AutoriIoanni Delsante
AteneoUniversità degli Studi di Pavia
Anno2024
Un campus re-immaginato attraverso “spazi comuni” e l’abitare condiviso
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Tesi / Ipotesi
First life, then spaces, then buildings. The other way round never works. (Jan Gehl)
La call per una città degli studenti nell’area della Conca a Perugia sembra richiamare la citazione di Gehl e un approccio multi-dimensionale capace in questo caso di porre al centro le esigenze degli studenti, ed in generale della comunità accademica.
Quello che drammaticamente manca, in un’area strategica per l’Università e per la città, sono spazi capaci di accogliere tali intenzioni: l’area di progetto si presenta in parte come uno spiazzo privo di qualità, banalmente adibito a parcheggio, affiancato da un edificio collettivo (la mensa) addirittura privo di un prospetto sullo spazio “centrale” prospiciente numerose aule.
2. Descrizione
Il nuovo campus non è quindi concepito in termini unicamente formali, ma come un progetto anche sociale concepito sia attorno ai bisogni in parte già espressi dagli utenti, che parimenti ad una visione di lungo termine capace di confrontarsi con l’idea stessa di istituzione (e istruzione) universitaria.
Un progetto che promuove dunque spazi in cui studenti e docenti possano scambiare idee e conoscenze, imparare dagli altri non solo durante gli spazi della didattica ma anche in quelli del tempo libero e dello svago. In questo senso la funzione residenziale, oltre a quelle dedicate al tempo libero, è particolarmente significativa e viene dunque ampliata.
Il progetto fornisce una configurazione formale lasciando però un certo livello di flessibilità in modo che siano in definitiva gli utenti a plasmare lo spazio in base agli usi e alle esigenze specifiche. Solo in questo modo, infatti, gli spazi a carattere collettivo potranno trasformarsi in “spazi comuni”, nei quali il potenziale viene attivato e manutenuto attraverso la cura e/o la condivisione con gli altri. Infatti, come ci ricorda Stavrides (2022, p.200): «Lo spazio comune non è né un semplice contenitore di pratiche di condivisione, né solo un bene da usare secondo regole decise socialmente: il modo in cui lo spazio comune si sviluppa attraverso il commoning [ndr pratiche di comunanza urbana] definisce un insieme di potenzialità per una vita-in-comune».
Obiettivi generali
Il progetto risponde dunque agli obiettivi del bando proponendo di:
- Riconfigurare lo spazio aperto come nuovo paesaggio urbano interamente pedonalizzato che ospiti funzioni qualificanti, riconnette percorsi e offre spazi per la socialità e lo svago;
- Realizzare un nuovo percorso che, longitudinalmente all’area centrale, riconnetta gli spazi urbani attraverso e oltre al campus (dalla porta di Sant’Elisabetta alla porta Elce);
- Riconfigurare l’edificio esistente adibito a mensa, mantenendone il basamento e innestando al di sopra un nuovo edificio con rinnovati spazi mensa al piano terra e residenze (cooperative, per studenti e docenti) ai livelli superiori.
Logiche insediative
Da un punto di vista insediativo il progetto, in ottica multi scalare, si muove su due livelli tra loro intrecciati: la scala urbana e quella dell’edificio. Alla scala urbana il progetto lavora dunque con la complessità topografica sfruttandone le presenze anche storiche (le porte e le mura) e le potenzialità inespresse, e rafforzando il sistema delle connessioni pedonali. Alla scala del sito, il progetto conferma l’impianto insediativo e parte dell’edificio della mensa estendendolo in altezza.
La scala urbana: tracciati e percorsi
Il contesto in cui nasce questa proposta, e la relativa call, si inserisce in un quadro più ampio di programmazione e progettazione alla scala urbana dei (diversi) campus presenti a Perugia, tra cui appunto la città degli studenti. In questo caso il comparto universitario si inserisce in un contesto particolarmente ricco di elementi storici e monumentali, spazi aperti, tracce e percorsi, stratificatosi nel tempo. Contesto di carattere policentrico, al quale però manca un connettivo sufficientemente progettato. Ulteriore elemento di complessificazione è rappresentato dalla topografia che, al pari che nel resto della città, pone sfide significative in termini di connessione e accessibilità, particolarmente sentite dalla popolazione studentesca.
Il progetto si struttura alla scala urbana mettendo a sistema i percorsi e i collegamenti all’interno della Conca, sia in senso longitudinale che trasversale.
Un nuovo percorso, solo in parte esistente, collega dunque la porta Sant’Elisabetta al sistema di scalinate adiacente alle mura (da porta Conca a porta Elce). Strutturato in tre parti, attraversa in diagonale l’area di progetto e struttura la nuova “piazza” pedonale, consentendo di ricollegare i percorsi, le scalinate e/o scale in un sistema coerente.
Le connessioni trasversali vengono rafforzate attraverso l’inserimento di rampe mobili fino all’Aula Magna del Rettorato, e di una passerella pedonale che consenta di ricollegarsi ad una quota più alta sulla via Pascoli, in prossimità della Chiesa di San Francesco al Prato, e alla quota maggiore (Palazzo Florenzi) attraverso un ascensore scavato nel pendio.
