AutoriAngela D’Agostino, Pasquale Mei, Giovangiuseppe Vannelli, Gennaro Vitolo, Giuseppe Palmieri
AteneoUniversità degli Studi di Napoli Federico II
Anno2024
Incisioni geografiche. Per un’architettura della Conca
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Descrizione
Incisioni geografiche è il titolo del progetto per l’architettura della Conca che, a valle della demolizione dell’attuale edificio della mensa, riconfigura gli spazi aperti e le attrezzature universitarie trovando ragione nella forma della geografia di Perugia.
L’immagine Vinciana dei solchi che, come dita di una mano, si stendono giù per i colli dove sorge la città1, è quella che ci si presenta ancora oggi, quando Perugia si è espansa, ha colonizzato i suoi “fossi”, ma la struttura geo-grafica continua ad informarne le relazioni tra costruito e natura, tra città storica e città contemporanea, tra strade carrabili e percorsi gradonati, tra abitanti stanziali e temporanei.
A Perugia come nella Zaira di Calvino, gli alti bastioni, le vie fatte a scala passanti sotto gli archi dei porticati, possono non essere nulla se non immaginati in relazione alle misure del suo spazio e agli avvenimenti del suo passato. «Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale (…)»2.
Per un progetto che attraverso la ridefinizione dell’area della mensa universitaria si pone come obiettivo più ampio il ripensamento di relazioni, l’immagine/metafora delle incisioni geografiche tra le dita di una mano informa il lavoro nel solco della Conca.
Geografia e architettura della Conca
A nord del colle su cui sorge la città storica, la Conca, definita dai crinali di San Francesco e Palazzo Murena, è chiusa ad est dall’Arco Etrusco e dall’antico acquedotto, e ad ovest dal tracciato delle Mura Medioevali.
L’acquedotto e le mura si sviluppano entrambi perpendicolarmente alle curve di livello dei crinali disegnando l’architettura della sezione della Conca una volta attraverso la sequenza di archi dell’infrastruttura un tempo idrica oggi pedonale, un’altra volta attraverso l’apertura della Porta Conca che segna il limite della città murata e l’apertura verso la valle.
In questo contesto, il versante del crinale di San Francesco discende ripido segnato da una fitta vegetazione attraversata dai percorsi carrabili e pedonali che risalgono dalla quota bassa della Conca, mentre il versante di Palazzo Murena accoglie le architetture universitarie – Dipartimenti, aule, residenze per studenti – disposte su terrazzamenti che interpretano l’orografia.
La chiesa di San Francesco al Prato con l’annesso chiostro – sede dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” –, l’edificio dell’ex-Mattatoio – sede del Dipartimento di Giurisprudenza – alla quota bassa della Conca e adiacente all’omonima Porta, insieme a Palazzo Murena – sede del Rettorato – costituiscono tre “recapiti urbani” dell’area oggetto di studio. Il sistema definito dagli impianti tipologici a corte e dai loro rispettivi spazi di pertinenza (sagrato, chiostro, corte), oltre a misurare l’ambito d’intervento, fissa la cornice urbana della riflessione critica del gruppo di lavoro. L’orografia del suolo a forma di conca e i due crinali costruiscono la geografia di riferimento della nuova architettura. «Idea guida è che alla forma dell’edificio concorrano elementi che solo in parte appaiono in superficie, essendo i più, per così dire, arretrati e solo per punti in grado di rivelare la loro trama nascosta»3.
Incisioni e relazioni tra ipogei e spazi aperti
La lettura interpretativa della dimensione geografica del sito della Conca, costituita da un sistema di terrazzamenti posti a diverse quote, prevede l’ipotesi di costruzione di una nuova terrazza ad uso non solo della comunità degli studenti ma aperta alla collettività dell’intera città e non solo.
L’ideale riconfigurazione del terrazzamento a valle di Palazzo Murena e in adiacenza all’ex-Mattatoio definisce una massa, un’architettura del suolo che prende la misura dell’intero spazio tra l’ex-Mattatoio e la direttrice della scala che discende dalla quota delle aule di Chimica. Attraverso un’operazione di doppia incisione di questo “masso” il progetto lavora un’architettura stereotomica di memoria etrusca. Le incisioni conformano il masso come “tre dita” perpendicolari alla direzione delle curve di livello e della via Pascoli che corre nella Conca. Il primo volume, il più prossimo all’ex-Mattatoio e più alto, funge da bastione o contrafforte e segna la prospettiva dell’orizzonte per chi proviene dal monte, dalle gradonate delle aule di Chimica. Gli altri due volumi si configurano come spalti che guardano la città storica oltre la Conca. Le incisioni prendono misure e direttrici delle scale di risalita tra gli edifici universitari e raggiungono la quota della strada della Conca articolandosi in rampe, passaggi e patii che definiscono gli spazi tra i volumi delle dita.
