AutoriPaolo Belardi, Eliana Martinelli, Matteo Lanfaloni, Giovanna Ramaccini, Farid Sami, Camilla Sorignani
AteneoUniversità degli Studi di Perugia
Anno2026
Zirichiltaggia
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Tesi / Ipotesi
In risposta alla richiesta della call, il progetto pone due ipotesi di partenza. Da un lato, la definizione di un percorso di accesso privilegiato costituisce di per sé una scelta interpretativa dei caratteri del luogo; dall’altro, l’individuazione di una “porta” introduce il tema dell’attraversamento, inteso come estensione di una soglia e sequenza di episodi ambientali da riconnettere. La tesi è che il percorso possa assumere la valenza di elemento generatore del progetto. Zirichiltaggia indaga il rapporto tra forme del progetto e luogo, proseguendo una linea di ricerca già sviluppata dal gruppo di lavoro nelle precedenti call. In Border Line (Mostra d’Oltremare, Napoli) e The Lost Language Of Cranes (Molo Duca di Galliera, Genova), soglia e percorso venivano assunti come strumenti di indagine della preesistenza, in grado di dichiarare e reinterpretare i conflitti tra le varie forme urbane e paesaggistiche e di risarcire la memoria del luogo.
2. Descrizione
Il progetto si configura come l’estrusione di una soglia che diviene percorso e connessione tra le stratificazioni del sito a più quote. L’accesso avviene da una nuova piazza lungo viale Sant’Avendrace, il cui disegno a terra recupera la traccia della cortina di case a schiera, oggi demolite. Qui si innesta il volume della nuova porta, che si sviluppa lungo il muro di sostegno dell’area industriale, penetrando nel terreno e generando uno spazio espositivo al di sotto dell’ex fabbricato industriale. All’interno di quest’ultimo, volumi sospesi ospitano l’auditorium e gli spazi di lavoro. Il percorso prosegue verso l’area dell’ex frantoio, dove le tracce degli edifici dismessi definiscono l’accesso al museo ipogeo. Il programma di progetto, dunque, si articola nello spazio scatolare delle aule del fabbricato e in quello lineare del percorso espositivo. Dal museo si raggiunge la necropoli attraverso il sistema di rampe o l’ascensore collocato nella nuova torre, elemento conclusivo del percorso e dispositivo di relazione visiva tra il colle e il mare. Lo studio delle rappresentazioni archeologiche e geomorfologiche del sito ha contribuito a individuare nello scavo il principio ordinatore del progetto: le cavità che portano luce al museo rievocano le tombe a pozzo, mentre il percorso si pone in continuità con la traccia del canyon.
3. Metodologia
L’iter progettuale non ha avuto un carattere meramente processuale, ma si è costituito attraverso un sistema di scelte consequenziali o contestuali. A partire dall’individuazione di un’area di intervento a scala urbana da cui risalire, in maniera accessibile, da viale Sant’Avendrace al colle, è stata parallelamente approfondita la definizione di uno spazio ipogeo in continuità formale con il territorio, nonché la possibilità di instaurare una relazione con il mare. Per strutturare le questioni emerse e orientare il pensiero progettuale, è stata sovrapposta la pianta del Mausoleo delle Fosse Ardeatine alla planimetria dell’area dell’ex frantoio. Il confronto ha evidenziato un’affinità proporzionale tra le due componenti, suggerendo anche una possibile direzione di attraversamento verso la necropoli. L’impostazione metodologica, dunque, vede il progetto come esito di una serie di scelte interpretative e il riferimento come strumento di verifica della misura e della spazialità del luogo.
4. Riferimenti teorici
I principali riferimenti progettuali riguardano il tema dell’architettura ipogea: il Mausoleo delle Fosse Ardeatine (Perugini, Aprile e Fiorentini, 1949-51), il Museo di Salisburgo (De Carlo, Ferrara, Taylor e Troisi, 1989) e Ca’n Terra (Ensamble Studio, 2018). Sui temi del museo-deposito e del riuso del patrimonio industriale, si è guardato al V&A East Storehouse (DS+R, 2025). Fondamentali, inoltre, le ricerche archeologiche sull’area di Tuvixeddu di Taramelli e Stiglitz e quelle progettuali di Clément e del Laboratorio Forma Terrae (Unica).