AutoriOlivia Longo, Veronica Preseglio, Davide Sigurtà, Alessandra Vazzoler

AteneoUniversità degli Studi di Brescia

Anno2024

Corti mobili

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Perugia – Studium 2030. La città degli studenti

1. Descrizione

Tracce e segni
La ricerca progettuale prende le mosse da alcuni eventi della storia del luogo, da cui tracce e segni prefigurano l’insediamento del nuovo sistema architettonico e il suo rapporto con il contesto urbano. I due edifici a corte della sede dell’Università (Palazzo Murena) e del Dipartimento di Giurisprudenza (a ovest della mensa) determinano l’orientamento delle due parti architettoniche del nuovo sistema corti mobili, raccordando l’attuale percorso verticale che da Palazzo Murena conduce alla quota 0,00 della piazza del parcheggio esistente, da cui la promenade delle nuove corti collega i livelli dei due edifici fino alla sala conferenze, a quota +10,50 dell’edificio a est, raggiungibile anche dagli impianti di risalita interni.
Il complesso sistema di connessioni verticali della Conca e gli archi con i passaggi lungo l’acquedotto determinano un interessante rapporto tra l’utente e il paesaggio, offrendo viste e scorci sempre diversi. Da qui l’idea di realizzare una promenade continua, interna alle corti dei due nuovi edifici, per collegare verticalmente la piazza con l’interno dei vari livelli. Il fronte sud-ovest del Palazzo Murena e la semplicità dei volumi della chiesa di San Francesco al Prato suggeriscono la regolarità delle aperture sulle corti mobili e l’uniformità dei prospetti, sulla piazza del parcheggio, utilizzando lamiere striate apribili in corrispondenza delle finestre delle camere dell’edificio ovest e delle aule di quello est.
La texture dei paramenti murari dell’Aula Magna, progettata da Nicolosi, conferma la scelta delle lamiere striate per ottenere un effetto chiaroscurale.

Riferimenti
Il tema della corte viene qui reinterpretato attribuendogli nuovi significati architettonici derivati da alcuni riferimenti noti.
Dai Collegi universitari di De Carlo è di ispirazione l’idea di un’esperienza abitativa unica, non solo ricettiva, con spazi comuni e pubblici dove le persone possono incontrarsi informalmente, studiare e trascorrere il tempo libero, senza separazione tra aree dedicate agli studenti e quelle aperte ai cittadini. De Carlo intreccia il ruolo civile e sociale dell’istruzione con i temi del paesaggio e della storia, attraverso un’architettura che unisce questa visione culturale innovativa con un linguaggio moderno riconoscibile. Nell’architettura dei Collegi c’è anche un chiaro riferimento al tessuto storico perché gli edifici e i percorsi che li collegano sono costruiti utilizzando pochi elementi semplici che si ripetono con minime variazioni e sono distribuiti in modi diversi, per adattarsi alle varie altezze del terreno e orientare le viste degli utenti verso il paesaggio circostante.
Nel 1966 Van Eyck descrisse così quest’opera di De Carlo: è due luoghi allo stesso tempo, aperto e chiuso, interno ed esterno, grande e piccolo, ed è simultaneamente individuale e collettivo. Appartiene all’edificio tanto quanto all’area circostante, quindi l’edificio e l’area coincidono.1
In A come Architettura, Marco Dezzi Bardeschi imposta il suo commento all’opera di Viganò sugli errori che la critica del tempo aveva compiuto includendolo tra gli esponenti del New Brutalism (sebbene i critici in questione fossero molto autorevoli come Bahnam, Zevi e Dorfles).2 Tra le architetture di Viganò l’Istituto Marchiondi Spagliardi, «avamposto periferico di un programma didattico ed educativo sperimentale» (Biraghi 2008), esprime più di tutte la componente provocatoria di ‘macchina spaziale’.
La continua affermazione-negazione della materia e il gioco ambiguo tra figura e sfondo collocano piuttosto la ricerca di Viganò entro un sistema culturale che, senza accettare il modernismo ma neppure la facile scorciatoia del post, si continua a interrogare sugli elementi lessicali primari del vocabolario architettonico, attraverso i quali critica e smonta la forma pur mantenendola come matrice fondativa. Nell’opera di Viganò sembra prevalere la ricerca verso una moltiplicazione delle dimensioni dello spazio, attraverso elementi scardinatori come «travi, putrelle, scalinate, passerelle che si proiettano verso l’esterno a creare nuove geometrie, a cercare inediti percorsi.»3
Nell’Istituto Marchiondi, «da cui i ragazzi non scappano» affermò Zevi nel 1958, la sistematica interruzione dei vincoli spaziali e la continua sottrazione di materia, finalizzata alla possibilità di percorrere lo spazio senza impedimenti, determina i sistemi spaziali alto-basso, avanti-indietro, destro-sinistro. Quindi per Viganò sembra che la qualità architettonica sia nel non finito, cioè nel non dare forme compiute al fruitore, piuttosto sottrarre materia per offrire spazi.
A questi temi si aggiunge il concetto di ‘soglia’ come spazio-filtro di interconnessione tra le parti del sistema e cuore dinamico dell’impianto architettonico. È stato utilizzato il termine soglia per il valore che Kahn attribuisce a esso ma anche perché, nel complesso dei suoi significati, risulta più adatto agli obiettivi di questo progetto, rispetto alle note accezioni del termine ‘limite’ citate da Heidegger per descrivere i significati di spazio e luogo. I significati di soglia sono sempre associati a una condizione di trasformazione e di passaggio da una circostanza a un’altra. Possiamo immaginare di sostare o camminare su una soglia mentre è meno immediato pensare di percorrere un limite perché questo sarà segnato da un muro, un recinto, ecc. che impone di stare da una parte o dall’altra. Queste considerazioni suggeriscono la possibilità di immaginare spazi caratterizzati dalle stesse qualità della soglia, sia all’interno della residenza universitaria che nell’area urbana circostante.

