AutoriChiara Lucia Maria Occelli, Riccardo Palma

CoautoriDemetrio Campolo, Matteo Serra, Irene Ruiz Bazan

AteneoPolitecnico di Torino

Anno2024

Alfonsina va a lezione

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Perugia – Studium 2030. La città degli studenti
01. Planimetria con le ombre

1. Tesi / Ipotesi

Nel tentare di risolvere i problemi posti dal programma, il progetto sviluppa tre principali tesi teoriche.
La prima considera il rapporto tra città costruita e forma del suolo come indecidibile. È infatti possibile riconoscere la presenza delle forme terrestri nell’architettura della città e, viceversa, attribuire un significato architettonico alle forme della Terra. Il rapporto tra i due termini diviene quindi enigmatico e il progetto assume il compito di mettere in scena questo enigma.
La seconda tesi riguarda il ruolo produttivo delle rappresentazioni nella soluzione dei problemi del progetto di architettura. In particolare, il progetto indaga e individua le sue figure a partire da specifiche rappresentazioni del luogo.
Il terzo assunto concerne la possibilità per il progetto di architettura di operare un doppio gioco che consiste nell’associare a ciascun problema una figura architettonica di riferimento in grado sia di costituire una soluzione tecnicamente efficace, sia di fornire una delle possibili interpretazioni architettoniche del luogo.

02. Carta orientata al progetto. Le piastre
03. Carta interpretativa

2. Descrizione

Programma
Il progetto affronta il tema dell’accessibilità all’area della Conca e delle strutture universitarie che essa ospita. In particolare, anche seguendo le indicazioni del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile che prevede una velostazione da realizzare al centro del campus , la proposta cerca di incentivare la mobilità e l’accessibilità ciclabile e pedonale, limitando il più possibile quella automobilistica. Sotto questo profilo, gli obiettivi sono:
- realizzare un collegamento diretto, in quota e ciclopedonale, tra l’area del Rettorato e le strutture universitarie ospitate nel complesso di Palazzo Florensi;
- realizzare un sistema di risalite meccaniche che da questo collegamento permetta di raggiungere la quota del campus della Conca;
- minimizzare l’accesso veicolare e realizzare un parcheggio sotterraneo.
Il secondo tema affrontato riguarda il sistema degli spazi pubblici e dei servizi. In coerenza con il potenziamento dell’accessibilità, il progetto si propone di incentivare la fruizione dell’area della Conca da parte delle studentesse e degli studenti anche nelle fasce orarie e nei giorni non dedicati alle attività accademiche. A questo fine gli obiettivi sono:
- realizzare un sistema variegato e flessibile di spazi pubblici pedonali e ciclabili, sia a verde, sia a superficie dura;
- dotare l’area di un sistema diffuso di campi da gioco di diversa tipologia;
- aumentare la dotazione di spazi per lo studio e per l’aggregazione, connettendoli direttamente con gli spazi pubblici e sportivi.
Nel rispondere a questo programma il progetto mette in scena due strati.

Le torri e il problema dei percorsi
Il primo strato risponde al problema dei percorsi rimandando all’immagine della città turrita che Perugia ha in buona parte perduto ma che è ancora fortemente presente nella sua memoria architettonica. Mentre la Perugia medievale ospitava circa 70 torri, oggi molte sono state abbattute o inglobate nel tessuto urbano e se la Torre degli Sciri testimonia l’imponenza di queste costruzioni, la chiesa-torre di Sant’Ercolano ne mostra la grande flessibilità funzionale.
Il progetto impiega sei torri per sostenere e distribuire verticalmente un ponte ciclopedonale che collega i giardini del Rettorato alla stessa quota di via Pascoli nell’altro versante della valle, mettendo così in comunicazione diretta i due poli universitari del Rettorato e di Palazzo Florensi.
Il ponte, che giace sulla proiezione di via Vanvitelli proseguendone l’orientamento, si interpone tra le altre due infrastrutture rettilinee che attraversano la valle da nord a sud: le mura della cinta medievale a valle, e l’acquedotto a monte. Come le mura e l’acquedotto, il ponte assume il ruolo di elemento architettonico che, al di là della sua funzione, esprime la forma della valle tramite la sezione architettonica.
Suddiviso in tre campate, il ponte è costituito da tre passerelle indipendenti realizzate con parapetti portanti in segmenti UHPC assemblati tramite precompressione mediante post tensione per formare una struttura continua: le passerelle esterne ospitano i due sensi di marcia ciclabili, quella centrale il transito pedonale.
Il collegamento con la piazza dell’Università è realizzato tramite una rampa ciclabile che raggiunge i giardini del Rettorato. Da qui parte la prima campata che si appoggia a quattro torri quadrate poste al centro dello spazio della Conca e costituite da setti angolari in cemento armato che si interrompono lasciando una fenditura centrale lungo tutto lo sviluppo delle facciate. Due torri, che contengono le scale e gli ascensori, dimensionati per le biciclette, collegano l’impalcato alla quota della Conca. Le altre due torri ospitano ai piani inferiori rispettivamente una serie di aulette studio e le stanze di una foresteria. Mentre tre torri seguono la giacitura del ponte, una delle due torri distributive è ruotata seguendo la direzione del Rettorato. Dall’impalcato è possibile accedere, oltre alle scale e ascensori, ad un belvedere e ad uno spazio espositivo.
La seconda campata raggiunge altre due torri che, dimezzate in pianta, permettono un collegamento verticale con la via Pascoli, formando un portale di ingresso all’area della Conca. Infine l’ultima campata sbarca su via Pascoli nel punto in cui, dal fondovalle, arriva il sentiero pedonale. Da qui si accede all’area dell’Università percorrendo l’ultimo tratto della via fino all’Arco di ingresso.
La figura risultante ha come sfondo ideale le vedute di Perugia che esaltano l’immagine della città turrita: le sei torri, con le loro diverse altezze e giaciture, propongono una soluzione al problema dei percorsi ciclopedonali che allo stesso tempo restituisce alla città un’immagine urbana perduta. Esse inoltre interpretano il rapporto tra la variabilità funzionale della torre urbana e la sua fissità formale e tipologica.