Alla scala del sito: una nuova centralità a carattere collettivo
L’attuale spiazzo, adibito a parcheggio, viene completamente riconfigurato e reso interamente pedonale. La richiesta di mantenere alcuni stalli a parcheggio viene infatti assolta all’interno dell’attuale basamento dell’edificio adibito a mensa. Agli attuali accessi allo spazio centrale, mantenuti ma riconvertiti ad uso pedonale (e.g. via Vanvitelli), se ne aggiunge un altro: all’angolo con via del Liceo una scalinata consente l’accesso diretto alla nuova piazza. Quest’ultima, nella parte est, mantiene le alberature esistenti e configura spazi di qualità per gli incontri e la socializzazione.
Nella parte ovest, prospiciente l’edificio riqualificato ed ampliato della mensa, trovano spazio una serie di altre funzioni: l’orto comunitario ad uso della comunità studentesca; spazi per lo svago e il gioco all’aperto; panchine e luoghi per la sosta o lo studio all’area aperta. In particolare, l’orto comunitario è direttamente collegato alla zona della cucina collettiva.
L’ultima porzione ad ovest, un’ampia “terrazza” prospiciente tra gli altri il Dipartimento di Fisica, viene anche riqualificata e riconnessa al sistema dei percorsi, consentendo un più agevole collegamento fino a porta Elce.
L’edificio della mensa, riconfigurato ed ampliato
L’edificio della mensa, seppur di scarso valore architettonico, gestisce in modo efficace sia il rapporto con la strada (via Pascoli) che i dislivelli esistenti (longitudinale lungo la strada e trasversale verso l’attuale parcheggio). L’ipotesi di progetto è dunque quella di confermare l’impianto insediativo e la struttura, modificando invece l’edificio nella parte superiore. La nuova configurazione prevede alla quota 0,00 la nuova mensa, organizzata attorno ad un ampio spazio centrale dove sono collocati anche il blocco servizi. Ospita non solo spazi convenzionali dedicati alla mensa ma anche una cucina accessibile agli studenti e ai docenti che possono preparare o scaldare le vivande indipendentemente: una cucina a disposizione della comunità accademica.
Ai piani superiori il progetto prevede di sviluppare residenze per studenti e docenti in forma di residenze cooperative. Tale modello si ispira a casi studio esistenti, sia in ambito residenziale che più specifico di collegi studenteschi (e.g. Edinburgo). Il modello prevede la convergenza di pratiche innovative dell’abitare (organizzazione e distribuzione delle funzioni), innovazioni tipologiche (aree comuni) e specifiche regole di convivenza (protocolli e/o governance).
L’organizzazione distributiva prevede quindi tre categorie di spazi: spazi privati (all’interno delle unità); spazi comuni (all’interno degli appartamenti comunitari) e spazi collettivi aperti a tutta la comunità studentesca (corte centrale, terrazza, sala giochi).
I (due) livelli dedicati alle residenze cooperative sono suddivisi in quattro macro-appartamenti, che ospitano dalle 7 alle 9 persone. Ogni appartamento, organizzato in modo da massimizzare la vita e gli spazi comuni, prevede una varietà di unità abitative (2-4 persone ciascuna). Queste ultime possono prevedere: due stanze singole con bagno in comune, oppure una stanza singola e una doppia (bilocale), oppure ancora un bilocale autonomo per due persone. Ogni tipologia si adatta quindi a un set specifico di esigenze: studenti, docenti, giovani famiglie possono (potenzialmente) convivere in una stessa tipologia e/o all’interno di uno stesso appartamento comunitario.
Gli spazi di connessione tra le unità abitative ospitano le funzioni comuni, e hanno in parte configurazioni flessibili e adattabili alle esigenze dei residenti; includono: la cucina e la sala da pranzo; spazi living e alcuni più piccoli dedicati alla lettura/studio; un locale lavanderia e alcune funzioni opzionali tra cui stanze per gli ospiti e/o una sala comune per TV/eventi.
Conclusioni
La proposta intende rappresentare un approccio inclusivo e integrato alla progettazione del nuovo campus “degli/per gli studenti”. Gli spazi collettivi, connessi tra loro, si prestano ad azioni di comunanza urbana che potranno conferirgli un significato sociale più forte. Essi si prestano a configurazioni flessibili, che verranno evidentemente plasmate nel corso del tempo dagli utenti stessi, nelle modalità concordate tra la comunità (accademica) e l’Università stessa.
In un’epoca caratterizzata dalla pervasiva e semplicistica alternativa della didattica a distanza e da processi di mercificazione della formazione anche universitaria, questa proposta di carattere socio-spaziale intende ri-affermare la significatività di luoghi e spazi collettivi nel fornire una infrastruttura orientata a favorire processi di interazione sociale e di creazione del sapere. Tali processi rappresentano dunque, nella loro complessità, il vero fulcro di una intera comunità accademica ben oltre gli aspetti tecnocratici della formazione.