AutoriAntonella Falzetti, Giulio Minuto, Angela Fiorelli

CoautoriMaria Carolina Cordiner, Chiara Mancini, Martina Siciliano

AteneoUniversità degli Studi di Roma Tor Vergata

Anno2024

Conca/tenazioni

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Perugia – Studium 2030. La città degli studenti
01. Spazi aperti e nuovi volumi

1. Tesi / Ipotesi

La collina verde (lungo la quale ascende via Pascoli) e la collina dell’uomo (nella stratificazione edilizia del plesso universitario). Ovvero due differenti spazialità si confrontano. Ma il confronto si arresta nella pura contemplazione di due entità separate.
Il progetto sceglie di scrivere una nuova narrazione, consegnando alla comunità accademica e cittadina un sistema aperto di spazi comunicanti e proliferanti di occasioni per lo stare. La sua sostanza proiettiva sottende ad una logica che si interroga sulle mutazioni prefigurabili a partire dalla configurazione originaria non negandola nelle sue oggettive criticità. Lo sguardo del progetto, però, si allontana dalle cogenti disfunzioni urbane, guarda al luogo nella sua ampiezza, alla memoria di un segno irregolare ma univocamente distinto nella sua figurazione di “conca”.
Il progetto nasce da questa intenzione: dialogare nelle differenze. “Ciò che è stato, ma non è più, e ciò che sarà, ma non è ancora” è il pensiero che sottende il gesto compositivo primario affidato all’ordine di un grande segno circolare. Il quale, pur abbracciando l’insieme, si articola in differenti unità spaziali.

2. Descrizione

I luoghi ci parlano attraverso le loro fisionomie. Se per fisionomia intendiamo l’insieme dei tratti somatici che identificano il volto di un individuo a partire dai propri caratteri ereditari dominanti, allora possiamo dire che i luoghi, entità anch’esse individue, possiedono una loro fisionomia specifica data da segni ben leggibili, distinte materie, precise relazioni spaziali.
L’area della Conca di Perugia mostra tre fisionomie stratificate che, confluite l’una nell’altra, riemergono continuamente dalle sue forme tra intervalli di pluralità semantiche ed echi di una memoria collettiva ancora presente: la Conca originaria, la campagna agricola extra moenia ricca di acqua e di orti, la Conca del primo Novecento, sito delle prime fabbriche del capoluogo umbro, la Conca del Dopoguerra, città della scienza, luogo sacro degli studi e della cultura.
È in questi anni, sotto il Rettorato di Giuseppe Rufo Ermini, che Perugia riconosce e si identifica nella sua vocazione di città universitaria e farà proprio dell’area della Conca il sito prescelto per la costruzione del nuovo campus. Si tratta di una nuova “città di fondazione” che, secondo le intenzioni del suo progettista Giuseppe Nicolosi, si adagia sul lato nord dell’erto pendio, contrapponendosi alla città antica e non temendone il confronto.
È una cittadella conclusa ma permeabile che, labirintica e ipogea, sospesa e stratificata, riprende in larga parte i caratteri della Perugia etrusca, pur non rinunciando all’utilizzo di un moderno linguaggio estetico-formale.

03. Planimetria generale e sezione
04. Sistema compositivo generale

3. Metodologia

Ogni spazio è una interrogazione sulle individualità architettoniche latenti, che il progetto riconosce ed esplicita come unità distinte, pur essendo caratterizzate da un’unica ragione. La composizione procede così per inferenze tra il segno primario e la regola che ci si è dati, vuole essere “narrativamente tracciabile”. Cerca, in altre parole, di tradurre le scelte formali operate in un procedimento che sia riconoscibile.
Nel nostro caso il meccanismo ideativo si affaccia nel vuoto delle possibilità offerte al progettista, ma inizia lì dove una prima intuizione viene ad istituirsi come segno, che è la trama a partire della quale si viene costruendo l’ordito delle soluzioni.
Il progetto procede su tre registri architettonici: gli accessi, il suolo e il verde, i nuovi volumi.
Da via dell'Elce di Sotto, l’intento progettuale prevede di riconfigurare completamente gli accessi, realizzando un tridente organizzato in un sistema di scale, rampe e scala mobile che sulla via alta disegna una continuità di suolo e ricongiunge lo spazio della strada fino all’arrivo al piazzale sottostante.
Raggiunta la quota della piazza, la dilatazione spaziale del grande cerchio esprime la propria autonomia. Il suo segno perentorio diventa un dispositivo che misura l’ampia area dell’attuale piazzale, lo riconfigura attraverso la composizione di volumetrie che si conclude nell’edificio-ponte generato dalla collina, a conferma della volontà di fondere le attuali realtà urbane-naturali contrapposte.
Al sistema compositivo planimetrico si aggiunge un controcampo geometrizzato dall’innesto a pettine, che si alterna tra piani verdi alberati e pavimentati.

05. Spazi aperti e continuità del suolo

4. Riferimenti teorici

Le sintassi architettoniche e i caratteri dominanti dell’acropoli riemergono come matrici spaziali comuni di un processo compositivo fatto di segni ricorrenti. Così il nuovo polo di Nicolosi si configura come un pezzo di città che, pur mantenendo una netta gerarchia tra il fronte principale terrazzato verso il nucleo storico e quello retrostante, rivolto al quartiere medievale di Sant’Angelo e al contiguo di Elce, si imposta su una bifrontalità urbana che sfrutta le pendenze orografiche per creare una permeabilità capillare data dall’orditura secondaria di passaggi e intersezioni. Confermando in tal modo la natura “liminale” insita nella genetica di questi luoghi.
Alessandra Muntoni sintetizza questa genetica spaziale della città, riportando le parole di Bruno Zevi nel Viatico urbatettonico allegato al bando per il centro direzionale della Perugina bandito nel 1970.