AutoriFrancesco Saverio Fera, Carla Tisselli, Carlotta Piraccini, Federico Canghiari, Diletta Gostoli, Francesco Taverna, Agata Vanzini

AteneoAlma Mater Studiorum - Università di Bologna

Anno2024

Teatro urbano

Tipologia
Edificio pubblico
Ambito
Composizione architettonica
Committenza
ProArch - Call for Project
Programma / Call / Bando CfP Perugia – Studium 2030. La città degli studenti

1. Descrizione

L’area di studio proposta nella call for projects racchiude in sé diversi temi architettonici e urbani di grande interesse per il loro carattere di esemplarità nel panorama della costruzione della città. La strada, la piazza, i percorsi pedonali, le scalinate, i sentieri e il parco urbano sono i termini della questione su cui si è provato a ragionare per ipotizzare una risposta che potesse essere in grado di articolare dei luoghi atti allo svolgimento delle più diverse attività umane. Luoghi che dovrebbero essere predisposti alla socialità, alla residenza, al lavoro, allo studio o allo svago, con particolare riguardo alla comunità studentesca che quotidianamente attraversa o sosta in questi spazi che hanno in sé una grande potenzialità inespressa.
Le preesistenze, come l’ex-Macello e gli edifici universitari pensati da Giuseppe Nicolosi, danno la misura con cui confrontarsi e nel loro svilupparsi sul pendio, adattandosi alle curve di livello fino all’odierno Rettorato – opera di Luigi Vanvitelli e Carlo Murena – confermano la città verticale che caratterizza Perugia. Città fatta per piani sovrapposti e volumi cubici semplici, composti e senza eccessi. Costruzioni di solide murature senza troppi fronzoli, eco forse dell’eredità etrusca che i romani non sembrano essere riusciti a scalfire? La condizione di città in pendio di Perugia fa sì che l’articolazione degli spazi urbani costruisca, nella sua varietà, inediti piani prospettici che si modificano in ragione del punto di osservazione o delle condizioni atmosferiche, con luci e ombre che ne esaltano la profondità e il senso di sovrapposizione fisica e temporale.
Il tema della sovrapposizione, architettonica e storica, è caratteristico di molte città del nostro paese e Perugia non ne è certo esente. Città che in generale non ha sostanzialmente sostituito se stessa, e le tracce antiche delle mura, dei palazzi o degli edifici a schiera, sono vive e presenti nel corpo dell’architettura della città. I fronti delle costruzioni sono un continuo palinsesto storico che accompagna il visitatore nel perdersi tra strade, salite e scalinate del centro antico urbano. Queste sovrapposizioni murarie, con ferite e risarcimenti, soventemente evidenziate in epoca moderna e in alcuni casi anche in maniera eccessiva e ossessiva, testimoniano comunque un’intelligenza che oscilla tra il pragmatico e la consapevolezza della necessità di conservazione della memoria collettiva del luogo. Le tracce “archeologiche” sono così motivo e punto di partenza imprescindibile nella costruzione del nuovo che si ritrova in diverse parti dell’insieme urbano perugino. Non di meno è così l’intervento delle nuove aule in Palazzo Florenzi di Nicolosi, in cui nell’Aula Magna le mura etrusche diventano non tanto un fondale ma il termine di misura dello spazio collettivo.
Le tracce presenti in un luogo o in un paesaggio, siano esse materiali che immateriali, rappresentano per noi sempre un punto di riferimento e di spunto per il progetto. La tabula rasa non esiste in architettura se quest’ultima viene intesa come un sapere trasmissibile e interprete di un luogo e di un tema che deve trovare una sua definizione e formalizzazione mediante nuovi dispositivi urbani. Costruiamo luoghi dell’abitare che devono essere in grado di sopravviverci e se possibile essere struttura in cui le generazioni future possano a loro volta intervenire investendoli di nuovi significati. Le modificazioni che l’agire umano opera sulle costruzioni precedenti sono sempre state di arricchimento, penso ad esempio alle strutture di impianto greco o romano, ma anche più recenti, che modificate e riutilizzate hanno realizzato ambienti di grande bellezza.
Il sito proposto per Studium 2030 è un luogo ricco di tracce e di architetture con cui provare a misurarsi cercando di fornire risposte convincenti alle necessità evidenziate nel bando per la popolazione universitaria che la frequenta. La Conca, che divide gli edifici del tessuto etrusco dall’espansione medievale a nord, ha al suo interno una relativamente ampia area a verde che però non è oggi utilizzata dagli abitanti. La grande quantità di vegetazione presente rappresenta in un certo qual modo una cesura tra i due lembi di abitati che vi si affacciano pur essendo una risorsa verde importante. Se vi erano percorsi che l’attraversavano, oggi di questi non vi è apparentemente traccia, rendendo il luogo un mondo a parte e non direttamente usufruibile. A questo si aggiunge il notevole dislivello, di circa 30 metri, esistente tra la sommità della collina e la via Alessandro Pascoli. Questo invaso verde si presta a essere trasformato in un parco urbano con aree di sosta e nuovi percorsi pedonali che taglino trasversalmente il sito favorendo non solo la sua fruizione e il collegamento tra nord e sud, ma anche fornendo luoghi all’aria aperta dove sostare e svagarsi. Verosimilmente il pendio era organizzato a balze coltivate e oggi si potrebbe pensare di riutilizzare alcune di esse come orti urbani da mettere a disposizione degli abitanti. Il lembo di terra esistente sotto la cerchia muraria etrusca, per il suo essere esposto prevalentemente a nord, potrebbe offrire luogo