AutoriFabio Guarrera, ARTURO BLANCO HERRERO, RICCARDO BALLARIANO, GIANLUCA MAGNASCO, SALVATORE PUCCIA, FRANCESCO RAGUSA, FEDERICA PISCIOTTA, ELENA LIPARI, MANUELA ODDO, ROSA MARIA PALAZZOLO, GAETANO VICARI
AteneoUniversità degli Studi di Palermo
Anno2024
Un’ipotesi di restauro urbano
- Tipologia
- Edificio pubblico
- Ambito
- Composizione architettonica
- Committenza
- ProArch - Call for Project
1. Descrizione
Gli interventi urbani sollecitati da esigenze di riqualificazione estetica e funzionale pongono tal volta, soprattutto nei casi di aree collocate tra centro e periferia, due ordini di problematicità progettuale: da un lato la necessità di “risanare” la forma urbana di porzioni di città, attraverso la risoluzione degli aspetti conflittuali legati alle configurazioni morfologiche, tipologiche e volumetriche dello stato di fatto; dall’altro, l’esigenza di enucleare gli elementi del linguaggio architettonico al punto da riuscire a controllare, con esatta consapevolezza, il rapporto tra le caratteristiche figurative del “nuovo” e quelle “già date” delle preesistenze ambientali. Emergere insomma la necessità di stabilire una dialettica compositiva che si colloca in bilico tra invenzione architettonica e risanamento dell’immagine della città: un “restauro urbano” basato sull’ascolto e sulla interpretazione dei dati fisici riconoscibili nella cultura spaziale del luogo, descrittivi dei processi di “sedimentazione”, “variazione” e “stabilizzazione” dei codici linguistici formatisi nel corso del tempo in una determinata area.
Nella condizione mediana ed osmotica dovuta alla posizione intermedia tra nucleo storico e periferia diffusa, risulta in definitiva necessario acquisire, per poterne poi ottenere una sintesi interpretativa finalizzata a ridurre lo “scarto di immagine” tra i diversi ambiti della città, sia i caratteri essenziali percepibili nello spazio pubblico del tessuto antico e consolidato1; sia le peculiarità distintive della città contemporanea, i cui connotati risultano invece riconoscibili nel rapporto tra l’uniformità volumetrica imposta dai regolamenti e l’anarchia stilistico-formale degli edifici. Il progetto che proponiamo per la Conca di Perugia verifica le suddette considerazioni teoriche preliminari. A prescindere dal programma funzionale e dai “bisogni” evidenziati della call for project si è infatti cercato di eseguire un’interpretazione critica dei codici linguistici della città, soffermandosi non solo sull’area di progetto, ma estendendo il ragionamento e lo sguardo sui “modelli di identità ambientale”2 riconoscibili nel centro e nella periferia di Perugia, chiamati ad “addensarsi” e “stabilizzarsi”, per l’appunto, nell’area della Conca.
Tre sono le questioni problematiche poste a fondamento del progetto: la prima è relativa alla risoluzione dei problemi morfologici dell’area; la seconda riguarda l’interpretazione del linguaggio degli edifici universitari costruiti da Giuseppe Nicolosi nella Conca e di quello adoperato da Aldo Rossi nella costruzione della vicina Piazza del Bacio; la terza si riferisce infine all’analisi conoscitiva della vegetazione arborea e allo studio delle qualità materico-paesaggistiche che identificano l’immagine delle fasce di costa del promontorio perugino.
Risoluzione dei problemi morfologici
In riferimento alle criticità della forma urbana dell’area in oggetto e al programma funzionale suggerito dal dossier si propongono le seguenti azioni progettuali:
- Unificare con una nuova pavimentazione e alberature lo spazio pubblico della Conca attraverso l’eliminazione dell’attuale “tripartizione” imposta dalla successione degli spazi corrispondenti alla copertura della Biblioteca di Giurisprudenza, al Piazzale del parcheggio davanti il Dipartimento di Matematica e a quello alberato prospicente ai Dipartimenti di Scienze Politiche ed Economia;
- Eliminare il parcheggio di superficie e l’edificio della mensa (spostandone entrambe le funzioni nel basamento) e disporre un lungo portico, una rampa e una scalinata che conferiscono porosità e monumentalità all’immagine urbana di quella che potrebbe essere denominata la Nuova Piazza dell’Università;
- Costruire una torre adibita a Casa dello Studente con una caffetteria pubblica e un’aula studio negli ultimi tre piani “estrudendo” l’attuale edificio in cui si trova l’aula a gradoni del dipartimento di Economia (di cui viene mantenuta la funzione);
- Aprire dei passaggi pedonali: a est attraverso la realizzazione di una nuova porta sull’antica cinta muraria in corrispondenza della piazza ricavata sul tetto della Biblioteca di Giurisprudenza; a nord attraverso la realizzazione di una nuova passarella pedonale che collega il piano di imposta dell’edificio del Rettorato con la caffetteria della torre; e a ovest della Conca mediante una nuova cordonata tra la fine degli edifici che delimitano lo spazio pubblico e via Alessandro Pascoli così da poterne migliorarne l’accessibilità generale.