Architettura
Per rispondere alle richieste del call, si è scelto di demolire l’edificio della mensa sostituendolo con un nuovo sistema architettonico costituito da due edifici a C, con orientamenti diversi e corti interne collegate sia tra loro che con i livelli interni e con la quota 0,00 della piazza del parcheggio esistente, sostituito da spazi pubblici all’aperto e vegetazione.
In entrambi gli edifici la quota 0,00 è costituita da sistemi di risalita e servizi igienici mentre le coperture, a quota +14,00, sono adibite a solarium e giardino pensile.
Nell’edificio est gli spazi comuni alla quota 0,00 sono aperti e in continuità con lo spazio pubblico della nuova piazza che sostituirà il parcheggio esistente, mentre nell’edificio ovest c’è anche un bar con spazi comuni chiusi.
Gli edifici hanno maglie strutturali diverse per rispondere alle necessità dimensionali richieste dalle diverse funzioni. L’edificio ovest contiene la residenza universitaria con 14 camere singole e 1 cucina per ognuno dei 3 livelli posti alle quote +3,50, +7,00 e +10,50. L’edificio est comprende la mensa, a quota +3,50, aule studio per gruppi, aule didattiche e una sala conferenze con 132 posti alla quota +10,50.
Per proteggere dal sole gli utenti, alla quota +3,50 entrambe le maglie strutturali si estendono fuori dagli edifici verso la nuova piazza, segnata dalla ripetizione di 2 quadrati con lati, rispettivamente, di 7 e 10 metri, dove sono collocati alberi, panchine e brise-soleil orizzontali.
Le travi fuoriescono dall’edificio ovest anche alle quote superiori per dotare le camere di piccole logge che, verso la piazza, sono schermate da lamiere striate apribili, mentre sono prive di lamiera striata e completamente aperte verso la via Pascoli. Nell’edificio est le travi avanzano per dare uno spazio più ampio alle quote +7,00 e +10,50 dove si trovano, rispettivamente, l’aula più ampia e la sala conferenze. Questo avanzamento sul prospetto nord-est si conclude con una grande finestra a doppia altezza, orientata verso il sistema di risalita esistente che conduce al Rettorato. In asse con questo sistema di scalinate, si propone di raccordare la quota 0,00 con la quota -2,10, piano di calpestio della via Pascoli, con cordonate parzialmente coperte da brise-soleil orizzontali, chiudendo alla circolazione carrabile una parte della nuova piazza. I 50 stalli saranno quindi collocati nella porzione più a nord-ovest e resi accessibili da una nuova strada di servizio a senso alternato, collocata tra l’edificio ovest e il muro esistente lungo il lato est del Dipartimento di Giurisprudenza, e accessibile da via Pascoli. Il dinamismo dei nuovi percorsi e del sistema intelaiato della piazza, che offrono punti di vista variabili sia verso il paesaggio esterno che verso l’interno delle corti, caratterizza anche i prospetti principali dei due edifici, cioè i lati ovest, nord ed est dell’edificio ovest, e i lati nord-ovest, nord-est e sud-est dell’edificio est. Su questi fronti la trasparente lamiera striata apribile, in base all’uso degli utenti delle camere (edificio ovest) e delle aule (edificio est), renderà mutevole l’aspetto di tutto il sistema.
La nuova idea di “città degli studenti” è quindi un sistema misto di architettura e natura all’interno di un telaio semplice, dove il dinamismo delle azioni quotidiane di studenti, docenti e utenti esterni all’università, animano gli spazi modificandone continuamente l’aspetto complessivo.

2. Riferimenti teorici

1 Cfr. Borgarino M. P., et al. (2019). I collegi di Giancarlo De Carlo a Urbino. Piano di conservazione e gestione. Sustainable Heritage n. 7, Mim Edizioni, Sesto San Giovanni (MI), p. 35.

2 Cfr. Dezzi Bardeschi M. (1992). “Brutalismi” e brutalisti: una lezione di stile dell’architetto al suo critico. In AA.VV., A come Architettura, Electa, Milano, p. 27.

3 Bottero B. (1992). Dalla forma allo spazio. In AA.VV., A come Architettura, Electa, Milano, pp. 18-19.