AutoriMauro Marzo, Gabriele Catanzano, Anna Veronese, Fabio Toppan, Matteo Vecchiato
AteneoUniversità Iuav di Venezia
Anno2024
A partire da ciò che esiste
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Descrizione
La necessità di adeguare o sostituire con un nuovo manufatto l’attuale edificio della mensa universitaria costituisce, nell’impostazione data al progetto qui presentato, una semplice occasione di partenza per l’elaborazione di una riflessione sul rapporto tra architettura e contesto. L’obiettivo dell’indagine progettuale non riguarda tanto gli aspetti funzionali della mensa, quanto la riconfigurazione di un brano di città. Situato a ridosso della cinta muraria etrusca, immediatamente a nord ovest dell’acropoli, questo brano urbano si connota, dal punto di vista morfologico, per la presenza di una depressione orografica che, non a caso, assume il nome di Conca di Perugia.
L’articolata e complessa orografia, associata all’abbondante presenza di acqua, ha fatto sì che l’area, in cui forse sorgevano edifici termali in epoca romana, sia rimasta inedificata e ricoperta di vegetazione fino al 1948, quando, su mandato del rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Giuseppe Rufo Ermini, l’ingegnere romano Giuseppe Nicolosi elabora un progetto per la nuova cittadella universitaria. L’edificazione e il completamento di tale area producono un esito complessivo che incide significativamente sull’assetto urbanistico del capoluogo umbro.
Il sito a valle della Conca, laddove il declivio si addolcisce, diviene, grazie alla morfologia del suolo e alla sua posizione baricentrica, uno dei centri del sistema universitario cittadino.
Compresa tra gli edifici progettati da Nicolosi per ospitare alcuni Dipartimenti - Fisica e Geologia, Matematica e Informatica, Economia e Scienze Politiche, Giurisprudenza - e l’asse viario alberato di via Pascoli, questa porzione di città potrebbe assumere, data la rilevanza delle funzioni e il flusso continuo assicurato dalla comunità studentesca e dal personale docente e amministrativo delle sedi universitarie, il ruolo di cerniera tra i rilievi collinari posti immediatamente a nord e a sud. Ciò nonostante, costeggiando o attraversando l’area, si percepisce la sua condizione di isolamento rispetto all’immediato intorno. La presenza di alcuni dei più importanti edifici dell’Ateneo non è riuscita, in quasi tre quarti di secolo, a sviluppare compiutamente quel ruolo di cerniera naturale tra le due alture che lambiscono l’acropoli di Perugia. Se lo iato tra parti contigue di città rimane evidente, almeno in parte la causa è da rinvenire proprio nell’edificio della mensa che, ponendosi parallelo alla via Pascoli, non solo blocca la vista verso il piano su cui si impostano gli edifici progettati da Nicolosi e la parte più alta del declivio, ma impedisce, di fatto, la possibilità di assicurare collegamenti trasversali. È per tale ragione che tra le due possibili azioni previste dalla call, adeguamento o demolizione/ricostruzione dell’edificio della mensa, l’intervento sceglie la seconda. Fin dalle prime fasi di elaborazione, il progetto si è posto l’obiettivo di individuare una forma capace di riconnettere le diverse aree del campus universitario e le due parti della città prossime ma disgiunte. L’ipotesi è quella di introdurre nel sistema urbano una forma architettonica in grado di dialogare con il contesto della Conca, di cui l’intervento realizzato da Nicolosi è parte integrante e sostanziale. Tanto che il progetto sceglie di porsi nel solco del metodo progettuale del docente di Composizione architettonica romano, secondo un approccio «sensibile alla lettura della città storica, alle sue forme e ai suoi materiali, ma al tempo stesso fortemente teso a dare soluzioni architettoniche e urbanistiche adeguate alla missione assegnatagli1». L’intervento tenta di stabilire un rapporto di continuità con l’operazione di Nicolosi, configurando gli elementi architettonici che lo compongono secondo un principio di integrazione con un sito caratterizzato da addizioni e stratificazioni storiche da assumere come materiali di progetto. Questo progetto si fonda su poche decisioni iniziali: la prima riguarda il rapporto con il luogo in cui la nuova architettura si insedia, definito attraverso il ricorso a un sistema di allineamenti con le preesistenze e, in particolare, con quelle di Nicolosi; la seconda è relativa alla configurazione di spazi aperti e di collegamenti tra le quote, al fine di connotare chiaramente il rapporto con via Pascoli, a valle, e quello con gli edifici universitari immediatamente a monte; la terza e ultima decisione concerne il carattere del manufatto, tanto negli aspetti formali, quanto in quelli materiali.
Il progetto sta tutto qui, nella ricerca del modo più appropriato per rispondere a questi tre assunti.
