AutoriANTONINO MARGAGLIOTTA, Paolo De Marco, ALBERTO ANELLO, ANGELO GANAZZOLI, EMANUELE RICHIUSA

AteneoUniversità degli Studi di Palermo

Anno2024

Attraverso l’esistente

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Perugia – Studium 2030. La città degli studenti

1. Descrizione

Il progetto urbano
La proposta progettuale si basa sull’idea di collegare, attraverso un percorso pedonale le due aree universitarie ubicate a nord (il Rettorato, l’Aula Magna, la Segreteria e altri Uffici) e a sud (il Dipartimento di Filosofia, la Gipsoteca e la Biblioteca). Come l’antico acquedotto medievale del quale si riscontrano tracce e frammenti poco distanti dall’area di intervento, il progetto immagina di collegare linearmente i due versanti della Conca, potenziando un percorso esistente che dall’attuale parcheggio conduce verso l’alto, fino al Palazzo Murena. Si stabilisce dunque una direttrice che diviene percorso urbano, spazio diagonale che – mediante scale e piani inclinati, dapprima a cielo aperto e poi interrandosi fino a riemergere in corrispondenza degli arrivi – si adegua all’andamento del suolo, passa per il punto più basso della Conca, risale inserendosi tra la vegetazione e raggiunge la chiesa di San Francesco al Prato e il Portale dello Studium di Perugia (lì riposizionato nel 1820).
A questo asse ordinatore principale si collegano gli altri percorsi: le vie d’accesso ai Dipartimenti di Fisica e Geologia, di Matematica e Informatica, la scala che porta alla via dell’Elce di sotto, che attualmente sfociano nell’area asfaltata del parcheggio; esse vengono rilevate e ricomposte, dando luogo ad una convergenza di attraversamenti verso l’edificio della mensa e l’area a monte di esso. L’intreccio di questi percorsi consente di costruire uno spazio pubblico su più livelli, una sorta di sequenza di terrazzamenti (come quelli sui quali si costruisce l’espansione di quest’area fuori le mura etrusche) che si affacciano l’uno sull’altro, sino alla quota della via Pascoli. L’edificio della mensa – cerniera del sistema degli attraversamenti, mantenuto per le qualità spaziali che ancora esprime – viene reso permeabile, divenendo figura partecipe (e principale) del nuovo spazio urbano. Il nuovo sistema di sostruzioni si aggrega, dunque, a quelle già esistenti e costruisce una sequenza di piani orizzontali che fronteggiano e guardano, sul versante sud della Conca, uno spazio di natura preservata. Al di là di esso, in adiacenza alla chiesa di San Francesco al Prato, il percorso ha la sua conclusione nel ridisegno del nuovo sagrato.
Attivando percorsi (interni e urbani), recuperando spazi residuali, il progetto si imposta, quindi, su una rete di “linee” che vanno da una parte all’altra della città, attraverso (in ogni caso) condizioni e dati esistenti: direzioni trasversali, oblique, poste di traverso e per traverso, che passano in mezzo (a traverso, appunto). Il progetto agisce secondo una “poetica” di ascolto dei luoghi, tentando di coglierne i caratteri distintivi per ricomporli con azioni misurate che mirano a svelare nell’esistente un nuovo orizzonte di bellezza.

Il sistema di spazi pubblici
Il progetto della nuova piazza parte dalla comprensione dei percorsi di attraversamento, che attualmente assumono l’area del parcheggio quale fulcro dei sistemi di accesso ai Dipartimenti. Appare possibile, allora, riscattare questa zona (sottraendola innanzitutto agli autoveicoli e al loro parcheggio) con una nuova sistemazione di suolo: un intervento essenziale che, con minime variazioni, risagomature e scavi, introduce qualità e decoro agli spazi aperti. Questo piano orizzontale, che ad oggi risulta separato dall’accesso veicolare, può dunque rinsaldarsi, ad est, con il piazzale di Economia; per quest’area piantumata – che diviene così una riserva d’ombra per lo spazio pubblico – la vegetazione è preservata, l’asfalto rimosso e sostituito con pavimentazioni drenanti in grado di migliorare la fruibilità pedonale. Nello spazio ad ovest, il piano dell’attuale parcheggio è riprogettato cercandone una adeguata misura in una relazione geometrica e dimensionale con il luogo. La forma di questi spazi aperti, in pianta, riprende le giaciture degli edifici universitari circostanti per restituire un impianto chiaro, basato sulla composizione di figure esatte. Lievi variazioni di quota e di pavimentazione ribadiscono l’ordine spaziale complessivo e accolgono le varie vie di accesso agli edifici sino a collegarsi, sul fondo, al giardino del Dipartimento di Fisica e Geologia. Vicino a questo fronte, un gruppo di alberi genera un ulteriore luogo d’ombra e si contrappone alla natura minerale del suolo.
Alla continuità e semplicità dei nuovi spazi aperti, si contrappone la complessa articolazione altimetrica in direzione nord-sud, in cui si rende necessario collegare la quota della piazza con quella più bassa della mensa, che diviene il vero spazio ricreativo e di sosta. In questo sistema di progressive sostruzioni, i fronti prospicienti la mensa vengono scavati e resi permeabili: nella parte centrale una scala si insinua nel sottosuolo e risale alla piazza sovrastante, mentre ai lati trovano posto, nell’area più a ovest, la club house e il green office e, sul lato est, le aule di studio, la caffetteria, i servizi. Questi spazi sono tutti prospicienti sulla nuova corte scoperta che si estende sin sotto il volume “svuotato” della mensa.
I nuovi attraversamenti (con scale a est, a ovest e centralmente) collegano i diversi livelli dello spazio pubblico e lo raccordano, nel punto più conveniente, anche con la quota di via Pascoli, dove – più precisamente – il sistema degli spazi aperti viene intercettato dal lungo asse ordinatore (che passa al di sotto della mensa e collega i due versanti della Conca) che conferisce allo spazio un rinnovato e rilevante valore urbano. Si viene a definire, in tal modo, una condizione teatroide dello spazio, intreccio di attraversamenti lungo i quali trovano posto ambienti di lavoro, luoghi di sosta e d’incontro, ambiti di deambulazione, passaggi a diverse quote; spazio che a sua volta si apre, verso sud, coperto dal volume della Mensa, alla vista sulla Conca con il fitto bosco che separa dalla Perugia etrusca.