Il nuovo spazio pubblico definisce una centralità tra i due versanti della Conca, uno spazio di pausa per universitari, abitanti e turisti raggiungibile dalla quota bassa e dal crinale di Palazzo Murena.
Lo spazio della piazza è unitario ma articolato: i solchi generatori dei tre volumi stabiliscono relazioni con la strada bassa; le coperture si alzano secondo linee di pendenza di rampe e gradonate che da un lato si innestano negli spazi interni al masso, dall’altro raggiungono le tre terrazze che definiscono un fronte tripartito della nuova architettura della Conca. Si determina così un’architettura dal doppio valore semantico: un’articolazione di sostruzioni in forma di basamento per chi percorre il solco della via Pascoli e un unico grande invaso della piazza superiore dove oltre la linea di piega delle coperture dei tre volumi si disegna un’area vegetale, una zona d’ombra che si innesta nelle masse arboree che si sviluppano lungo il pendio.
La sezione trasversale parallela alle curve di livello mostra una variazione delle quote di imposta dei piani ipogei dei tre corpi determinata dalla condizione orografica della Conca e della strada che la solca.
I primi due volumi hanno in comune il piano ipogeo in cui è organizzato un nuovo scambio intermodale con parcheggio (50 posti auto) e stazioni di car sharing e bike sharing a cui si accede dalla strada adiacente all’ex-Mattatoio. I due livelli superiori del primo corpo accolgono la foresteria, gli spazi collettivi annessi – aula studio, living room – e spazi di co-working per i ricercatori e docenti residenti temporaneamente. Il secondo e terzo volume hanno in comune il livello dedicato agli spazi della mensa e sono connessi da un atrio collocato nell’incisione che li separa. La nuova mensa si articola in una innovativa idea di molteplicità di spazi che, con differenti configurazioni e su diversi livelli, ne permette un uso flessibile e potenzialmente organizzato secondo tempi e modalità di gestione diversificati superando l’idea monofunzionale della tipologia di mensa tradizionale. Annessi alla mensa si trovano gli spazi del green office che fungono da elemento di mediazione tra l’Università e la città.
Gli interni dei tre volumi, dunque, sono configurati in modo da garantire una permeabilità tra i diversi livelli, dalla copertura – segnata da terrazze, zone d’ombra, patii, superfici minerali e vegetali, camminamenti e luoghi dedicati ad eventi culturali e musicali (Umbria Jazz) – agli spazi ipogei ad uso collettivo. Le relazioni tra le diverse quote, possibili attraverso sistemi di scale, rampe e ascensori, generano una condizione di porosità sottolineata da camini di luce zenitale che rievocano le atmosfere ipogee delle architetture etrusche della città di Perugia.
Risalire tra i crinali e il sottosuolo
Il progetto, inoltre, coglie l’opportunità di allargare il proprio sguardo per assumere una dimensione interscalare capace di relazionare la centralità della nuova piazza Conca con il colle della città storica. In tal senso, il sistema delle mura medioevali, a partire da quanto già accade nel tratto verso nord, viene reinterpretato come possibilità di collegamento tra la quota urbana della Conca e il versante della collina a sud. Il segno delle mura, da originario sistema difensivo, si traduce in un potenziale sistema infrastrutturale di risalita alle diverse quote della città verso sud. In coerenza con i già numerosi progetti di accessibilità e mobilità messi in atto dalla città di Perugia – a partire dall’antesignana risalita della Rocca Paolina, fino all’innovativo sistema del Minimetrò – si ipotizza di risalire il primo tratto del dislivello lungo le mura e poi di penetrare nel sottosuolo con uno scavo che da orizzontale diviene verticale, un pozzo in cui trova spazio un ascensore urbano che raggiunge la terrazza del Collegio Universitario di San Francesco.
La nuova risalita consente di accorciare le distanze tra i due versanti su cui si sviluppa l’intero contesto universitario ma anche tra la città storica, affollata di abitanti e di eventi, e la “città degli studenti” che per tradizione vive di una «socialità intermittente»4.
2. Riferimenti teorici
1 L.B. Alberti, De Re Aedificatoria, Libro VIII, 1450.
2 I. Calvino, Le città invisibili, La città e la memoria 3, Einaudi, Torino 1972.
3 F. Venezia, Introduzione a Francesco Venezia, le idee e le occasioni, Electa, Documenti di Architettura 114, Milano 2006, p. 8.
4 R. Segatori, La socialità intermittente, Perugia 23.05.2024.