AutoriPasquale Miano, Gioconda Cafiero, Bruna Di Palma, Adriana Bernieri, Francesca Coppolino, Vincenzo Valentino, Chiara Barone, Marilena Bosone, Luca Esposito, Antonia Sodano, Elvira De Felice
AteneoUniversità degli Studi di Napoli Federico II
Anno2024
Dai crinali alla Conca. Connessioni e compenetrazioni tra infrastruttura e paesaggio
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Tesi / Ipotesi
Il ragionamento parte dalla constatazione che, come scrive Paolo Belardi: «l’identità di Perugia è da sempre legata alla morfologia urbana che, a ben guardare, affonda le proprie radici nell’orografia e, quindi, nella mobilità. Non a caso la forma urbis di Perugia […] non incarna l’esito di un progetto demiurgico, ma è modellata dalla morfologia del suolo». A Perugia l’infrastruttura non è ciò che sta “tra” le cose, non è la rete che tiene insieme gli elementi primari, ma è materiale fondativo e fondante della città nel corso della sua storia.
L’area della Conca si presenta in questo senso come una straordinaria occasione per provare a riflettere sul ruolo e sul carattere di un’infrastruttura che non si limita a connettere parti o punti, ma che assembla, mescola e concatena vite e strati della città e del paesaggio. L’infrastruttura diventa struttura dello spazio pubblico, l’impalcato instabile, mobile e aperto che supporta l’azione collettiva e dunque non solo spazio dei flussi. Un elemento di “assemblaggio” che si basa sull’interazione fra i diversi elementi.
Tra l’acquedotto e la traccia delle mura urbiche, l’area di progetto si configura metaforicamente come una “radura” tra i complessi universitari esistenti e il sistema geografico dei crinali: da una parte con gli elementi retrostanti, prevalentemente a funzione universitaria, dall’altra con la città storica e l’area su cui insistono la chiesa di San Francesco al Prato e l’Oratorio di San Bernardino. Le antiche murazioni e l’antico acquedotto, con i loro segni non perentori ma dialoganti, pongono in relazione le diverse componenti urbane e diventano parti fondamentali di un paesaggio in cui i confini tra natura e artificio appaiono sfumati e in alcuni casi addirittura dissolti.
A partire da questi presupposti, la strategia generale proposta si basa sull’idea di “infrastrutturare il paesaggio dei crinali” e sull’innesto di un nuovo elemento architettonico, inteso come una sorta di crinale artificiale, che si estende oltre la collina, scavalca la strada e arriva all’altro versante e che, di conseguenza, fa da filtro connettivo tra la parte alta dei crinali e quella bassa della Conca, inserendosi nel paesaggio e innescando meccanismi di connessione multi-livello. Allo stesso tempo, il nuovo elemento definisce anche un fronte lineare, unitario seppur complesso e articolato, un bordo “strutturante” costituito da limitati volumi, rampe, soglie, percorsi, che dialoga con spazi di diversa natura e li mette a sistema, attraverso connessioni e compenetrazioni.
Si tratta dunque di un elemento da attraversare in direzioni molteplici, con un andamento prevalentemente longitudinale, che evoca la presenza e l’uso degli antichi elementi infrastrutturali, ponendosi come nuova infrastruttura di costruzione del paesaggio. In tal modo, il vuoto dell’antica Conca è riarticolato, provando in parte a ripristinare quel suolo permeabile e “spugnoso” in cui confluivano le acque provenienti dai declivi circostanti.
2. Descrizione
Il progetto sperimenta l'ipotesi attraverso la definizione di una sequenza di quattro spazi aperti diversificati e a quote distinte che però sono interconnessi tra loro e strettamente relazionati al nuovo elemento costruito, risultando al tempo stesso ben distinguibili: il tetto-giardino dell’area universitaria, il suolo-conca permeabile, il giardino alberato di transizione, il giardino archeologico in connessione con gli antichi mosaici. A tali temi principali è inoltre associato il miglioramento dell’accessibilità generale all’area attraverso l’inserimento di nuove linee di movimento che, come piccoli segmenti mobili, riconnettono le quote e facilitano l’attraversamento lungo i bordi della Conca.
Tre sono le azioni progettuali puntuali che declinano alla scala architettonica le premesse e gli obiettivi strategici. La prima azione consiste nell’ “estrusione” della Porta della Conca verso est con una nuova configurazione contemporanea che, alla maniera dell’infrastruttura storica, definisce una connessione a ponte tra i due versanti. Dal lato della Conca l’elemento architettonico si innesta nel muro di contenimento preesistente, definendo l’accesso al nuovo parcheggio ipogeo – previsto ad una quota ricavata dall’abbattimento dell’edificio della mensa, senza ulteriori scavi – ma anche riscoprendo una connessione diretta, attraverso un collegamento sospeso che conduce direttamente all’interno degli spazi del Dipartimento di Giurisprudenza. In continuità diretta, la relazione con San Francesco al Prato è realizzata attraverso due connessioni meccanizzate, una è integrata nell’elemento a ponte, l’altra invece si snoda e si appoggia ai pianori esistenti del rilievo collinare.