La valorizzazione della Mensa esistente
L’altra fondamentale scelta progettuale riguarda il mantenimento dell’edificio della mensa, procedendo per “rarefazione” e apportando un insieme sistematico di modifiche che lo riconfigurano e ne enfatizzano alcuni caratteri latenti. Avere cura dell’esistente, infatti, significa anche cercare soluzioni per estendere la vita degli edifici, diminuendone l’impatto ambientale e migliorando il loro “bilancio ecologico”. Attraverso il progetto di architettura è possibile “riciclare” edifici appartenenti a un passato prossimo ma non più rispondenti alle attuali necessità, attribuendovi altre funzioni, dotandoli di innovati significati, disvelando forme di bellezza (che, a volte, gli edifici esistenti già possiedono).
Mentre il progetto urbano legge ed esalta la trama fatta di “fili” (intreccio di percorsi, scale, allineamenti determinati dall’esistente) il volume della mensa diviene “soglia” del sistema, elemento da oltrepassare per transitare da una parte all’altra della Conca, per guardare alla città e al paesaggio, per collegare e tenere insieme tutte le parti. In primo luogo, allora, vengono rimosse tutte le superfetazioni esistenti tra l’edificio e l’attuale parcheggio, tornando ad isolarne il volume primario. Al di sotto di questo (alla quota -3,50 m) il piano viene liberato per introdurre una completa attraversabilità; la struttura portante è riportata alla vista, configurando una sala ipostila, collegandosi in maniera indissolubile al nuovo sistema degli spazi aperti. In questo stesso livello, le nuove cucine sono racchiuse in un corpo autonomo (sporgente rispetto al filo dell’edificio ma collegato alla mensa con un blocco ascensore-montacarichi) mentre i sistemi di collegamento verticale si inseriscono tra gli elementi portanti continui della struttura esistente. Il progetto della mensa, inoltre, include la riorganizzazione interna della porzione basamentale dell’edificio, destinandola a nuovo parcheggio (con stalli per car sharing e bike sharing) con accesso dalla quota più bassa di via Pascoli.
Separato dal piano della piazza soprastante e svincolato al suo appoggio, il volume recupera l’idea della sospensione, è messo in continuità con la nuova corte interna e guadagna l’autonomia formale. Internamente, il corpo si riordina come dispositivo dello sguardo: eliminando ogni ingombro (le zone di servizio vengono spostate al livello più basso) si recupera la continuità visiva dello spazio orizzontale che permette di osservare la città in tutte le direzioni. Per enfatizzare questo aspetto, la lunga apertura a nastro viene estesa a tutte le pareti e ridotta a “fessura” (una fenêtre en longueur consentita dall’arretramento dei pilastri) come se un piano orizzontale tagliasse il volume scatolare, a sua volta attraversato da una linea continua di luce.
Un altro percorso determina un passaggio continuo (sia orizzontale che verticale) che dapprima è piano inclinato sulla piazza, poi diviene passerella per “trapassare” il volume esistente, poi piegare e farsi scala; e sino a fuoriuscire sul piano della strada. Un ruolo significativo è assunto dal cilindro cavo, inteso come ulteriore elemento che attraversa verticalmente l’edificio, perforando e penetrando tutti i livelli e definendosi, allo stesso tempo, quale cerniera dei collegamenti. Diviene, poi, dispositivo di luce naturale a tutti i piani, trasformando il livello più basso – dove sono ubicati i parcheggi – in un arcaico spazio ipetrale; il percorso ascensionale, sul livello opposto, conduce alla copertura e guadagna il cielo, dando accesso alla terrazza. Questa è resa praticabile attraverso la rimozione dell’attuale disordinato sistema di impianti, che viene ricomposto all’interno di volumi definiti. La copertura piana calpestabile, da cui svetta il volume cilindrico, si riscopre allora come spazio abitabile, contribuendo alla costruzione di una nuova immagine per l’architettura, visibile anche a distanza.

Altre immagini