralizzata tramite WMS integrato ai sistemi bibliografici.
Il secondo livello alterna porzioni di deposito, che si sviluppano a doppia altezza dal piano sottostante per incrementare la capacità di conservazione, con aule per laboratori, sale per conferenze, ambienti dedicati alle proiezioni audiovisive e spazi a scaffale aperto. Tre grandi corti riparate dai venti e alberate, distribuite lungo l’asse principale di sviluppo dell’edificio, assicurano luce naturale e ventilazione, mentre alle estremità trovano posto ulteriori aree per la ristorazione.
Il terzo piano è caratterizzato da maggiore flessibilità: vi si trovano ambienti per lo studio individuale e collettivo, studioli, laboratori di restauro e terrazze all’aperto. Le corti interne sono attraversate da passerelle sospese che consentono affacci sul verde e sugli spazi sottostanti, creando connessioni visive e spaziali di grande suggestione. La particolare morfologia derivante dalla curvatura delle volte genera inoltre ambienti diversificati: in alcuni casi piccoli spazi raccolti destinati allo studio, in altri spazi flessibili arredati con tavoli e sedute mobili, e talvolta veri e propri teatri, concepiti per ospitare eventi, momenti di socialità o occasioni di studio informale.
L’ampiezza e la flessibilità di tutto il piano permette inoltre, all’occorrenza, di allestire esposizioni temporanee e di divenire luogo di incontro per associazioni culturali e/o studentesche.
La copertura, oltre a contenere spazi tecnici e impiantistici, operazione permessa dalle dimensioni dell’ingombro delle travi, alte 3,80 metri, si dispone ad essere a sua volta luogo di attività all'aperto, consentendo una visione del paesaggio da altezza considerevole e punto di vista eccezionale.
Infine, ulteriori dispositivi di scala minore, galleggianti, con collocazione variabile a seconda delle esigenze, riprendono la forma-struttura delle volte rigate, ospitando elementi di illuminazione marittima e attrezzature di monitoraggio ambientale.
Nel suo insieme, l’opera non si configura soltanto come un contenitore di libri, documenti e memoria, ma come un luogo di vita, di attività, di scambi. La varietà delle funzioni, la compresenza di spazi destinati alla conservazione, allo studio, all’incontro e allo svago, la loro distribuzione lungo l’asse della diga conferiscono a questa architettura l’immagine di un insediamento lineare, sviluppato su più livelli, di cordone litoraneo artificiale separato ma al contempo prossimo alla città, capace di intrecciare dimensione culturale e quotidianità, esigenze di conservazione e consultazione di libri e documenti con occasioni di svago per i fruitori del manufatti come per gli abitanti della città, in un equilibrio dinamico e vitale.