Le piastre e il problema degli spazi pubblici e dei servizi
Il secondo strato, che risponde al problema della definizione degli spazi pubblici e dei servizi per la popolazione studentesca, interpreta i caratteri geomorfologici della valle della Conca come una sequenza di piastre. Dalle suddivisioni agrarie medievali ai terrazzamenti in età moderna per la costruzione dei grandi edifici pubblici e privati, come Palazzo Murena o il Macello, fino alle strutture universitarie di fondo valle, come lo stesso edificio della mensa o quello della biblioteca, la forma continua del suolo della Conca è stata trasfigurata in una serie di piani discontinui.
Il progetto riprende e esalta questa struttura proponendo una serie di piastre rettangolari giustapposte e sovrapposte tra loro che contengono o sostengono i principali spazi pubblici. Le piastre, poste a quote diverse e diversamente orientate, formano un paesaggio geologico artificiale, nel quale ciascun piano è caratterizzato una diversa funzione.
Una prima piastra è quella che si affaccia e si orienta su via Pascoli e che contiene la mensa e alla quota superiore una grande sala studio. Gli accessi alla mensa e alla sala studio sono posizionati su via Pascoli. La copertura della sala studio accoglie uno spazio pubblico dotato di piccole attrezzature sportive, al centro del quale si appoggia un’altra piastra, più piccola, orientata come il palazzo del Rettorato e adibita a bar. Sulla copertura del bar è posto un campo da gioco.
Una seconda piastra, orientata seguendo la giacitura del ponte ciclopedonale, forma un piano corrispondente all’attuale quota del piazzale, dal quale si accede alle torri del ponte e, tramite una passerella, alla piastra del bar. Questo piano è parzialmente occupato da un campo basket e pallavolo.

04. Assonometria generale. Le piastre e le torri
05. Piante delle piastre ai vari livelli

3. Metodologia

Il procedimento di progetto si fonda sulla compresenza degli spazi che, stratificandosi, compongono l'architettura della città e del territorio.
Ciascuna delle figure impiegate dal progetto possiede un proprio spazio, il risultato non è quindi una “composizione” complessivamente coerente e unitaria, ma, come è sempre successo nella costruzione della città e a maggior ragione nei territori contemporanei, è uno sfondo in cui figure e spazi diversi si giustappongono senza nostalgia per impossibili unità perdute

06. Sezione longitudinale alla valle
07. Sezione trasversale alla valle

4. Riferimenti teorici

Il progetto si avvale degli studi sul funzionamento produttivo della cartografia come macchina di produzione di figure architettoniche del territorio. Questi studi, avviati nel gruppo di ricerca guidato da Giancarlo Motta e Antonia Pizzigoni, sono stati pubblicati in particolare in:
- R. Palma, “L’immaginario cartografico dell’architettura”, Tecnograph, Bergamo 2002;
- R. Palma, A. Pizzigoni e C. Ravagnati (a cura di), Ricerca diretta da Giancarlo Motta, «Cartografia e Progetto», Tecnograph, Bergamo 2003;
- A. A. Dutto, R. Palma (a cura di), "Tracciare piani, disegnare carte. Architettura, cartografia e macchine di progetto / Sketching plans, drawing maps. Architecture, cartography and architectural design machines", Accademia University Press, Torino 2016;
- R. Palma, C. Ravagnati, "L'architetto cartografo. Strati e figure terrestri nel progetto di architettura", Libria, Melfi 2020.