La seconda azione consiste nell’ “avvolgimento” dei diversi livelli attorno alla Conca, che configurano in alcuni casi spazi attrezzati per gli studenti, come un’area studio, un’area per il ristoro e un’area espositiva, in altri casi terrazze aperte sul paesaggio, a raccontare un territorio che si disvela per piani sfalsati tra loro sovrapposti. In questa complessità spaziale, il sistema di rampe definito mira a enfatizzare lo sprofondamento della Conca, dove, alla quota più bassa, torna a farsi largo un’idea di natura incontaminata anche grazie alla restituzione di un suolo permeabile.
La terza azione, che enfatizza la condizione ibrida tra architettura, infrastruttura e paesaggio, è quella della “diramazione” del segno lineare lungo il crinale che procede verso l’acquedotto e in molteplici direzioni, arrivando ad includere anche lo spazio dell’area archeologica nel sistema di progetto così come un piccolo bike point per la mobilità dolce. Un sistema, quello immaginato, che non termina in maniera netta e definitiva, che non segna chiaramente un punto di fine, ma che piega su stesso proprio come fanno i crinali, risalendo, da Porta Santa Elisabetta di nuovo verso l’alto, attraverso gli spazi aperti riconfigurati e restituiti alla vita universitaria.
3. Metodologia
Nel testo "Progettare il disordine", Pablo Sendra e Richard Sennett propongono un’idea di infrastruttura molto più complessa e ampia di quella segnata dal paradigma funzionalista. L’infrastruttura diventa struttura dello spazio pubblico, l’impalcato instabile, mobile e aperto che supporta l’azione collettiva e dunque non solo spazio dei flussi; non funziona più «come insieme fisso e stabile, bensì come somma di molti elementi […]. Questo “regime associativo” delle infrastrutture può essere spiegato attraverso l’idea di “assemblaggio” […]. L’assemblaggio si concentra sull’interazione fra i diversi elementi piuttosto che sull’insieme. Esplora i processi e il modo in cui molteplici possibilità possono emergere nello spazio urbano».
Intendere l’infrastruttura come “assemblaggio” in un “regime associativo” determina uno scarto, una dislocazione, che sposta il campo di azione del progetto da spazialità metriche a spazialità di natura topologica che si interessano delle relazioni tra le parti e quindi di concetti come connessione, continuità, limite, convergenza, concatenazione. L’obiettivo di tale campo relazionale topologico è quello di provare a sondare le possibilità aperte da uno spazio post-metropolitano che Massimo Cacciari ha definito a “relatività generale”. «Lo spazio metropolitano», scrive Cacciari, «era ancora, per usare una metafora tratta dalla fisica contemporanea, uno spazio a “relatività ristretta” […] – quello del territorio post-metropolitano dovrà essere uno spazio a “relatività generale”.[...]. Lo spazio complessivo risulterà dall’interazione dei diversi corpi, elastici, “de-formabili”, capaci di “accogliersi” l’un l’altro, di penetrare gli uni negli altri, spugnosi, molluscolari».
Relatività, deformabilità, porosità di ogni parte: tre concetti che, per come descritti da Cacciari, aiutano a introdurre le intenzioni progettuali e consentono una lettura interpretativa dell’area di progetto della Conca di Perugia come nuova “città degli studenti”. Si tratta infatti di un’area dalla complessa articolazione paesaggistica con margini variabili, la cui possibilità di essere attraversata trasversalmente da flussi, assieme alla conformazione del tessuto edilizio per crinali paralleli, determina di fatto la “Conca”, un luogo che, seppur chiaramente definito dal punto di vista morfologico, necessita di una profonda ri-significazione in una visione urbana di progetto.
Uno scenario ad elevata complessità nei pesi, nei vuoti, nelle aperture, nelle continuità, nelle relazioni. Come scriveva Bruno Zevi all’inizio degli anni Settanta, «irta sui crinali, Perugia è un’acropoli, ma non isolata e gelosa della propria forma; si snoda con flessibilità estrema, scende e risale, contorce itinerari. […] A Perugia trionfa l’urbatettura, cioè un’intenzionalità che coinvolge il totale e costantemente si rialza in terza dimensione, nelle fabbriche sghembe, nelle rampe, [...] nelle volte e nei ponti aerei». Le antiche murazioni e l’antico acquedotto, con i loro segni non perentori ma dialoganti, pongono in relazione le diverse componenti urbane e diventano parti fondamentali di un paesaggio in cui i confini tra natura e artificio appaiono sfumati.
A partire da questi presupposti, dalla lettura dell’area e dalla necessità di prevedere una sostituzione dell’edificio della mensa esistente, il progetto si concentra sulla riconnessione tra le due parti di città oggi separate e sulla valorizzazione delle visuali paesaggistiche sia verso la Conca che verso i crinali.
4. Riferimenti teorici
Belardi P., Risalire la città: percorsi pedonali meccanizzati per i centri storici, LetteraVentidue, Siracusa 2022.
Cacciari M., Nomadi in prigione, in “Casabella”, n. 705, 2002.
Secchi B., La nuova questione urbana: ambiente, mobilità e disuguaglianze sociali, in “Crios”, n.1, 2011.
Sendra P., Sennett R., Progettare il disordine, Treccani, Roma 2022.
Zevi B., Viatico urbatettonico, in S. Ray e C. Severati (a cura di), Messaggi perugini, IBP Industrie Buitoni Perugina, Perugia 1971.