Il nuovo edificio si colloca nella medesima area in cui sorge il preesistente manufatto, ma secondo un differente principio insediativo; se l’attuale mensa si dispone parallelamente a via Pascoli, la figura proposta dal progetto, con la sua conformazione a pettine, definisce un rapporto di perpendicolarità con il tracciato stradale e di apertura verso lo spazio retrostante grazie alla successione di tre corti a “C”. Si agisce nel sito secondo quella logica connotata da «lavori di ripianamento e di colmamento2» dei dislivelli in prossimità delle porte urbiche, già evidenziata dal geografo Franco Farinelli e connotante buona parte delle trasformazioni urbane di Perugia.
Si sovrappongono nel nuovo edificio due figure: quella dianzi citata del pettine alla quota della via Pascoli, e quella di un portico, riportabile planimetricamente a una croce, che definisce l’attacco al cielo del manufatto e, al contempo, il rapporto con la quota su cui si dispongono le strutture dipartimentali di Nicolosi.
Le dimensioni dei corpi di fabbrica, i loro allineamenti e le inclinazioni che essi assumono, dialogano secondo relazioni di continuità con i manufatti dell’intorno: tanto con l’adiacente Dipartimento di Giurisprudenza, come risulta evidente nel portico cruciforme, quanto con i retrostanti edifici di Nicolosi, quanto infine con le scalinate che assicurano i collegamenti tra le diverse quote del declivio.
La seconda decisione concerne, come si scriveva, gli spazi aperti: la creazione di tre corti aperte lungo via Pascoli, due di forma rettangolare e una di forma trapezoidale, invita all’ingresso nella mensa, offre ambiti protetti per l’incontro e la sosta, collega i diversi piani di quota. Le figure della croce e del pettine svolgono il ruolo di raccordo fisico e percettivo tra i sistemi di risalita della cittadella universitaria, ricalcando l’asse della scalinata che conduce a Palazzo Murena e all’Aula Magna e raccogliendo i percorsi che scendono dalla chiesa di San Francesco al Prato e da Palazzo Florenzi. Oltre alle funzioni di mensa, qui si inseriscono i sistemi di risalita veloce e meccanica tra via Pascoli e la quota superiore. A nord, le superfici oggi adibite a parcheggio risultano scandite, nel progetto, dalla successione di tre ambiti chiaramente definiti: una piazza quadrata in diretto rapporto con l’edificio che ospita i Dipartimenti di Fisica e Geologia, un’area di filtro in corrispondenza del Dipartimento di Matematica e Informatica, e infine lo spazio alberato esistente prospiciente il Dipartimento di Economia. Al di sotto della piazza quadrata potrebbe trovare posto un parcheggio da riservare a studenti e lavoratori. Il disegno della pavimentazione in laterizio delle piazze dialoga con l’impaginato dei fronti degli edifici di Nicolosi e dei manufatti di progetto riflettendone la trama sul piano orizzontale.
Se lo spazio porticato alla quota superiore disegna una naturale cornice per i colli circostanti introiettandone le differenti viste, la corte alberata della quota sottostante, a ridosso di una scalinata di progetto, si pone in continuità con il paesaggio verde esistente. In altre parti della città il paesaggio si insinua nel tessuto urbano fino a lambire il centro storico; qui, chi percorrerà la scalinata, potrà muoversi alla quota delle chiome degli alberi, godendo del loro aspetto cangiante nel corso delle stagioni. Il terzo assunto di progetto riguarda, infine, il carattere del manufatto. L’articolazione dei piani di giacitura dei fronti si compone in un impaginato scandito da pilastri a sezione quadrata di 30x30 cm. in calcestruzzo armato. Il rivestimento delle tamponature è invece in laterizio, in continuità con gli edifici di Nicolosi e, più in generale, in accordo cromatico con il granito di Subasio tipico dell’architettura storica perugina. Definito in tal modo, il progetto aspira a proporre ricuciture e riallineamenti delle trame urbane, un rinnovamento dell’identità della cittadella universitaria come luogo di studio e di incontro, una dichiarata continuità con quanto già immaginato da Nicolosi. Utilizzando come maggiore fonte d’ispirazione l’esistente, la proposta tenta di comprendere il sito e «ne trae i motivi di progetto […] nella naturale prosecuzione dell’evoluzione dell’esistente al fine di ottenere una trasformazione del luogo […] che non si limiti ad essere una pura ed arbitraria invenzione3» .
2. Riferimenti teorici
1 W. Boccali, Premessa, in P. Belardi (a cura di), Giuseppe Nicolosi (1901-1981). Architettura Università Città, atti del convegno (Perugia, 19 ottobre 2006), Libria, Melfi, 2008, p.10.
2 F. Farinelli, Perugia, in Storia d’Italia, Volume sesto. Atlante, Einaudi, Torino, 1976, p.196.
3 F. Bianconi, La Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, in P. Belardi… cit., p. 182.