di refrigerio nei mesi caldi, vera e propria isola verde circondata dai fronti urbani della città murata. Tale enclave di natura vegetale deve essere preservata libera da ogni costruzione ma dovrebbe diventare parte dei luoghi vissuti dai suoi abitanti e non area impenetrabile quale oggi sembra essere. Altro dispositivo, in aggiunta ai percorsi pedonali nel verde, pensato per meglio collegare il lembo di città alta con la sottostante Conca, è la realizzazione di un ascensore che da via Pascoli potrebbe raggiungere la città alta in corrispondenza della sede del Dipartimento FISSUF. Nella quota inferiore, al piano della via Pascoli, mediante un primo tratto in galleria si potrebbe accedere a un ascensore che permetterebbe velocemente di vincere il notevole dislivello esistente. In diverse città costruite in pendio e con forti dislivelli sono presenti ascensori pubblici o semi-pubblici per agevolare il movimento in situazioni topografiche difficili. La stessa Rocca Paolina, che è uno dei luoghi più straordinari della città con il suo susseguirsi di scale mobili e ascensori che la attraversano, mostra come già la città abbia affrontato il tema del dislivello con dispositivi meccanici.
Il progetto alla scala architettonica si concentra quindi sul piazzale esistente davanti agli edifici di Fisica, Geologia ed Economia mirando a costruire nuovi luoghi pubblici a disposizione della popolazione universitaria e della città stessa. L’insieme di questi edifici, a cui aggiungiamo l’ex-Macello, realizza potenzialmente un interessante luogo oggi però assolutamente negletto a causa forse di scelte più pragmatiche e agili che non di maggior respiro. Anche il più recente edificio della mensa e bar, che è in sé un buon edifico, non riesce a istituire una relazione con lo spazio aperto di fronte agli edifici di Nicolosi né tanto meno con la via Pascoli in quanto si presenta come un lungo basamento semi impermeabile nei confronti del piano soprastante, oggi utilizzato a parcheggio a raso. Dalla quota dell’attuale parcheggio, tra Economia e Fisica si sviluppano due scalinate che portano alla strada dell’Elce di sotto e al Rettorato. Tra questi due dispositivi di risalita vi è un edificio destinato ad aule con una grande copertura inclinata, quasi inespresso frammento di cavea. Le diverse preesistenze hanno così posto dei limiti, degli orientamenti e delle suggestioni risultate fondamentali per l’ideazione dell’impianto proposto.
Il tema delle connessioni tra le parti, città vecchia e Conca, la volontà di costruire dei luoghi pubblici per la collettività, sono stati sviluppati mediante la realizzazione di un nuovo insieme urbano formato da un corpo in linea a sostituzione dell’attuale mensa, dal frammento di una grande cavea di teatro e da un edificio isolato.
Il grande tetto inclinato del già presente edificio delle aule si è prestato alla costituzione della gradinata, che fungerà da diverso collegamento con il Rettorato, considerata la necessità di vincere i dislivelli assieme alla volontà di “costruire sul costruito”. Al suo interno si potrà anche alloggiare un ascensore che sbarchi alla quota dei Giardini del Rettorato. A partire dalla pianta del teatro romano proposta da Claude Perault nella sua traduzione del trattato di Vitruvio1 si è data la misura, anche se in forma di frammento, alla cavea e alla scena. La scenae frons, o corpo in linea, diventa a un tempo fondale della nuova piazza e prospetto su via Pascoli, ma anche edificio di collegamento con l’apertura di tre grandi fornici verso la piazza. Su strada, un muro distaccato dal volume abitato, di grande massa, denuncia il suo essere parte di un tutto frammentato con evidenti sovrascritture volumetriche. Sul lato opposto, la partitura regolare di esili pilastri, ritma e regola la dimensione dello spazio aperto. I tre grandi voltoni mettono in relazione la piazza con la via Pascoli – e da qui all’ascensore che sbarca a Palazzo Florenzi – così come avviene anche in quelli presenti nella città antica, ad esempio tra via Maestà delle Volte e piazza IV Novembre o tra via dei Priori e corso Pietro Vannucci. L’edificio potrà ospitare uno studentato, oltre che a una mensa e a un bar. Il volume cubico, che prende il suo allineamento dal Rettorato e dal Dipartimento di Economia determinando anche l’orientamento della pavimentazione della piazza, è stato pensato con una pianta a corte circolare. Si tratta di un edificio dalle bucature scomposte, non gerarchicamente organizzate, anch’esso quasi memoria di altro modificato negli orizzontamenti e quindi nelle bucature nello scorrere del tempo. Senza un fronte principale ma accessibile da tutti i lati, si pone come elemento cerniera tra gli edifici circostanti, generando così altri spazi pubblici più contenuti. Al suo interno sono state pensate aule studio, ambienti per esposizioni e ricreativi per gli studenti. Al di sotto della piazza si è predisposto un parcheggio interrato con accesso dalla via Pascoli lateralmente all’ex-Macello. La nuova piazza sarà dotata di parterre vegetali, nuove alberature ove oggi non presenti e specchi d’acqua con fontane. I getti d’acqua, le coperture verdi, pensate sopra a quelle degli edifici esistenti seminterrati e le nuove alberature, avranno la fondamentale funzione di mitigazione delle temperature estive anche in virtù della riduzione delle superfici minerali attualmente presenti.

2. Riferimenti teorici

1 Claude Perrault, Les Dix Livres d’Architecture de Vitruve corrigez et traduitz nouvellement en françois avec des notes et des figures, Parigi, Jean Baptiste Coignard, 1673.