Aspetti linguistici e figurativi
Il problema della relazione tra i nuovi volumi proposti e i caratteri ambientali esistenti è affrontato sia in riferimento agli edifici progettati da Giuseppe Nicolosi, sia in relazione al progetto del complesso architettonico di Piazza del Bacio, realizzato da Aldo Rossi tra il 1983 e il 1988.
La torre per abitazioni studentesche con caffetteria e aula studio si confronta con gli edifici di Nicolosi al punto di apparirne una “citazione diretta”. Essa infatti continua la cortina muraria esistente ripetendone i materiali, i rapporti delle bucature e la partizione geometrica dei telai degli infissi. Si distingue invece dagli edifici che delimitano il piano della Conca per l’altezza generosa ad essa assegnata, che gli permette di dialogare con l’edificio del Rettorato e con Palazzo Murena di cui rievoca le tonalità materiche e chiaroscurali.
Per quanto riguarda il dispositivo del portico che collega il piano della Conca con via Alessandro Pascoli offrendo sulla stessa strada una nuova immagine della “città degli studenti”, il progetto ipotizza di avvalersi di un elemento che appartiene al paesaggio urbano perugino ma che è collocato a maggiore distanza rispetto agli edifici di Nicolosi. Ci riferisce al sintagma estrapolato dal prospetto principale del Centro direzionale di Fontivegge (meglio noto come Palazzo Broletto) di Aldo Rossi utilizzato, attraverso un processo di stilizzazione figurativa, come elemento generativo della forma linguistica e della struttura spaziale del portico. Oltre a tale sintagma, altri elementi architettonici rossiani “si trasferiscono” trovando “disposizione” sulla nuova piazza, come ad esempio il timpano di copertura della scala di collegamento con il parcheggio e la mensa, il cilindro per la riserva idrica, la fontana monumentale. Come per l’edificio della torre, anche per il portico e per gli elementi dello spazio urbano l’ipotesi è insomma quella di citare allusivamente alcuni sintagmi architettonici contemporanei presenti nel paesaggio urbano di Perugia così da poterne favorire la diffusione e la stabilizzazione linguistica.
Aspetti paesaggistici e naturalistici
Al pari delle architetture, anche le alberature che caratterizzano il piano della Conca e i declivi laterali della città hanno contribuito, con la loro immagine, a definire il progetto. La “citazione allusiva” non è infatti solo usata per gli edifici ma anche per la scelta delle essenze arboree piantumate nel piano dello spazio pubblico. In tal modo, la piazza, il cui disegno della pavimentazione richiama la proiezione della disposizione degli alberi nello spazio, stabilisce una relazione paesaggistica e ambientale con l’intorno, fissandone un rapporto armonico e “di continuità”. La scelta delle essenze da piantumare è stata effettuata sulla base del censimento degli alberi monumentali presenti nel centro storico di Perugia3. Si è insomma deciso di piantare delle essenze (solo per citarne alcune: roverella, leccio, pioppo, cedro del Libano, abete rosso, ippocastano, cipresso, ecc) che hanno dimostrato di poter sopravvivere nel paesaggio perugino anche per centinaia di anni.
Conclusioni
Da quanto finora esposto risulta evidente come la proposta progettuale sia stata condizionata da taluni elementi che configurano l’identità ambientale del paesaggio perugino.
Si ritiene dunque in conclusione necessario sottolineare che la nuova immagine urbana proposta per la Conca non nasce da dati aprioristici, quanto piuttosto dal risultato di un procedimento di interpretazione e composizione che “trasfonde”, nel progetto, alcuni dati formali raccolti nelle caratteristiche ambientali dell’intorno.
Ne deriva un assetto finale (dello spazio pubblico) e un linguaggio (dei nuovi edifici) “allusivamente permeati” da tutta una serie di elementi “tipici” che rappresentano l’essenza unica e irripetibile del paesaggio urbano di Perugia. Un paesaggio che, essendo geneticamente diverso da quello di altri paesaggi, richiede un “restauro urbano” specifico e singolare.
2. Riferimenti teorici
1 Queste ultime quasi sempre legate, come ha fatto notare Leonardo Benevolo, al binomio “libertà volumetrico-compositiva del costruito”/“omogeneità del suo linguaggio architettonico”.
Cfr. Leonardo Benevolo, La fine della città, Roma-Bari, Laterza.
2 Per un approfondimento su questo tema si veda l’interessante saggio di Paola Coppola Pignatelli, I modelli di identità ambientale, in I.D., “L’identità come processo.
Cultura spaziale e progetto d’architettura”, Officina Edizioni, pp. 214-221.
3 Si veda il documento allegato alla Delibera della Giunta del Comune di Perugia del 19.07.2017 con allegato l’elenco degli alberi monumentali consultabile al link: https://ambiente.comune.perugia.it/Home/Dettaglio/b7019373-b953-4920-aaa1-7abfa6f169b6